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INFAMIliari
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INFAMILIARI

STORIE DI VITTIME E CARNEFICI

PRESENTAZIONE DELL‘AUTRICE

Il contenuto di questo libro: INFAMIliari, è una raccolta di racconti che riguardano vicende familiari e parentali. Alcune storie si svolgono nell’ambiente di lavoro. Tutte animate da bassi sentimenti, poichè emergono gli aspetti negativi della natura umana: meschinità, avidità, ipocrisia, manipolazione, malvagità e tradimenti. L‘atteggiamento più ricorrente che si riscontra in queste pagine è che i carnefici fanno di tutto per apparire vittime, cercando solidarietà e seminando il discredito nei confronti delle loro vittime, additate come colpevoli. Alcuni racconti sono inventati, mentre la maggior parte è reale. Tutte le storie sono accomunate da un filo conduttore: le azioni di tali individui sono determinate dai medesimi moventi, che caratterizzano gli esseri umani più involuti. Alcuni protagonisti delle storie descritte rivestono il ruolo di vittime, altre invece di carnefici, ma molte volte i protagonisti, inconsapevolmente, sono vittime e carnefici contemporaneamente. Ho raccolto diverse testimonianze di persone che hanno voluto mantenere l’anonimato. La vera natura di ogni essere umano si può conoscere a fondo soltanto quando viene messo nelle condizioni di cedere alle proprie debolezze. Per fare una vera conoscenza con una persona, basta farci un viaggio insieme. La frase "L'occasione fa l'uomo ladro" la trovo imprecisa, perchè dovrebbe essere: "L'occasione fa scoprire, mettendo alla prova se l'uomo è un ladro". Se così non fosse, infatti, tutti gli esseri umani avrebbero l'indole del ladro, invece esistono anche le persone oneste. Di conseguenza, quest'ultime, dinanzi all'occasione di poter rubare, non si compromettono. Statisticamente è dimostrato che la maggioranza dell'' Umanità è costituita da individui senza acume, facilmente manipolabili, con poco intuito, prive di capacità critiche.

L'autrice

„In natura non esiste niente di così perfido, selvaggio e crudele, quanto la gente normale“.

Hermannes Hesse

CONSIDERAZIONI DELL’AUTRICE

Chi fa questo tipo di denunce, si aspetterebbe che servissero a far riflettere i responsabili sui loro comportamenti errati, mentre nella realtà, puntualmente sono gli stessi responsabili a recitare la parte delle vittime. Chi lotta contro l’ingiustiza, viene considerato pericoloso da parte di chi pratica la scorrettezza. Raccontare la versione veritiera dei fatti secondo un superficiale giudizio, potrebbe sembrare un modo di fare vendetta. La verità però non è mai offensiva per chi abbia la coscienza a posto, semmai può risultare scomoda, come lo è per taluni la giustizia.

COMMENTO DEL PROF. FRANCESCO BELLANTI

Mai mi sono imbattuto in un libro così crudo e così vero: e l’impatto è molto forte per chi ha nel complesso una vita serena e, diciamo, “normale”. Ma la realtà non è solo quella che noi viviamo, è anche quella degli altri. Anche le esperienze narrate dagli altri non si distaccano da quelle vere, perché, in fondo, la nostra narrazione procede sempre dall’esperienza reale. Questo libro mi fa pensare a Franz Kafka, al confine così instabile e fittizio tra la realtà esterna e quella vissuta nell’interiorità, che in fondo è una trasformazione allegorica, una metamorfosi, dei nostri sogni, delle nostre pulsazioni più profonde. Sto parlando della poetica del realismo magico, dove la realtà si veste di sogni e i sogni di realtà. Ma questo libro mi fa pensare anche a Machiavelli, al suo pensiero sulla natura umana, che non cambia mai, una natura cattiva, meschina, egoista, avida, e per questo terribile, che a lui certo consente di fondare la sua formidabile scienza politica, ma che a noi dà scoramento e un grande senso di frustrazione.

Francesco Bellanti, scrittore, poeta, saggista.

Commento di Angelo Vella

In quest’ultimo lavoro, dal titolo “INFAMILIARI”, l’autrice racconta storie di piccoli e grandi drammi familiari e parentali, descrive la natura conflittuale che caratterizza le tali relazioni e lo fa in modo diretto e crudo. I racconti ispirati dalla fantasia o prendendo spunto da fatti vissuti in prima persona o da altri. Storie in cui i protagonisti accecati dalle proprie visioni e passioni personali mettono in atto azioni e comportamenti verso i propri familiari o parenti al fine di un tornaconto personale, di prevalere a vario titolo o semplicemente superficiale. La conseguenza di questi comportamenti generano in chi li subisce, prima un senso di stupore e di incredulità, poi in risentimento e rabbia, che, in mancanza di dialogo al fine di un chiarimento, si trasformano in desiderio di rivalsa. La reazione degli offesi, con l’adozione di comportamenti difensivi e sgraditi verso coloro a cui prima era diretto il solo risentimento, senza mettere in atto alcun dialogo, essendo vittime dell’orgoglio, danno origine ad una serpeggiante conflittualità, espressa attraverso critiche, giudizi, fino alle maldicenze. La mancanza di comprensione e dialogo conduce ad una sorta di processo di azione/reazione che sfocia nell’incomprensione, nel risentimento e nell’evitare e isolare i legami parentali. In questo turbinio conflittuale, di rimuginazione, i vari personaggi, vittime dell’orgoglio, vengono trascinati nel vortice del livore, fino alla cattiveria, perdono la possibilità di dialogo franco e chiarificatore che possa riaprire la strada ad una armonia familiare. Nelle relazioni familiari o parentali, quando si insinuano gli interessi e passioni egocentriche, orgoglio, invidia e desiderio di dominanza, viene meno quello della mediazione, della comprensione e della fratellanza. L’augurio è che queste storie, rappresentative di una parte dell’assurdo fardello di sensazioni ed emozioni negative, che albergano nei cuori e nella mente degli esseri umani, possano essere da stimolo per lasciarcele scivolare di dosso e riassaporare i sentimenti e l’amore che lo sguardo di un bimbo ci trasmette.

Angelo Vella

COMMENTO DEL PROF. ANDREA GARDU

Ho dato uno sguardo alla bozza chei hai mandato: interessante. Da approfondire. Devo aggiungere che non ho nessuna esperienza da raccontare, perlomeno non con quelle caratteristiche che tu hai richiesto. La mia vita è stata profondamente serena, sempre circondata da un vero affetto da parte dei familiari, non compromessa da situazioni drammatiche, né tantomeno pericolose. ...tuttavia è per me molto importante conoscere le situazioni vissute da altri per approfondire le mie conoscenze antropologiche e, se non altro, per farle mie con un po' di empatia e sentirmi più vicino alla vita vissuta dalla gente. In mancanza di esperienze vere, riconosco come valide anche quelle romanzate perché ricalcano quelle vere.

Prof. Andrea Gardu

COMMENTO DI FILIPPO TIMPANARO

Per ciò che ho potuto comprendere riguardo a questo libro dell'autrice ed amica Olga, ha raccolto delle testimonianze di esperienze vissute realmente. E ciò ha comportato sicuramente un grande lavoro da parte sua. Ed è ammirevole la dedizione nel cogliere tutte le sfumature che emergono nel comportamento privato umano in questa società, per certi versi apparentemente sana. Su questo libro mi viene in mente Luigi Pirandello: "Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti". A mio avviso il lavoro fatto dall'amica Olga Serina, in questo libro e nella sua vita quotidiana di cui nutro grande stima per la sua grande umile umanità, sono certo che sarà uno strumento di utile riflessione per il lettore. Congratulazioni per il tuo coraggio e dedizione amica Olga

Filippo Timpanaro

Filippo T RECENSIONE DI ANNA TRUDA

Il titolo del libro INFAMILIARI è già di per sé espressione di una realtà tangibile, comune a molti (se non a tutti). Caratterizzata da lotte, dissidi e prevaricazioni di ogni tipo. Erigersi al di sopra di tali conflitti diviene un lavoro di maestria nello schivare i colpi e nel tessere strategie di difesa all’interno della feroce giungla del parentado, o dell’ambito sociale in cui si vive.

Anna Truda

COMMENTO DI GASPARE ALOTTO

Trovo il contenuto di questo libro molto attuale e ricco di spunti. Mi è piaciuto, infiniti complimenti. Bravissima.

Gaspare Alotto.

COMMENTO DI G. L S

Un mio commento breve, ma molto significativo al libro della scrittrice Olga Serina: INFAMILIARI. Trovo il contenuto di questo libro di grande appartenenza a chi ha vissuto, in prima persona, le medesime situazioni. Ho estrapolato da tutto il contenuto del libro una frase, che rende pienamente l'idea: "Chi fa questo tipo di denunce si aspetterebbe che servissero a far riflettere i responsabili sui loro comportamenti errati, mentre nella realtà, puntualmente, sono gli stessi responsabili a recitare la parte delle vittime. Chi lotta contro l'ingiustizia viene considerato pericoloso da parte di chi pratica la scorrettezza" G. L S

COMMENTO DELLA PROFESSORESSA SILVA LA ROVERE

Nell' ultimo capolavoro di Olga Serina "Infamiliari", sono descritti e sviscerati i conflitti che caratterizzano le famiglie di cui tratta. I drammi che si consumano all' interno sono certamente uno spunto di riflessione per il lettore che divora incessantemente ogni pagina del libro! Le relazioni umane, si sa, sono delicate e talvolta contorte così come i personaggi descritti nella storia, i cui comportamenti sono spesso dovuti al dolore subito, alle offese ricevute che hanno accecato i loro sentimenti. Le emozioni sono molteplici e la gelosia sembra essere il sentimento più velenoso che si insinua tra le righe. C'è un ego imperante che spazza ogni sorta di solidarietà e unione che dovrebbe invece prevalere tra i familiari. Tutto questo, però, ci spinge a riflettere su come trasformare il veleno in medicina e distribuire comprensione alle persone "care" che ci fanno del male.

Silva La Rovere

VERITA‘ COME DIFESA

In una comunità, raccontare la verità, per una persona corretta che subisce delle ingiustizie, significa difendere la giusta versione dei fatti accaduti, dato che chi ha prevaricato, abusato e commesso atti indegni, farà di tutto per nascondersi dietro menzogne e calunnie, attraverso cui cercherà sempre di far risultare colpevole chi è stato invece la propria vittima.

LAUDI I‘ FORA E TRIVULI I’ CASA

(Osannato in società e tiranno in famiglia)

Ci sono tante persone che in Società appaiono brillanti, altruisti, disponibili e piene di tante qualità umane, ma che nell’ambito privato perdono ogni carisma e si manifestano all’esatto contrario. Questa tipologia di individui è affetta da doppia personalità, dato che nel loro ambito familiare possono diventare tiranni, egoisti e prepotenti. Ad eccezione di chi agisce in funzione di ideali, le passioni umane gravitano attorno al sesso, al potere e ai soldi. Tante persone che si vogliono vendere bene, ma che allo stesso tempo valgono poco, quando parlano, fanno sempre riferimento a grandi ideali o personaggi esemplari. Quanto più sono distanti da quegli stessi modelli a cui dichiarano di ispirarsi, tanto più amano farli sembrare propri nei loro eloqui e nelle discussioni.

LE STREGHE

Le vere streghe non sono quelle delle favole, o coloro che esercitano riti magici. Possono essere donne di bell' aspetto, con la voce suadente, che ispirano fiducia. Le streghe possono essere donne separate dai mariti che mettono i figli contro il padre per pura vendetta. Sono capaci attraverso la manipolazione di fare odiare loro il proprio genitore preso di mira, fino a farlo morire dal dispiacere. Le streghe sono quelle donne che per avidità fanno separare i mariti dalle mogli, o far dividere i genitori dai figli per accaparrarsi l' eredità. Sono quelle donne che sono in grado di insinuarsi come serpenti nelle famiglie, da perfette usurpatrici. Sono coloro che attraverso la maldicenza riescono a distruggere la reputazione altrui, per poter apparire migliori. Le streghe si possono incontrare nella parentela, nell' ambiente di lavoro, nelle Istituzioni, nella politica. Si camuffano tra le persone per bene. Sono maestre della menzogna, della falsità, dell' arte di suggestionare. Le streghe non danno segni di ravvedimento, perché non hanno una coscienza, o perché hanno venduto l' anima al diavolo. Le streghe sono quelle che non hanno pietà per i propri genitori anziani e li abbandonano. Sono quelle docenti che esercitano violenza fisica o psichica sui bambini. Sono quelle infermiere che per denaro sono disposte ad uccidere i pazienti negli Ospedali. Il loro destino però sarà segnato quando sarà la verità a condannarle e si sentiranno impazzire, perché non sopporteranno di essere riconosciute per quello che realmente sono. Le streghe perderanno il loro potere quando quelli che erano stati ingannati, non si fideranno più di loro, ma la loro natura non si smentisce mai e proveranno ad ingannare chi non le conosce ancora. Lo stesso vale per gli uomini, i corrispettivi delle streghe si possono definire: „orchi“ o „bruti“.

DUE PREDE FACILI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

  Sonia e Marina sono due prede facili. La prima molto anziana è di indole poco avveduta, la seconda, malata psichiatrica grave. Intorno a loro si aggirano tanti avvoltoi intenti a divorarne ogni sostanza, ma visto che a poca distanza esiste la figlia che ha tutte le buone intenzioni e il dovere di tutelare mamma e sorella, sarebbe necessario per questi sciacalli tenere lontano più possibile quello che per il loro intento sarebbe di impedimento, per cui non mancano di infangarla con maldicenze e di annichilire la sua immagine, descrivendola come quella di un mostro agli occhi di Sonia e Marina. Silvana ha sempre creduto che le motivazioni principali dell’ostilità di Anna nei suoi confronti siano l’invidia e la gelosia e che gli interessi economici siano marginali, ma col tempo, analizzando bene tutti i dettagli della storia, si rende conto sempre di più che il motivo predominante della condotta di Anna è invece l’avidità, ovvero il suo forte desiderio di ricevere un’importante somma a titolo di donazione o eredità dalla zia Sonia. Sin da giovane Sonia non si accorgeva né prima, né dopo, quali fossero le persone che volessero approfittare della sua poca avvedutezza. Anna, avendo scoperto che la zia ha un debole per lei, a differenza degli altri nipoti, mima un affetto speciale e una forma di vicinanza, coltivata però soltanto attraverso il telefono, una specie di affetto smart working. Per far giungere a compimento i suoi piani, Anna avrebbe bisogno che sua zia non solo detesti la figlia Silvana, ma arrivi persino a ripudiarla. Anna si accanisce più di prima contro sua cugina dopo che lei aveva denunciato per appropriazione indebita fra Carmelo, un millantatore, ciarlatano, poiché Anna a quel punto si sentiva minacciata per via della forte complicità che lei aveva col finto frate ( di cui si era invaghita Marina) complicità che si estendeva ad Ines, amica di Sonia e di Marina e di conseguenza con l’avvocato disonesto, quello che Anna aveva fatto subentrare al precedente, di su iniziativa, dato che la zia anziana non era stata in grado di opporsi. Intanto la parentela, essendo stata ingannata da Ines e da Anna, attraverso le maldicenze, arriva a credere che Silvana non si occupi della madre e della sorella malata. Di conseguenza Silvana, oltre alla sofferenza per la malattia della sorella, deve anche sopportare queste calunnie. Anna però non fa caso che Sonia ha una natura molto diversa, benché condividano molti aspetti del carattere, a differenza sua, la zia non è capace di provare passioni molto forti, sia nel bene che nel male. In pratica Sonia non è e non arriverebbe mai ad essere cattiva quanto lo sia lei. Sonia si rende conto delle trame di cui era stata vittima solo quando la figlia prende in mano la situazione in seguito all’incarico tutelare, dimostrando con la sua presenza e la sua dedizione che solo lei è la persona di cui può fidarsi e su cui può contare. Anna aveva sempre pensato che sua zia fosse smaliziata almeno quanto lei, ma lei non lo era quasi per niente. Questo errore di valutazione da parte di Anna iniziò a minare l’esito del piano, che poi fallì del tutto quando vide che sua zia molto anziana era ormai amministrata dalla figlia. Anna non aveva messo in conto che tutto ciò che sarebbe dovuto rimanere un segreto tra loro due, proprio per la natura ingenua di quest’ultima, ogni segreto veniva alla luce, quindi Sonia in passato era arrivata a confidare alla figlia che sarebbe stata sua intenzione formalizzare un testamento in cui poter destinare una consistente somma alla nipote preferita, Anna. Non era un caso se Sonia e Marina dicevano a Silvana che in futuro avrebbero desiderato l’avvocato (disonesto) come amministratore di sostegno, pur pagandolo e non Silvana (che lo avrebbe fatto gratuitamente) altrimenti Ines non si sarebbe più fatta vedere e loro avevano il terrore che lei si allontanasse da loro. Per questo motivo Ines se ne approfittava. L’avvocato disonesto avrebbe continuato a permettere di far prosciugare dai truffaldini di turno sia il conto di Sonia che il conto di Marina. In verità Marina e Sonia erano state ormai suggestionate da queste persone, che per raggiungere il loro diabolico scopo, erano state capaci di distruggere il legame affettivo tra loro e Silvana. Lo stesso aveva fatto il frate millantatore, che sperava di contraffare tutti gli altri assegni che aveva rubato a Sonia, se non fosse subentrata Silvana come amministratore di sostegno e lo stesso piano diabolico aveva Anna, ambire all’eredità della zia. La sua forza si fondava sulle bugie di Ines, protocollate come verità, che Anna a sua volta arricchiva con altre bugie aggiunte. Anna, per una questione di avidità pura, oltre alla gelosia e invidia nei confronti di Silvana, conoscendo la generosità della zia, aveva fatto una guerra sovvenzionata dalla stessa zia, per tenere lontana Silvana e in cui la zia stessa ne usciva danneggiata. Per non parlare di Marina che peggiorava dal punto di vista mentale. Soltanto quando finalmente Silvana fu nominata amministratore di sostegno della madre e della sorella, il piano di Anna, di Ines e del frate millantatore fallì e tutti si dileguarono. Anche Sandro, il cugino di Silvana, rimasto deluso perché ambiva a convivere con Luca, il figlio problematico di Silvana (non certo per ragioni caritatevoli) quando gli altri avevano perso la loro battaglia, anche lui si volatilizzò, rendendosi conto che ormai la sua sporca storia era diventata di dominio pubblico e i suoi genitori si erano eclissati seguendo le sue orme. Molte volte nelle famiglie si innescano questi fenomeni, dove si aprono guerre per questioni di interessi, ma sarebbe impensabile come mai questa ambizione possa scaturire in una nipote. Con quale pretesa Anna pensava di poter ricevere l’eredità o anche una parte della stessa, se la zia anziana aveva due figlie e due nipoti? Con quale titolo? La stessa pretesa aveva Ines, anche lei estranea, aveva propositi identici. Lo stesso intento l’aveva il frate millantatore, ma dopo la denuncia sparì dalla scena. La cosa più sconcertante di questa triste vicenda è che Anna, Ines, Sandro e i suoi genitori, pur dinanzi all’evidenza del grave reato commesso dal finto frate, in attesa dell’agognata sentenza, continuavano a difenderlo e a sostenerlo. Evidentemente erano tutte persone della stessa pasta. Non esistevano altre spiegazioni. Anna a suo modo aveva architettato un piano perfetto per escludere dalla scena sua cugina, considerata come rivale, pensando di annientarla come farebbe un predatore con la sua preda, ma avendone sottovalutato le risorse, alla fine si ritrovò ad essere lei la preda in fuga. Tutte le persone che non hanno valori e quindi non conoscono il rispetto umano, considerano i soldi come unico valore della loro vita e per i soldi sarebbero disposti a tutto.

  TRAME, GATTI E STREGHE

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Lina, un'aristocratica signora, rimasta vedova, viveva con i suoi gatti in una bella villa ai piedi del Monte Bianco. Loredana, l'unica figlia, si era trasferita da diversi anni in Svizzera per motivi di lavoro, dove mise su famiglia. Gli anni passavano e Lina invecchiava, sperando in cuor suo che sua figlia si trasferisse con la sua famiglia dalle sue parti. Ma ciò non fu mai possibile per via del lavoro. Lina aveva una nipote, Genoveffa, a cui era molto legata. Anche lei per motivi di lavoro si era trasferita in Francia, ma quando andava in Italia veniva sempre ospitata dalla cara zia, dato che lei aveva venduto la casa dei suoi genitori. Finchè questa situazione andò avanti, apparentemente esisteva un buon rapporto anche con sua cugina. Se non che sopraggiunse un aggravamento dello stato di salute della zia, al punto che la figlia si sentì in dovere di farla trasferire vicino a sè per occuparsi di lei. Per Genoveffa questa non fu vista come una scelta inevitabile e necessaria per il bene della zia, ma piuttosto come l'usurpazione di un suo diritto ormai consolidato: quello di avere a disposizione una casa vacanza per l'Estate. La nuova residenza riservata a Lina in Svizzera non avrebbe avuto tutte le comodità di cui disponeva la casa in Italia, che adesso sarebbero stati quelli minimi per l'abitabilità. Nella villa in italia, due dei tanti locali erano riservati ai tre gatti. Al tempo che viveva in Italia, Lina ripeteva di tanto in tanto che fin quando sarebbero vissuti i suoi gatti, lei non si sarebbe spostata da quella casa. Senza considerare la tappezzeria ridotta a brandelli e la sporcizia che lasciavano in giro. Lina ormai vedeva imminente e inevitabile il suo trasferimento vicino alla figlia e immaginava che insieme a lei si sarrebbero trasferiti anche i suoi gatti. Loredana però sapeva che quel desiderio sarebbe stato irrealizzabile, perchè avrebbe dovuto fare una scelta dolorosa, ma necessaria: regalò i gatti ad una famiglia che aveva anche un terreno con altri animali. Da quel momento Genoveffa, come se fosse una componente di quella famiglia, si prese tante brighe che non le spettavano. Iniziò a sentenziare giudizi e condannare le scelte di Loredana , definendola cattiva e crudele, per aver regalato i gatti. In verità nel passato, Lina, per i motivi più disparati, si era già liberata di tanti gatti, senza interpellare nessuno, con modalità non certo appropriate: una cucciolata indesiderata affidata a un conoscente e fatta volare giù da un ponte, una gatta che infastidiva i vicini quando andava in calore, per questo allontanata a tanti chilometri di distanza e poi un gatto dal pelo lungo a cui dei ragazzi dispettosi avevano rovinato il pelo bruciandolo in un punto, Lina non sopportando l'inestetismo dell'animale, aveva preferito sopprimerlo con una pillola letale. In quella casa ne erano passati di gatti e non per tutti il destino era stato fortunato, ma guarda caso nessuno se ne era mai dispiaciuto! In fondo questi ultimi gatti avevano solo cambiato padrone, però per Genoveffa serviva un appiglio per potersi scagliare contro sua cugina. Ma Genoveffa non si fermò ai gatti! Andava dicendo in giro che Loredana, all'insaputa di sua madre, usava i suoi soldi per ristrutturare la villa che poi sarebbe stata adibita a casa vacanza per l'Estate. Dopo un po' inventò che Loredana affittasse la villa della madre a sua insaputa. Insomma non sapeva più come continuare ad infangare la reputazione di Loredana, ma lei ancora non era al corrente di queste illazioni e continuava a voler bene a sua cugina. Dopo un po', Genoveffa aveva sparso in giro la voce che Loredana non andava mai a trovare la madre anziana, per quanto abitasse vicino a lei. Tutte pure illazioni. In realtà Lina si lamentava della figlia perchè non sopportava di essere aiutata da lei, dato che voleva sentirsi ancora giovane e per questo motivo Genoveffa amplificò le incomprensioni tra la cugina e la madre. Dopo diversi anni, quando ormai Lina si era ambientata e anche affezionata alla nuova casetta in Svizzera, si trovò a scambiare due parole con la figlia e ricordando i tempi in cui Genoveffa lanciava strali e accuse sul conto di Loredana, Lina ebbe un lampo di memoria e rivolgendosi a sua figlia esclamò: "Mi sembra di capire il perchè Genoveffa mettesse tutte quelle voci in giro, manifestando odio nei tuoi confronti, dato che prima del mio trasferimento, in quella villa, lei era di casa. Non ci sarà rimasta male quando me ne sono andata da quella casa e la sua comodità è finita?"

PROFUMI E BALOCCHI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Zia Paola, nonostante la sua veneranda età, si voleva sentire sempre giovane e voleva affermare questo sentimento attraverso l'autonomia più assoluta nell'ostinazione a non farsi aiutare. Per questo motivo tante volte si trovava in disaccordo con la figlia Rossella, che consapevole delle sue esigenze, senza volere e sicuramente a fin di bene, forzava questa presunzione di autosufficienza della madre, dettata maggiormente da una percezione errata delle sue reali possibilità e dei limiti sopraggiunti con l'età, si sa che spesso sono questi i piccoli problemi di chi invecchiando, non accetta di dover fare i conti con l'età che avanza. Ma a parte questi piccoli contrasti, non si poteva dire che tra madre e figlia esistessero dei gravi problemi, ma soltanto delle divergenze derivanti da punti di vista e caratteri differenti. Geltrude, la nipote di zia Paola, conosceva benissimo questo vezzo della zia e lo assecondava sempre, per cui faceva di tutto per farla sentire sempre giovane. Quando la andava a visitare, si presentava spesso con abiti dai colori vivaci, omaggiava la parente con mazzi di fiori e inoltre non affrontava mai argomenti inerenti alla salute, a problemi e a tutto ciò che potesse determinare noia o tristezza. Per questo la zia la prediligeva tra le nipoti, per la ventata di ottimismo che le portava tutte le volte che andava a trovarla, ma più di ogni altra cosa, al di là delle stesse aspettative della zia, in mille modi la faceva sentire sempre molto più giovane di quanto realmente non fosse e ciò gratificava immensamente la zia. In questo rapporto con Paola esisteva una particolarità: era come se lei volesse competere con Rossella e ciò si intuiva dalla sua abitudine programmata di andare a trovare la zia solo in assenza di sua cugina. La differenza di approccio che c'era tra lei e Rossella nei confronti di Paola, era lampante, ma forse Geltrude non si sarebbe accontentata solo di ciò, perchè oltre alla diversità, avrebbe voluto creare una vera e propria distanza, una rivalità, come in una gara in cui bisognava eliminare l'avversario. Per questo non risparmiava critiche verso la cugina, accusandola a volte di freddezza, di distanza dalla madre e a volte di ingerenza. Ma la zia sapeva valutare ogni cosa da sè. La sua vita però per via dell'età che avanzava, era spesso costellata di problemi di salute, brevi ricoveri all'Ospedale, ma chissà perchè in tutte queste occasioni, Geltrude non era mai presente e si limitava solo a qualche telefonata, interrompendo in quel periodo le visite, dato che per tutte le necessità reali era sempre la figlia a mettersi in moto e lo faceva senza clamori e senza pubblicità, ma solo perchè era un suo dovere inderogabile. Quando Paola rimaneva da sola, aveva tanto tempo per riflettere, mettendo a confronto autonomamente queste due principali figure che le ruotavano attorno. Geltrude sicuramente a modo suo si era sempre mostrata affettuosa, l'aveva fatta ridere, le aveva fatto compagnia. Per tale motivo Paola si sarebbe sentita anche in dovere di ricambiare in qualche modo, magari destinandole un po' dei suoi averi alla fine dei suoi giorni, anche se in effetti poteva contare soltanto su sua figlia. Da quel momento in poi, come se le si fosse aperta la mente, Paola comprese a chi avrebbe dovuto riconoscere un merito, ovvero a questa figlia, malgrado le piccole incomprensioni e le differenze di carattere, era la solo persona su cui avrebbe potuto contare. Dopo una breve degenza in Ospedale, durante la quale Geltrude non si fece mai viva, ricevette dalla stessa una visita a casa, ma la zia per discrezione, non le fa neanche pesare la sua assenza. Geltrude, sempre desiderosa di competizione e confronto con la cugina, inizia a chiedere alla zia: "Ma tra me e Rossella chi è che ti tiene più allegra? Chi ti asseconda sempre e ti fa dimenticare il peso degli anni?" La zia a quel punto risponde: "Certo che sei tu quella che mi tiene allegra e mi fa sentire sempre giovane, però per tutte le reali necessità, i problemi di salute che ho e le esigenze varie, credo che l'unica persona fidata e disponibile, sia solo mia figlia Rossella. Geltrude non replicò neanche, ma facendo finta di non aver sentito, intraprese un altro argomento e si capì benissimo che da quel momento si iniziò a raffreddare in lei ogni interesse verso questa anziana zia, quindi niente più visite, niente fiori, ma qualche telefonata sempre più rara, fino a sparire nel nulla.

L' ODORE DEI SOLDI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Selly era una donna piuttosto benestante, ma velatamente avida, che però tendeva sempre a camuffare questa sua debolezza. Lei si impegnava al massimo per apparire agli occhi degli altri una persona credibile e si sapeva vendere molto bene. Per far risaltare la propria integrità, ricorreva spesso anche all'espediente sleale di far concentrare l'attenzione altrui sui difetti, o le manchevolezze di terze persone, parlandone male in loro assenza. Aveva un zia anziana, di nome Anita, vedova, con un buon reddito di pensione, curava molto le relazioni con questa parente ed essa a sua volta aveva un figlio, Jonny, che lavorava all'estero. Le condizioni di salute di zia Anita si complicarono in modo imprevedibile e così Jonny dovette organizzare precipitosamente il suo trasferimento all'estero, in un piccolo appartamento vicino a quello della propria famiglia, riservato a lei, per prendersene cura. Così il trasferimento, da preventivato senza scadenze, quale era, diventò urgente e imminente. Mentre la madre si trovava ancora ricoverata, il figlio che era arrivato in aereo, durante il suo periodo di degenza, approfittò per organizzare il suo trasferimento e si preoccupò dei preparativi, selezionando tutto l'occorrente indispensabile che a lei sarebbe servito. Dato che nella nuova residenza gli spazi sarebbero stati piuttosto esigui, quindi insufficienti, non sarebbero risultati idonei per farci vivere anche il cane di grossa taglia. Certamente questa scelta di lasciare il cane, sarebbe stata dolorosa e sicuramente non gradita dalla madre, per cui tale spiacevole decisione, Jonny la prese autonomamente, promettendosi di far comprendere il perché alla madre in seguito. Regalò il cane ad una famiglia di sua conoscenza, con cui la madre non aveva avuto contatti, i quali furono ben lieti di prendersene cura. Jonny, pur immaginando il dispiacere di sua madre per tale distacco, ad un certo punto, dovendo scegliere e considerando quale fosse invece il problema più importante da affrontare, prese da solo la decisione difficile, ma inevitabile. Selly, che in passato contava sulla distanza della zia da suo figlio, da un giorno all'altro vide compromettersi la possibilità che lei aveva sempre avuto, quella di coltivare il rapporto da vicino con questa zia, di cui conosceva la generosità e da cui con molta probabilità si sarebbe potuta aspettare anche qualche donazione, mentre era ancora in vita, considerate le sue possibilità. Non potendo più frequentare la zia, per coltivarne i favori, iniziò a consumare la sua guerra fredda, a distanza, per conservare il suo posto di privilegio nel cuore della zia Anita, ma lo fece in un modo piuttosto sleale, intuendo che attraverso la vicinanza, si sarebbe sicuramente rafforzato il legame già esistente tra madre e figlio, che più che come un parente, lei vedeva come un competitore, per cui fece di tutto per comprometterne la reputazione agli occhi della madre, ricorrendo anche ad ogni mezzo, pur di farlo apparire come figlio indegno. Quando Selly si accorse che la faccenda del cane non era più sufficiente a tenere viva l'ostilità verso il cugino, rincarò la dose, inventando altre accuse, ovviamente ancora senza fondamento. Proprio contro di lui iniziò a diffondere le calunnie più improbabili e infamanti, tra cui le sue ipotetiche intenzioni malefiche, come la segreta intenzione di rinchiudere la madre in un ospizio e l'infamante accusa di averle da sempre e sistematicamente sottratto soldi, ovvero tante trame e inganni che lui avrebbe sempre ordito ai danni della madre. Con questa azione demolitrice, per un lungo periodo, Selly arrivò a suggestionare sia i parenti, che la stessa zia, compromettendo le sicurezze e la fiducia che quest'ultima riponeva nei confronti del proprio figlio. L'azione di Selly, mascherata sempre di finte premure per la zia, aveva semplicemente il valore di pura ingerenza, una vera e propria interferenza con la famiglia di Jonny, che da parte sua e per sua natura, non aveva mai avuto l'abitudine di mettere il naso negli affari di altre famiglie della parentela. Si dà il caso però che Selly, in virtù della fiducia che godeva, tutto ciò che usciva dalla sua bocca, veniva immediatamente accolto da diversi soggetti come oro colato, un distillato di verità. Tutte quelle rivelazioni, allo stesso tempo, non avrebbero avuto alcuna possibilità di verifica, dato che i destinatari vivevano lontano e prendevano tutto per buono, rendendosi automaticamente complici e sostenitori delle stesse infondate calunnie. Persino quando la madre di Jonny ebbe modo di ricredersi in merito a tutte le fandonie inventate a carico del figlio, taluni parenti, forse per convenienza, o forse per orgoglio, perché ormai troppo immedesimati nel loro ruolo ostile, non vollero arretrare rispetto ai loro preconcetti e sospetti ormai acquisiti, che nutrivano a carico di Jonny, facendo anche fatica a ricredersi, persino di fronte a prove inequivocabili, continuavano anche in seguito a coltivare congetture malefiche, o dubbiose sul conto dell'interessato. Come si sa, dopo vicissitudini, trame e bugie, infine è sempre la verità a venire a galla, per cui questa zia, per un po' di tempo manovrata, un po' impressionata, comprese che al di là di tutte quelle suggestioni montate artatamente, era sempre suo figlio la persona su cui avrebbe potuto contare. Il piano di Selly poi crollò all'improvviso, quando in occasione di una telefonata con sua zia, di fronte alle solite accuse e le continue critiche che era solita lanciare contro suo cugino, zia Anita la bloccò, ribadendo che invece si sarebbe sempre fidata ciecamente di Jonny, il quale si era sempre preso cura di lei, per cui poteva contare sempre e solo su di lui. A quel punto Selly, di fronte a tanta risolutezza, capì che ogni suo sforzo sarebbe stato ormai vano e da quel momento non cercò più la zia.

UNA VITA SPESA PER L' AVIDITA'

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Giacinta era una ragazza di famiglia benestante, viziata come una principessa. Non occorreva chiedere qualcosa ai suoi genitori, che loro l'accontenatavano immediatamente. Viveva in mezzo al lusso tra continui regali e abiti firmati. Il suo corredo pregiato la faceva sentire importante, come se non esistessero altri valori, oltre a quelli materiali. Giacinta non conosceva sacrifici, se non quelli degli studi. Già molto giovane ebbe in eredità una villetta dai suoi genitori ancora in vita. Per lei il matrimonio era quasi un miraggio, dato che tutti i suoi fidanzamenti non andavano a buon fine, poiché veniva puntualmente mollata. All'età di quarant'anni perde il padre in seguito ad un incidente e resta a vivere con la madre già anziana e molto sofferente. In teoria toccava a Giacinta prendersene cura, dato che la sorella si era trasferita all'estero per lavoro, ma Giacinta si dava alla bella vita, quindi pensare di occuparsi della madre anziana , era impensabile per lei e pensò di collocarla in una Casa di Riposo. Giacinta aveva un'intelligenza diabolica. Se desiderava qualcosa, la ottenava a tutti i costi. Si era messa in testa di sposare un uomo ricco e molto più anziano di lei. Il problema era che lui era già impegnato e aveva anche una figlia. Ebbene, Giacinta fece di tutto per far separare P. dalla sua amata e allora si mise d'accordo con una sua amica, un'arrivista senza scrupoli, simile a lei, accomunata dagli stessi disvalori, per costruire false prove affinchè la sua rivale risultasse una persona malvagia, falsa e pericolosa (proprio le stesse caratteristiche di Giacinta e della sua amica spietata). Entrambe fecero credere a P. che la sua donna volesse impossessarsi dei suoi soldi e che lo tradisse a oltranza. Lui, essendo una persona fragile e manipolabile, si fece suggestionare da quelle menzogne e così arrivò a separarsi dalla sua donna. Decise di vivere con Giacinta di cui si innamorò perdutamente e dopo un anno si sposarono. Giacinta iniziò a manipolarlo e lo obbligò a ripudiare anche la figlia, accusandola di avidità e di ambire alla ricca eredità del padre. All'inizio lui si contrappose al volere della moglie, ma quando Giacinta gli rese la vita impossibile, minacciandolo di non volere avere più rapporti fisici con lui, P. alla fine si arrese. A parte tutto, è naturale che l'eredità dei genitori passi ai figli. Giacinta però pretendeva di avere tutto lei, anche quella parte che non le sarebbe spettata. Così fece intestare a suo nome ogni avere del marito. Intanto la madre di Giacinta morì e in quell'occasione arrivò a litigare con sua sorella, perchè lei aveva ricevuto una parte in più dei beni, ma era anche giusto, considerato che era lei che si era presa cura di sua madre gli ultimi anni della sua vita. Ebbene, Giacinta, essendo avida e sleale, non guardò più in faccia sua sorella, perchè credeva di avere subito da lei un torto imperdonabile.

Adesso Giacinta aveva preso in considerazione l'unico zio molto anziano, G. Sperava di ricevere in donazione tutti i suoi risparmi, nonostante lui avesse una figlia. Aveva in mente una strategia: fargli credere che sua figlia fosse indegna, così da farlo allontanare da lei. Successivamente lo manipolò ad arte, essendo anche lui simile a suo marito, per poi arrivare al suo obiettivo. Iniziò a screditare sua cugina, sostenuta sempre dalla sua diabolica amica, attribuendole gli stessi gravi difetti che aveva usato per l'ex donna di suo marito e per la figlia dello stesso. Diceva che anche sua cugina era cattiva, avida, falsa e pericolosa. Lei demoliva la reputazione delle persone che voleva distruggere, attribuendo loro i suoi stessi difetti e si dà il caso che la sua maldicenza molte volte aveva successo. Il povero zio, con la mente ormai offuscata dall'età, andando contro se stesso, si fece condizionare dalla nipote, le destinò una cospicua donazione in denaro. Dopo un po' lui si ammalò gravemente e sua nipote non lo andò mai a trovare, tanto aveva ormai raggiunto il suo scopo. Fu sua figia che nonostante fosse stata messa al corrente dal padre di questa donazione impropria, non mancò ai propri doveri di figlia, cosicchè alla fine il padre si rese conto di avere dato affetto e credibilità ad una nipote malfidente e gretta.

GLI USURPATORI

Ci sono diverse persone apparentemente distaccate dal denaro e con una condotta inappuntabile, ma quando si trovano davanti alla tentazione, sono disposte a tutto, manifestando la propria disumanità e rivelandosi per quello che sono: disoneste e avide. Se inoltre glielo fai notare, mettendo in luce la verità sulla loro natura, sfuggono, ti odiano a morte e attraverso le loro calunnie cercano di screditarti.

IL LUPO TRAVESTITO DA BABBO NATALE

Parte prima

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.



Così come sosteneva Luigi Pirandello, le azioni umane nascondono spesso un secondo fine, ma per chi risultasse immune da questa doppiezza, riesce difficile immaginare con quanta facilità si possa nascondere l’inganno nelle relazioni umane. Sandro era affascinato dalle Comunità cattoliche e anche per via della pratica religiosa, gli erano riconosciuti affidabilità e rispetto. Avendo però un lavoro che lo impegnava molto, poteva permettersi di frequentare tali luoghi per lo più in occasione della Messa domenicale. Aveva stretto amicizia con un bravo predicatore, un anziano sacerdote che possedeva un forte carisma ed era forse questo il motivo per cui ne era rimasto attratto sin dal primo incontro. Si può dire che col tempo erano diventati molto amici, cosicché Sandro si ritrovò a frequentare sempre e soltanto la Comunità di quel religioso. Sandro era un giovane solitario, non incontrava amici e per quanto non fosse più un ragazzino, non sembrava essere attratto dal mondo femminile e non aveva mai avuto una ragazza. Lui viveva per il suo lavoro, che gli permetteva una vita abbastanza agiata, di tanto in tanto dedicava qualche visita ai parenti ed era sempre legato alla propria famiglia di origine. Per motivi di lavoro, si trasferì in provincia di Roma e dato che nelle vicinanze risiedeva una famiglia di suoi lontani parenti, pensò bene di riallacciare i contatti e iniziò a frequentarli. Si può dire che con questi parenti si era un po’ perso di vista già dai tempi in cui era ancora giovanotto e anche loro se lo ricordavano quando era un ragazzo giocherellone. Di tanto in tanto veniva invitato da questa famiglia composta da genitori, un bambino (Luca) e una bambina (Sonia). Forse perché generoso di natura, ogni volta che si presentava, aveva sempre le mani occupate da costosi regali per i bambini e da ogni ben di Dio per la tavola. Per questo motivo, scherzosamente gli avevano affibbiato l’appellativo di “Babbo Natale”. Dopo aver partecipato al pranzo, Sandro amava trascorrere ore intere giocando coi bambini e la cosa sembrava quasi normale, dato che nel ricordo dei due genitori, lui era sempre stato attratto dai giochi. Passavano gli anni e mentre i figli crescevano, anche i suoi regali diventavano man mano più impegnativi, ma per i genitori la spiegazione più semplice a questa abitudine era sempre che lui fosse molto generoso. Già da bambino, purtroppo si iniziarono ad evidenziare in Luca alcuni segni di disagio psichico, che richiesero il sostegno attraverso varie forme di aiuto. I genitori, preoccupati, speravano che ci potesse essere una remissione dei disturbi per come i medici promettevano, ma durante l’età evolutiva, Luca purtroppo andò incontro ad una vera e propria patologia consolidata, che lo avrebbe vincolato a una cura persistente, affliggendo la sfera psichica e malgrado le cure, avrebbe bloccato da quell'età in avanti il suo sviluppo socio – affettivo. A parte questa limitazione, che sicuramente avrebbe influito sulla sua vita futura, Luca cresceva bene ed era un bel ragazzo, intelligente, educato e tranquillo e come tutti i ragazzi, sognava di poter sposare una ragazza e avere dei figli. La frequentazione di Sandro esisteva già fin da quando Luca era ancora bambino, per cui aveva avuto modo di constatarne i problemi e la fragilità che lo interessavano. Arrivò il momento della Cresima e Sandro che non mancava di attenzioni, fu ben disposto a fare da padrino e anche questo piccolo segno di vicinanza consolidò ulteriormente la stima che questa famiglia riponeva nei suoi confronti. Una volta Sandro propose a questa famiglia la conoscenza di un suo amico prete, don Fernando, così in diverse occasioni furono invitati insieme. Era un uomo di grande cultura e incentrava la sua convinzione religiosa sul perdono. Tra Sandro e don Fernando c’era grande affiatamento e amicizia, nonché un qualcosa che andava forse oltre. Questo sacerdote dalla grande apertura mentale e dalle larghe vedute, di fronte a qualsiasi manifestazione delle debolezze umane, sembrava si volesse pronunciare sempre con atteggiamento accomodante, come se alla fine giustificasse tutto in virtù della grande Misericordia di Dio, che secondo lui avrebbe perdonato ogni cosa. Questo suo buonismo a oltranza, però non poteva che entrare prima o poi in conflitto con le ragioni stesse della giustizia e del rispetto umano, dato che nel Mondo e nella società civile in cui viviamo, è di indiscutibile importanza il rispetto delle regole con relative punizioni per chi le trasgredisse. Nel corso di uno dei pranzi domenicali, in casa di questi parenti, fu don Fernando a prendere la parola e consapevole che la proposta venisse sentita anche dai genitori presenti, si rivolse a Sandro, come se il discorso che si accingeva a fare e che riguardava quella famiglia, interessasse soltanto lui, quasi come se si trattasse di un acquisto o dell'eventuale concessione di un oggetto. Rivolgendosi a Sandro, in quel momento diede voce ad un desiderio, probabilmente tenuto sempre nascosto da Sandro medesimo e mai espresso, vuoi per via della sua naturale timidezza, o per paura di chiedere troppo. In altri termini, il sacerdote, attraverso un giro largo, parlò per bocca dell'amico, come se quell'idea fosse già stata pianificata tra loro, si rivolse allo stesso con testuali parole: “ Sandro, tu che hai una possibilità economica abbastanza agiata e quindi te lo puoi permettere, perché non porti Luca a vivere con te?” Sandro rimaneva in silenzio, forse osservando la reazione dei genitori di fronte a tali parole. Questi però rimasero gelati e allibiti da una proposta tanto balzana, quanto ambigua, che ovviamente non sarebbe stata giustificata da nessuna condizione contingente! Luca, stava già benissimo coi suoi genitori e inoltre, con quella proposta assurda, non sarebbe dovuto andare a vivere neanche in una normale famiglia, ma presso un single, assai più vecchio di lui e dalle tendenze ambigue! Quella proposta, lanciata attraverso procura, disturbò i due genitori, che per quanto mantenessero l'autocontrollo, provarono il voltastomaco, ma lì per lì non manifestarono reazioni, per quanto fosse palese che la natura di quella richiesta non era assolutamente lecita, tanto meno pulita. Avrebbero potuto reagire in maniera molto più energica, ma presi così alla sprovvista, si limitarono solo a dire no. L’episodio passò quasi senza conseguenze immediate, ma da quel momento notarono che le visite di Sandro si diradarono sempre più e senza alcun regalo, fino ad arrivare in seguito alla rottura dei rapporti, motivata da un futile pretesto. Sandro, da responsabile e potenziale colpevole quale si poteva ritenere, per vendicarsi in seguito alla sua richiesta non esaudita, iniziò invece a vestire la maschera dell'offeso, seminando anche il discredito, come una cortina di fumo difensiva nei confronti di questa famiglia, verso cui, fino a un momento prima e per svariati anni, aveva mimato rispetto e devozione. Si capiva che la sua reazione era motivata dal fallimento di un desiderio accarezzato e coltivato da lunghi anni, il cui fallimento risultava adesso insopportabile e doloroso come una sconfitta. La sua maldicenza, in seguito, coinvolse anche i propri familiari e tentò di intaccare persino la buona reputazione di cui la famiglia di Luca godeva nei confronti di terze persone e parenti.

LA VENDETTA DEI PERDENTI

Parte seconda

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.



La storia del lupo travestito da Babbo Natale è una vicenda ignobile, che susciterebbe l‘indignazione e lo sgomento in qualsiasi persona per bene e persino in quelle più reiette. Si poteva capire come fin dall‘inizio, l‘azione coltivata dal “lupo travestito” , fosse consapevolmente spalleggiata e avallata dai suoi familiari, che sicuramente aspiravano al successo di quel progetto insano del figlio, al punto che, quando il piano fallì, in seguito al diniego die genitori, come se quello negato fosse un desiderio lecito, al pari del proponente, questi si sentirono sconfitti e delusi. Tornando a considerare la vicenda, era evidente che Sandro, nell‘esprimere la sua richiesta, non badasse al particolare che quella assurda concessione a cui ambiva, non riguardava un oggetto, tanto meno un animale, bensì una persona, capace di intendere e volere, di decidere e dalla chiara natura eterosessuale, caratterizzato da un‘ affezione psichica che ne limitava il grado di sviluppo socio- affettivo, rendendolo paragonabile a quello di un bambino, quindi un soggetto fragile da tutelare. La famiglia di Sandro, saldamente legata nella buona e nella cattiva condotta, avrebbe quindi considerato quel progetto spudoratamente insano del figlio, come un suo sacrosanto diritto, per cui non avrebbe mai giudicato macchiata di colpa qualsiasi scelta da lui operata per conseguire i suoi scopi. Per Sandro, in passato i familiari avevano già provveduto a costruire un alibi perfetto per proteggerlo da eventuali pregiudizi indiscreti da parte della gente, dal momento che lui non aveva mai mostrato interesse per compagnie di sesso femminile. La fama che avevano diffuso sul suo conto, si può dire che sarebbe stata comunque un difetto, ma agli occhi di una società che tollera molto peggio gli omosessuali, avevano pensato di attribuirgli, diffondendola in giro, la fama di impotente. La famiglia di Sandro era imparentata con i genitori del ragazzo problematico e malgrado dal canto loro riconoscessero spudoratamente legittime le pretese accampate dal loro figlio, si rendevano anche conto, che quei genitori interessati non sarebbero stati del loro stesso avviso, per cui li evitavano, sfuggendo a qualsiasi occasione di incontro e di confronto a tu per tu. Recitavano la parte degli offesi, per giustificare la loro condotta di perdenti fuggitivi. Ma d‘altra parte, loro erano die perfetti ipocriti e perbenisti, nonché privi di scrupoli, si preoccupavano di conservare un‘immagine fintamente impeccabile agli occhi della parentela e die conoscenti. L‘immagine di sé che volevano sempre offrire agli altri era del tutto simile a quella perfezione maniacale che usavano esibire attraverso la loro tavola apparecchiata nelle occasioni in cui avevano invitati, quando sfoderavano il meglio del corredo, con tovaglioli di pizzo, posate in argento, calici di cristallo. In altre parole, tutto doveva rappresentare una maestà regale, doveva essere lo sfoggio di un prestigio che attraverso quella perfetta raffinatezza avrebbe dovuto abbagliare gli ospiti e allo stesso tempo avrebbe dovuto simboleggiare prestigio e superiorità. Ma come sappiamo, quel modo di imbandire la tavola era solo lo specchio della loro ipocrisia, della loro vera natura di sepolcri imbiancati, di quelli che si camuffano da gente per bene, ma usano quella falsa maschera solo per sviare e ingannare gli altri, per celare le loro bassezze, cioè l‘arroganza, la superbia, la pretesa di poter calpestare in qualsiasi momento la dignità e la rispettabilità altrui. Dopo il fatto accaduto, il loro problema principale era proteggersi dalla notizia infamante che sarebbe potuta circolare nella parentela, ma malgrado ciò, avevano anche la sfacciataggine di contrattaccare e vendicarsi. La mamma del ragazzo aveva una sorella molto malata, convivente con la madre molto anziana e lei si occupava di entrambe. La convivenza di queste due donne fragili si reggeva su un equilibrio molto precario e delicato. Era proprio questo il terreno facile dove questa famiglia ignobile, con una finta premurosità, andava invece a consumare le proprie meschine vendette, seminando discordie tra loro e la figlia che le gestiva, facendo promesse impossibili, istigandole a rivoltarsi contro la figlia che si occupava di loro. La loro azione era tossica e destabilizzante, ma quella era la loro meschina vendetta. Ovviamente queste incursioni le mettevano in atto sempre di nascosto, in assenza della figlia che non avrebbero voluto mai incontrare. Questi perdenti avevano anche istituito una serie di precauzioni affinchè la rimanente frangia di parentela con cui erano legati, non venisse contaminata dalla notizia del fatto compromettente. Forse utilizzando il discredito, quindi diffondendo calunnie e maldicenze a carico della famiglia da loro temuta, avevano fatto in modo che quei soggetti a cui loro tenevano di più, stessero alla larga dalla fonte di informazione. In un‘occasione, i perdenti si erano già sottratti alla possibilità di un incontro con la famiglia da cui sfuggivano, lasciandoli fuori dal cancelletto della loro residenza, quando la loro presenza in casa era più che evidente, dimostrata dall‘azionamento della telecamera del videocitofono. In quell‘occasione avevano avuto anche la sfrontatezza di affermare che non erano in casa. Capitò dopo qualche anno che si trovassero ospiti da pareti comuni, per una festività ricorrente. La famiglia che loro evitavano sempre venne a sapere di questo incontro e trovandosi in quell‘occasione nei paraggi, decise di far loro una visita a sorpresa. Mentre erano al centro del pranzo, si annunciarono via telefono pochi minuti prima dell‘arrivo, ma anche in quell‘occasione, l‘incontro non ebbe luogo e mentre i visitatori si approssimavano a parcheggiare con la loro auto, i fuggitivi, ovvero tutta la famiglia, si allontanavano con la loro auto in senso opposto a gran velocità. Forse in quest‘immagine era contenuta la metafora di tutta la storia, perchè quel mancato incontro, utile solo a mettere in imbarazzo i fuggitivi, non sarebbe stato una gran perdita, bensì provvidenziale, perché stava a significare che certe persone nella propria vita converrebbe non incontrarle mai.

UN’ ESCORT PER SUPERARE L’HANDICAP

(Parte terza)

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Tornando qualche anno indietro, durante una cena, i genitori di Sandro chiacchieravano con i genitori di Luca: si stava riflettendo sul problema di salute a cui era andato incontro Luca, proprio nel mezzo dell’età evolutiva. Questo tipo di patologia, pur quanto controllabile attraverso le cure farmacologiche, avrebbe purtroppo condizionato tutta la sua vita futura, dato che il corso di sviluppo evolutivo della sua psiche, avrebbe subìto un arresto e quindi da un punto di vista socio- affettivo sarebbe rimasto fermo all’età di circa dieci – dodici anni. Non sarebbe stato possibile per lui trovare un lavoro, una ragazza e mettere su famiglia. La riflessione si fermava soprattutto su questo desiderio che il ragazzo manifestava e che sarebbe stato difficile da realizzare, ovvero incontrare una ragazza e sposarla. Ad un certo punto, la mamma di Sandro, con aria saputa, da insegnante quale era stata, trovò a modo suo la soluzione al problema, come il prestigiatore che tira fuori il coniglio dal cilindro e suggerisce la sua ricetta: „ Per fare acquisire al ragazzo l’abilità per affrontare la vita matrimoniale, portatelo per fare la prima esperienza da una professionista del sesso e dopo tutto sarà più facile“. La mamma di Luca non si rese conto se parlasse seriamente, o se la stesse prendendo in giro, infatti non replicò nemmeno e il discorso finì con le sue parole.

IPOCRISIE A CONFRONTO

Parte quarta

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Da quando il lupo travestito da Babbo Natale non aveva potuto raggiungere il suo scopo, si era caricato di risentimento contro la famiglia a cui aveva rivolto la sua richiesta oscena e anche i suoi genitori e la famiglia che coltivava i medesimi sentimenti, metteva in atto le sue meschine vendette. Con finto spirito di benevolenza e amicizia e per soddisfare un’etichetta sociale, tentavano di tenere vivo il rapporto parentale con la nonna di Luca. Attraverso una finta premurosità, di volta in volta in cui si presentavano clandestinamente, cercavano infatti in ogni modo di danneggiare e compromettere il rapporto tra l’anziana e sua figlia. Un po’ per via dell’età, la perdita di memoria, ma specialmente per via del suo carattere superficiale e poco empatico, l’anziana gradiva di buon grado queste visite, malgrado i gravi fatti precedenti, senza fare caso a quanta ipocrisia si celasse dietro questo loro comportamento. Per lei nelle relazioni umane contava soltanto la forma, non l’etica, ma l’estetica, dato che lei non si sarebbe affezionata mai a nessuno, per via del suo smodato egocentrismo. Considerava le persone come delle comparse, compagnie occasionali, relazioni in cui non ci sarebbe stato posto per i sentimenti, dato che nella sua sfera emotiva, per i sentimenti, non ci sarebbe stato nessuno spazio. Quando la figlia veniva a conoscenza di queste visite clandestine, all’insegna dell’ipocrisia, cercava di mettere in guardia la madre, affinché si rendesse conto dell’illusione di cui era vittima, della falsità spudorata di questa famiglia, che non provava vergogna per la depravazione del proprio figlio e per la mancanza di rispetto che aveva mostrato. L’anziana, di fronte a tali considerazioni, sbottava a ridere, cercando di vedere il lato comico della questione, ma lo faceva per sfuggire al suo dovere morale, per evitare di prendere una posizione ed esprimere un giudizio serio. Lei, così come era solita fare nella vita, tutte le volte che un problema non l’avesse toccata direttamente, con freddo cinismo, se ne dissociava, oppure ne sminuiva l’importanza, come se al Mondo di importante ci fosse solo lei, i suoi giudizi, le preferenze, i pensieri, mentre tutto ciò che riguardava gli altri, per lei sarebbe stato di rilevanza marginale, pari a quella che si potrebbe conferire non a persone, ma a cose inanimate. Ciò che la appagava delle persone che entravano in contatto con lei era l’apparenza e la capacità di farla sentire al centro e importante. Al di là di questo grado di gratificazione, lei non esigeva altro, dato che considerava gli altri con la stessa importanza con cui una Regina considera i suoi cortigiani. Un altro fattore legante che teneva in piedi questa finta relazione tra lei e questa famiglia professionista della finzione, era proprio la falsità che accomunava le parti e che si scambiavano a vicenda, dato che per via di questo fattore comune, si appagavano esigenze simili, se non identiche, anche loro privi di sentimenti, di empatia, di rispetto, ma in diverse cose loro andavano molto oltre: per la mancanza di rispetto, di vergogna e per la cattiveria.

SE “BABBO NATALE” AVESSE RICEVUTO IL SUO REGALO

(Parte quinta)

Dal primo momento, sin da quando Sandro non fu accontentato, lui e la sua famiglia iniziarono a recitare la parte degli offesi, quindi assumendo l’atteggiamento delle vittime; ma dato che le potenziali vittime, ovvero Luca e la sua famiglia fino a quel momento non avevano fatto niente per far conoscere a chicchessia lo svolgimento dei fatti, le finte vittime si servivano della mistificazione e della maldicenza, per attaccare chi non aveva accontentato il singolare desiderio di Sandro. Visto a quel punto come la situazione fosse degenerata, la famiglia di Luca, stanca di sopportare questi ingiusti attacchi, per fare chiarezza, decise di parlare, raccontando ad amici e parenti come fossero andati realmente i fatti. Questa mossa non piacque affatto né a Sandro, né tanto meno alla sua famiglia, che a loro modo, per proteggersi, andavano dicendo in giro di essere stati calunniati e quindi svergognati attraverso questa rivelazione. L’unico errore che hanno commesso i genitori di Luca è stato quello di non cacciare di casa Sandro e il suo amico don Fernando dinanzi ad una proposta così spudorata. Purtroppo sono stati colti alla sprovvista e stavano attraversando un momento difficile per via di un lutto sopraggiunto il giorno precedente. Ma proviamo a fare un passo indietro e facciamo finta che i genitori di Luca non fossero state persone responsabili, acconsentendo a quella richiesta oscena, quindi concedendo la convivenza a un figlio problematico etero, con un omosessuale vent’anni più vecchio del ragazzo. Se per assurdo ciò fosse veramente accaduto, non soltanto il disonore, ma la vergogna e il disprezzo, sarebbero caduti su entrambe le famiglie, perché un fatto talmente clamoroso non sarebbe mai passato inosservato! Cosa avrebbero preteso questi signori, quando il fallimento di quella oscena richiesta era già stata la loro salvezza?! Si sarebbero potuti ritirare in buon ordine, senza tanto clamore, invece preferendo la guerra, hanno avuto ciò che meritavano.

Testimonianza di anonimo

I LUPI DELLA MONTAGNA

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Tommaso era un anziano signore, abbastanza provato dagli acciacchi dell'età, la cui valenza nel ruolo di capofamiglia era pari a quella del due di bastoni quando la briscola è a spade. Infatti al suo posto comandavano la moglie e i figli. Forse perchè sentendosi mortificato da questo stato di cose, o perchè portatore di un' atavica tara ereditaria, trovava sempre sfogo e senso di appagamento nel ficcare il naso e interferire nei fatti altrui. Aveva due figli, Sandra e Mario. La figlia aveva già un'età abbastanza matura, come lei anche il fratello. Sandra nel corso della vita non aveva mai manifestato il benché minimo interesse verso nessun ragazzo. Lo stesso particolare comportamento, in modo reciproco e opposto riguardava Mario che non sembrava interessato verso l'altro sesso. I genitori, per premonirsi contro i giudizi delle male lingue, che avrebbero ricamato su facili insinuazioni, sul conto della figlia, avevano messo in giro la voce che fosse “asessuale”. Tali particolari, forse, da parte degli interessati, ritenuti imbarazzanti, non avrebbero potuto rappresentare un reale problema, tanto meno uno spunto di critica da parte di chicchessia, perchè ognuno è libero di avere le proprie tendenze, sempre che ciò non arrecchi danno alla libertà altrui. La famiglia presso cui Tommaso aveva trovato da un po' di anni il terreno adatto per dare sfogo alle sue manie, era quella di due poveri anziani, Simona, la propria sorella e suo marito, Alfonso. La sua intromissione risultava modulata dalla passione del momento. Nella famiglia di questa coppia si consumava purtroppo un grande disagio, dovuto al problema di alcolismo e gioco d'azzardo, che affliggeva Alfonso, non soltanto perchè tale problema comportasse una dispersione di denaro, quanto perchè in preda all'alcol, diventava violento con la moglie, ma lei, remissiva com'era, lo perdonava sempre e continuava a difenderlo. La loro figlia, che li andava a trovare sempre non appena trovava un momento libero, aveva destinato loro una donna di servizio e inoltre provvedeva a tutte le loro piccole o grandi esigenze, per cui faceva in modo che nella casa dei suoi genitori non mancasse nulla. Si preoccupava però affinchè non vi fosse disponibilità di denaro, proprio perchè immediatamente sarebbe finito in mano a chi ne avrebbe fatto un uso dannoso. Linda era mamma di Gisella, poco più che maggiorenne, fidanzata con un ragazzo che conosceva fin dall'età scolare. Sandra le era già stata madrina di Cresima e per tanti anni, quando andava a trovare la famiglia di parenti, la copriva sempre di costosi regali, dato che aveva un ottimo reddito e viveva autonomamente. Incurante dello stato di cose, ovvero del fatto che Gisella fosse già impegnata sentimentalmente e soprattutto che non avrebbe mai potuto avere interesse o attrazione verso una persona di sesso uguale, tanto meno per la procugina, che dato il divario d'età, avrebbe potuto essere sua zia. Malgrado tutto, Gisella diventò l'oggetto del desiderio di Sandra. Forse in modo non manifesto lo era già stato da sempre, ma ad un certo punto, questo desiderio fu manifestato apertamente nel momento in cui un giorno fu espresso sotto forma di proposito ai rispettivi genitori. La sua intenzione sarrebbe stata quella di poter convivere, di punto in bianco, con Gisella, il tutto senza neanche sentire o tener conto minimamente del parere della persona dell'interessata, come si fosse trattato di un oggetto da ottenere. Chiaramente, di fronte ad una richiesta così spiazzante, spudorata nonché perentoria, i genitori di Gisella rimasero allibiti, senza avere neanche la prontezza di replicare in modo adeguato, ma si limitarono a dire solo di no. In seguito a questo spiacevole incidente, sia Linda che la relativa famiglia, avrebbero avuto tutte le ragioni per sentirsi parte offesa, mentre invece, a recitare il ruolo di parte lesa, erano Sandra e i suoi familiari, che da quel momento in poi, per vendicarsi, intrapresero una vera e propria guerra denigratoria a danno di Linda, colpevole di non aver acconsentito a un progetto perverso, ritenuto da loro come sacrosanto diritto. Recitando quindi la parte degli offesi, Sandra e la sua famiglia intrapresero anche una vera e propria azione di vile sabotaggio, per danneggiare il rapporto tra Linda coi genitori. Di norma agivano in gruppo, come lupi che scendono dalla montagna, per aggredire il gregge in assenza del pastore, allo stesso modo, loro, approfittando dell' assenza di Linda, andavano a sobillare i suoi genitori, affichè si ribellassero alla gestione di cui si faceva carico questa unica loro figlia, diffondendo inoltre in giro false accuse e maldicenze a suo carico, in cui la stessa veniva fatta risultare inadempiente ai suoi minimi doveri. Tommaso, la moglie, Sandra e Mario allettavano anche la coppia di anziani con proposte inarrivabili, come possibili trasferimenti di residenza facili per evadere dalla tutela e dal controllo della figlia, o promesse di somme di denaro in prestito, pur nella consapevolezza dei possibili danni che Alfonso avrebbe causato sicuramente col loro utilizzo. Ma dato che il loro vero interesse era solo distruttivo, creare un problema in più anche agli anziani, per loro avrebbe rappresentato una conquista. Evitavano sistematicamente qualsiasi possibilità di incontro con Linda, comunicando con lei soltanto attraverso messaggi dai contenuti accusatori. Questo comportamento sleale e ripetuto, continuava a corrodere anche il rapporto dei genitori con la figlia, che poi tornava normale nei lassi di tempo in cui le loro incursioni non venivano messe in atto, scoraggiate dalla presenza della figlia stessa. Malgrado le esortazioni di Linda a desistere da questo loro proposito distruttivo, attraverso messaggi di risposta, loro persistevano nella reiterazione dei loro atti sabotatori. Molto probabilmente per la vergogna e per timore che Linda potesse portare alla luce e rinfacciare loro quell'episodio per loro tanto delicato e vergognoso, zii e cugini nei confronti di Linda e familiari erano sempre fuggitivi. Questa famiglia che agiva come un clan, come un virus tossico, aveva contaminato i sentimenti di queste due persone fragili e Linda poteva rivelarne gli effetti dannosi, appena creati, tutte le volte veniva messa in atto una loro visita clandestina, attraverso cui somministravano malvagità e seminavano discordia camuffata da false premure. Con questo espediente, a modo loro, avrebbero ottenuto un doppio risultato, ovvero quello di mascherare la vergogna e consumare la loro vendetta. Questo comportamento infame e continuativo tendeva sempre a creare danni e indebolire il rapporto tra gli anziani genitori e Linda, al punto che dopo vari avvertimenti da parte di quest'ultima, loro persistevano ancora nella loro sporca condotta, fino a quando Linda, esasperata da tanta sfacciataggine, si decise a sporgere denuncia contro di loro e fu quello l'unico modo per poterli fare rientrare nei loro ranghi.

SEQUESTRO SIMULATO

Circa trent’anni fa, in Sicilia, un ragazzo, figlio di una famiglia benestante, pensò di architettare un piano a dir poco diabolico, col proposito di arrivare ad estorcere a suo padre una grossa somma di denaro. Con la complicità di alcuni amici, mise in atto la scena di un rapimento, in cui ovviamente la vittima doveva essere lui. Tutto doveva funzionare alla perfezione, suo padre doveva assistere alla scena del rapimento, affinchè non dovesse credere che al momento della richiesta del riscatto, non si potesse trattare di uno scherzo. I suoi complici si sono presentati ovviamente mascherati e sotto gli occhi sbigottiti dei familiari, l‘ hanno costretto a salire nella loro auto, per poi partire a grande velocità. Tutti rimasero gelati dalla scena, senza sapere reagire, solo il padre, con l’istinto che solo un padre può avere, malgrado l’età, cercò di rincorrere quell’auto che si allontanava. Forse avrebbe voluto prendere il numero di targa, ma purtroppo la forte emozione e quella folle corsa, furono per lui fatali, infatti poco dopo si accasciò senza dare più segni di vita.

INFAMI(LIARI), UN RACCONTO ATTUALE…

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

  Aristide è un avvocato molto rispettato, di bella presenza e dalla reputazione integerrima. Suo cognato, Riccardo, rimasto vedovo da alcuni anni, non si è risposato e ha una bambina, Lisa. Lei è curata da una baby-sitter. Questa è stata assunta dopo che suo cognato gliel’ha fatta conoscere, dato che esisteva una vecchia amicizia tra loro. Aristide si mostra affettuoso e premuroso, specialmente nei confronti di Lisa, che non faceva in tempo a esprimere un desiderio che non venisse subito dallo zio accontentato. Trascorso qualche anno, Lisa diventa adolescente e con la scusa che ad Aristide piace molto viaggiare, un giorno avanza la richiesta a suo cognato di offrire un viaggio in crociera a sua figlia insieme a lui. Riccardo non esitò a ritenere questa proposta come minimo inopportuna, per quanto si potesse fidare del cognato, si trattava di una richiesta piuttosto eccessiva, ma siccome lui non voleva sembrare scortese, accampò la scusa che sua figlia in quel periodo dovesse studiare, perché aveva dei debiti formativi a scuola. Aristide non si rassegnò. Lasciò passare qualche mese e tornò con lo stesso proposito, ma stavolta con un piano molto sofisticato, d’accordo con l’amica baby- sitter, promettendole un regalo in denaro e una vacanza gratis a condizioni che lei partecipasse alla vacanza come garante, figurando come accompagnatrice. Aristide arrivò una mattina mentre suo cognato non era in casa. Essendo Estate, la scuola era finita. C’era Lisa con la baby- sitter. Stavolta la proposta dello zio fu ancora più insistente e allettante e anche la baby – sitter collaborò con Aristide e si impegnò affinché la ragazzina si convincesse e lei alla fine acconsentì, sembrò abbastanza entusiasta di quella proposta. Al rientro del padre, Lisa parlò con lui dando come per sicura la sua approvazione, dato che non sarebbe stata da sola in viaggio con lo zio, ma con la baby- sitter. Il padre invece non fu affatto convinto e non gli piacque nemmeno la modalità in cui si era proposto suo cognato. Fece abbastanza fatica a dissuadere sua figlia, senza stare a spiegarle esattamente cosa ci potesse essere di male, perché non voleva assolutamente che la ragazzina nutrisse sospetti o timore nei confronti del parente. Riccardo si premurò di spiegare al cognato che in quel momento non se la sentiva di lasciare andare sua figlia in viaggio senza di lui. Da lì subentrò una grande freddezza nel loro rapporto e sotterraneamente Aristide iniziò a sporcare la reputazione del cognato Riccardo, presso la parentela, le conoscenze e le amicizie. La baby-sitter, che era sua complice, confermava sempre tutto, dichiarandosi testimone diretta dei fatti, pur non essendolo realmente. Andava dicendo in giro che Riccardo non fosse un buon padre e trattasse male sua figlia. Da un giorno all’altro Riccardo, da bravo padre quale era sempre stato, diventò padre non all’altezza del suo compito: che trascurava la figlia, non trascorreva abbastanza tempo con lei, non le assicurava la giusta libertà di cui aveva bisogno, non accontentava mai desideri o esigenze, insomma, era stato dipinto proprio come un cattivo padre. Data la rispettabilità e la stima di cui Aristide godeva, sia sotto il profilo personale, che professionale, molti, tra parenti e amici, credettero a tutto quello che usciva dalla sua bocca, anche se erano pure illazioni, in virtù della fiducia che riponevano in lui. La stessa versione veniva diffusa dalla baby-sitter che lo appoggiava. Passarono alcuni anni e Lisa aveva già compiuto quattordici anni. Ormai non c’era più la baby-sitter in servizio e un pomeriggio Aristide si presentò sotto casa sua con una fiammante macchina sportiva. Suonò il citofono e quando la nipote rispose, lui, deciso le dice: “Scendi, facciamo un giro con la mia nuova macchina”. Lisa non se lo fece ripetere due volte e scese giù in strada. Entusiasta sale in macchina. Si fermano in un bar per prendere un gelato, salgono di nuovo in auto e lo zio inizia a chiederle di come va a scuola e nel frattempo la riempie di complimenti e apprezzamenti. Arrivano in uno spiazzale dove erano parcheggiate poche macchine e ad un certo punto lui le chiede un bacio. Lisa è ancora quasi una bambina, anche se imbarazzata, immagina che lo zio voglia un bacio affettuoso, ma non appena lei si muove, lui l’afferra e tenta di baciarla sulla bocca. Lei è terrorizzata, dato che contemporaneamente le mani dello zio stavano andando in giro per tutto il suo corpo. Lui cerca di bloccarla e mentre lei cerca di divincolarsi, un orecchino le trancia l’orecchio e con la fronte picchia su un vetro dell’auto, Poi riuscendo ad aprire la portiera, con uno sforzo sovrumano, Lisa si mette in salvo e fugge via. Corre a più non posso per la strada e ad un certo punto un suo compagno su uno scooter, la riconosce e vedendola in corsa in quella condizione disperata, le si avvicina chiedendole se ha bisogno. Lei, ansimante e con la voce rotta dal pianto, gli chiede solo di accompagnarla a casa. Giunta davanti al portone di casa, si accorge del padre che sta rientrando e per un attimo Riccardo vedendo sua figlia in quelle condizioni e anche sanguinante, si allarma e per un attimo sospetta che il ragazzo possa avere qualche responsabilità, ma Lisa lo tranquillizza subito assicurandogli che lui è un suo amico, è stato gentile e l’ha solo accompagnata, perché l’aggressore è stato lo zio. A quel punto padre e figlia corrono al Pronto Soccorso, dove lei viene medicata e nel foglio di dimissione, in base alle dichiarazioni della ragazzina, viene riportata la dinamica dell’aggressione e il nome del responsabile. Subito dopo Lisa e suo padre si recano presso il Comando dei Carabinieri per sporgere denuncia contro lo zio, dove assieme al responsor del Pronto Soccorso presentano denuncia a carico dello zio stesso. Capitò purtroppo che in Tribunale non venne considerata l’età della vittima, tanto meno il reato di aggressione e nella notifica all’interessato fu contestato il reato di molestie. Dopo quella notifica, Aristide iniziò a recitare il ruolo della vittima, bravo com’era a travisare i fatti, infatti cominciò a dire in giro che lui era stato denunciato ingiustamente ed era stato il padre di Lisa a picchiarla violentemente quando una sera era rientrata a tarda ora senza il suo permesso. Questa versione veniva sostenuta anche dalla baby sitter, per quanto lei non fosse più in servizio in quella casa, nonostante ciò, tutte le volte che lei tirata in ballo, dichiarava il falso asserendo di essere stata presente ai fatti. Ci furono alcuni parenti che dettero credito a questa versione e qualcuno, solidarizzando con Aristide, provò a fare pressione su Riccardo affinché ritirasse la denuncia, dal momento che il cognato avvocato, ritenendosi calunniato, qualora quella denuncia a suo carico non fosse stata ritirata, lui avrebbe proceduto con una querela per diffamazione. Poi come si sa, quando si cerca di mediare certi contenziosi tra parenti, si fa riferimento a quell’ipotetico spirito di comunanza che lega la parentela, in base al quale i problemi si dovrebbero risolvere con una discussione e non con le denunce. Infatti qualcuno di loro si istituì a paciere, ma Riccardo, sicuro del fatto suo, ignorò simili richieste. Guarda caso, gli stessi parenti che in passato avevano fatto eco alle illazioni diffuse sul conto di Riccardo, approvandole quasi con convinzione, adesso che emergevano fatti scottanti sul conto della persona da loro ritenuta insospettabile, invocavano lo spirito della parentela, quello spirito che se prima era già moribondo, adesso si pretendeva che risuscitasse. Dopo un po’ il Tribunale, considerata l’età della vittima, trasmise d’Ufficio la denuncia al Giudice dei minori e il Magistrato che era una donna, emise un provvedimento immediato senza preavviso, che prevedeva il sequestro e la perizia di tutti i dispositivi telematici in possesso all’avvocato sospettato. In seguito alle indagini, emersero prove parecchio compromettenti per l’accusato, che risultò collegato ad una rete di pedofili che agivano su siti internazionali. Inoltre furono rinvenuti nel suo computer migliaia di file dal contenuto pedopornografico, che lo inchiodavano alle sue responsabilità.

  PARENTI INVIDIOSI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Una zia invidiosa del talento della nipote dotata di una mano felice nel disegno e nella pittura, nonchè pittrice, diceva in giro che i ritratti li realizzasse ricalcandoli attraverso il vetro. In realtà sua nipote era dotata di un talento raro e di tanta esperienza, perchè molti dei suoi ritratti li eseguiva dal vero. Inoltre se la tesi della zia fosse stata vera, la pittrice avrebbe dovuto usare solo fogli trasparenti, ma lei dipingeva su tela. A suo tempo, questa zia, tra le altre cose, malgrado il suo desiderio di diventare madre, non era riuscita ad avere figli e quando si decise di adottare un bambino, scelse l’occasione di adottarne uno appena nato, per far credere alla gente e allo stesso figlio, man mano che cresceva, che lei fosse la madre naturale. Questa zia, come tutte le persone che nutrono quel sentimento, invidiava tutto ciò che gli altri avevano e che lei non avendolo avuto, avrebbe desiderato possedere. Per una persona invidiosa autentica, però, fermarsi al solo desiderio sarebbe stato troppo poco, dato che lei malediceva, disprezzava e tentava di demolire tutto ciò che di desiderabile fosse toccato ad altri e non a lei. Chi prova invidia viscerale, non potrebbe mai sperimentare l’empatia, perchè invece di congratularsi dei talenti altrui, li considera privilegi negati a sè e concessi ingiustamente ad altri.

STRANE RELAZIONI

Ci sono delle relazioni sentimentali che spesso sono destinate a fallire quando la differenza di età è eccessiva, tanto da sembrare padre e figlia nel caso in cui sono venti anni (o più) di differenza. Generalmente è l’uomo che sceglie una donna molto più giovane di lui, ma a volte succede il contrario, quando la donna è di successo. La cosa più triste è l’effetto, ovvero le conseguenze che ne derivano in taluni casi. Si sono verificati infatti dei casi in cui la moglie, prima di separarsi, è stata capace di farsi intestare l’appartamento del marito, lasciandolo in mezzo a una strada. Una volta raggiunto il suo scopo, non esiste più modo di tornare indietro. Questo dimostra che tali unioni erano basate soltanto sull’opportunismo. Magari lui si sente fortunato di aver sposato una moglie che potrebbe essere sua figlia, senza però valutare che i rischi del fallimento sono alti.

TESTIMONIANZE

ESPERIENZA DI VOLONTARIATO

(testimonianza dell’autrice)

Quando ero più giovane e ancora senza figli, per un periodo decisi di dedicarmi al volontariato. La prima esperienza fu presso un‘ Associazione, frequentata da ragazzini problematici o che non erano seguiti dalle famiglie. Li aiutavo nei compiti scolastici e li facevo recitare e disegnare. Ho bei ricordi, anche perché li mettevo a loro agio; erano entusiasti. Successivamente mi dedicai agli anziani. Ogni settimana mi recavo in Casa di Riposo dove mi intrattenevo un paio d’ore con gli ospiti. Scambiavo quattro chiacchere con loro, soprattutto con le persone più sole, le ascoltavo, dato che avevano voglia di parlare, rammentando i ricordi del loro passato. Ricordo in particolar modo Grazia, un‘ ex insegnante di una dolcezza infinita, gravemente ammalata. Aveva gli occhi azzurri e nonostante l’età, conservava la sua bellezza, ma quella che maggiormente risaltava era la sua bellezza interiore. Quasi nessuno la andava a trovare; non aveva figli e anche per questo motivo mi stava a cuore. Presto si affezionò a me, tanto che tutte le volte che mi vedeva, era felice. Un giorno decisi di realizzare i ritratti dal vero, di profilo, di tutti gli ospiti della Casa di Riposo ed essendo numerosi, impiegai diversi giorni di lavoro. Il mio intento, oltre ad essere animatrice, era quello di farne dono alle persone che avevano posato per me. Dato che era in programma una mostra di pittura in Casa Famiglia, dedicata ai ritratti (miei e di mio marito) pensai di mettere in esposizione anche i loro ritratti. La mostra ebbe successo. Ci fu tanta affluenza e gli anziani interessati erano gioiosi, anche perché non si aspettavano con quanta cura avessi restituito le loro fattezze in quei ritratti. Il caso volle che alla fine della mostra, qualcuno che era in amicizia col direttore della Casa di Riposo, ebbe la balzana idea di trasformare la mia iniziativa che non era a scopo di lucro in un‘ opportunità di guadagno. Lui, da un suo amico aveva avuto a titolo gratuito il lavoro di incorniciatura dei disegni, forse per questo motivo quelle cornicette non erano di certo il meglio di ciò che si può trovare. L’idea che ebbe fu quella di chiedere alle famiglie delle persone ritratte una piccola cifra. L’iniziativa però sarebbe stata fuori luogo, dato che essendo io l’autrice di quei disegni e avendo già promesso di regalarli, vidi quella proposta estremamente inopportuna e mi opposi decisamente. Per essere certa che questo affarista non facesse qualcosa contro la mia volontà, prima della chiusura della mostra, ritirai tutti i quadretti e successivamente mi occupai personalmente di regalarli alle persone interessate. Loro erano felici e molto riconoscenti. Ebbi tantissime gratificazioni in quel periodo di volontariato. Tuttavia, certe persone, per raccattare pochi euro, sono disposte a fare brutte figure, infatti persi la stima nei confronti di quest‘ individuo, che cercava di accattivarsi la mia simpatia, ma in realtà era solo un opportunista, anche perché dopo diversi anni, lui non si smentì: si faceva sempre riconoscere per la sua scorrettezza e avidità.

L‘autrice

CONSIDERAZIONI

I genitori, soprattutto le madri, dovrebbero amare i propri figli a prescindere, desiderare che si realizzino nella vita e che siano felici. Per un genitore la prole dovrebbe essere più importante della loro stessa esistenza. Purtroppo però non è una regola. Ci sono dei casi in cui i genitori procurano tanta sofferenza ai figli, a causa delle loro azioni e dei bassi sentimenti, ma esistono anche dei casi contrari, dove sono i figli che non riescono ad amare i propri genitori, facendoli soffrire a dismisura.

GENITORI PADRONI

Sono nata nel 1976, ero una bella bambina con un peso di Kg 3.800, da genitori sposati in Chiesa. Mio padre aveva 28 anni e mia madre 24. Mia madre era casalinga e lui impiegato alla Guarda di Finanza. Sono cresciuta con la vicinanza dei miei nonni materni e la nonna paterna. Abitavamo nello stesso stabile dei nonni. Ad un tratto la nostra vita è cambiata, perchè mia madre ha avuto gravi problemi di salute ed è stata ricoverata per diversi anni in Ospedale. Io avevo cinque anni e mia sorella due. Siamo cresciute in un Collegio, con delle suore cattive, per non parlare delle ragazze interne che facevano schifo e le più piccole eravamo noi. Mi sono presa cura di mia sorella come una mamma. Ho frequentato una parte della Scuola Primaria vicino casa e il resto della Scuola un po‘ più lontano, a piedi. Ho fatto abbastanza sacrifici per me e per gli altri. In casa mi occupavo di tutti i lavori domestici, anche cucinare, dato che mia nonna materna diventava sempre più anziana e con problemi di salute. Studiavo la sera tardi e la notte, sacrificando il sonno. Il mio obiettivo era conquistare l’indipendenza economica. Dopo la Scuola Media, ho frequentato l‘ Istituto Magistrale, per prendere il diploma di maestra di Scuola Primaria. Ci riuscii. Ho frequentato il quinto anno detto integrativo e mi sono iscritta all’Università, sperando di laurearmi, invece mi sono fermata subito dopo. Il magistrale allora durava quattro anni e ottenni il diploma. Ho lavorato come maestra dalle suore. Nel frattempo ho studiato per il concorso magistrale e mi sono abilitata con ottimi voti. Dopo aver lavorato per quattro anni,  ho iniziato a fare supplenze nella Scuola Statale, così dopo sei anni, ho deciso di trasferirmi al Nord, per poter entrare di ruolo. Dopo due anni, ho firmato il contratto a tempo indeterminato. Ero felice, perché finalmente i miei sacrifici erano stati baciati da Dio. Dopo alcuni anni, sono ritornata al mio paese e durante questo periodo in Lombardia, ho conosciuto meglio mio marito, un bravo e unico uomo, capace di comprendermi e starmi vicino, porgendo la sua spalla senza nessun problema. Contemporaneamente, i miei si sono opposti a questo fidanzamento, perché non volevano assolutamente che mi sposassi con nessuno. A loro avviso, avrei dovuto fare loro da badante e persino la domestica ai miei nipoti; inoltre mi hanno voluto fare intendere che  servisse loro pure il mio stipendio mensile. Quindi per sposarmi, ho dovuto provvedere ai preparativi molto in fretta e nell’anno 2012 ho finalmente coronato il mio sogno. Subito sono rimasta incinta di due gemelli. Ero al settimo cielo. Siamo stati fortunati, ho portato avanti questa gravidanza con sacrifici e tante lacrime. Piansi, perché dopo la nascita dei miei gioielli, c’è stata la rottura con i miei genitori e l’unica sorella che ho. I miei figli sono cresciuti bene, soprattutto con amore, serenità e unione tra me e mio marito. Adesso frequentano la Scuola Media e iniziano i problemi adolescenziali. Sono cresciuti senza l’amore dei nonni. Non conoscono questa parola. I nonni paterni sono morti prima che loro nascessero.

  Testimonianza di anonimo

NARCISA

  Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

  Narcisa, la protagonista di questa storia di fantasia, rispecchia le caratteristiche negative di un tipo di donne purtroppo abbastanza ricorrente. Narcisa è una donna di quarant’anni, di piacevole aspetto, loquace, apparentemente affabile e disponibile. Sposata, senza figli, lavora come infermiera in un Ospedale, ma essendo avida di denaro e soprattutto senza dignità, è disposta a tutto pur di raggiungere il suo scopo. Decide quindi di arrotondare lo stipendio lavorando come escort. Nello stesso tempo disprezza le donne che si vendevano per strada, giudicandole come prive di dignità. Ambisce ad essere la privilegiata nell’ambiente di lavoro tra tutte le colleghe e ci riesce molto bene, dato che fa di tutto per sedurre il primario, che presto diventa il suo amante.  Dato che Narcisa fa i turni di notte, spesso si chiude con lui in qualche locale libero dell’Ospedale. Lei ha un altro grosso difetto: rubare e di conseguenza è sempre a caccia di oggetti di valore di cui impossessarsi. In quell’Ospedale sparisce di tutto. E come se non bastasse, se qualcuno reclama qualche prezioso che ha smarrito o dei soldi spariti, Narcisa addossa la colpa a qualcun’altro. Nessuno sospetta di lei, né  tanto meno che possa essere l’amante del primario. Una notte, Lella,  una collega che era di turno, si accorse di strani movimenti: Narcisa e il primario si erano chiusi a chiave in un locale vuoto. Come se non bastasse, una notte che Narcisa andava a frugare tra i cassetti dei degenti, rimase sconvolta, ma non ne parlò con nessuno. Allora un giorno decise di scrivere e pubblicare in un giornalino un racconto, dove descriveva alla perfezione la condotta di Narcisa all’interno di un Ospedale, ovviamente cambiando i nomi e i connotati sia della protagonista che  dei personaggi. Nessuno quindi avrebbe potuto identificare Narcisa nella protagonista di quella storia. Lella preferì comunque non parlare della relazione amorosa che esisteva tra la protagonista e il primario dell'Ospedale, dato che si trattava di un particolare irrilevante. Lella stampò il racconto e lo divulgò  all’interno dell’Ospedale, dato che il suo intento era di vedere come avrebbe reagito il personale. Tutti rimasero indifferenti, tranne Narcisa, che diventò una furia e aggredì verbalmente Lella davanti ai colleghi e al primario, sostenendo di essere stata diffamata e nello stesso tempo lasciava immaginare che la persona indiziata fosse proprio lei.  Evidentemente dopo quella strana reazione di Narcisa, tutti sospettarono di lei, la colpevole di tutti quei furti consumati nell’ambiente di lavoro. Narcisa aveva dimostrato di essere molto limitata mentalmente nel momento in cui dichiarava di essere colpevole, sentendosi chiamata in causa e nello stesso tempo dimostrava di essere arrogante, dato che pretendeva di poter nuocere agli altri, ma guai se qualcuno glielo avesse fatto  notare! Tipico atteggiamento della mentalità mafiosa. Voleva mantenere intatta la sua reputazione.   Da quel momento Narcisa rese a Lella il lavoro difficile, avendo anche acquisito un certo potere, che gli era stato conferito dal primario. Lella era esasperata perché le venivano affidati compiti molto difficili ed era  stressata, avendo perso la serenità. Un giorno Lella, come per illuminazione, durante l’assenza di Narcisa, decise di collocare in Ospedale delle microscopiche telecamere, per poter documentare tutto ciò che avveniva. Finalmente si scoprì non solo che lei era l’amante del primario, ma soprattutto che era la responsabile di furti tra colleghi e degenti. Narcisa si era divertita a creare divisioni tra   le colleghe, soprattutto mettendo in cattiva luce Lella, la persona che odiava maggiormente perché si era accorta che suscitava molta simpatia da parte del suo amante (il primario). A quel punto Lella decise di andare a deporre come prova d’accusa quei video presso il Tribunale, che poi istitutì un processo e condannò la persona responsabile.  Tutto il male che Narcisa aveva arrecato agli altri adesso le si ritorceva contro. La verità non può essere nascosta all’infinito. Arriverà il giorno in cui tutte le menzogne crolleranno, mentre  la verità prenderà il sopravvento.

    VITTIMA E CARNEFICE

Parte prima

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Stella, figlia unica, vive con i suoi genitori, sono benestanti e molto possessivi con lei, soprattutto la madre che non la fa mai uscire di casa con gli amici la sera, nonostante l'età matura. Ebbene, Stella, per evadere dalla famiglia, decise di sposarsi, ma purtroppo l'uomo che aveva incontrato risultò la persona sbagliata, che la fece soffrire tanto. La coppia ebbe tre figli e dopo diversi anni, Stella si separò da lui, dato che lei non reggeva più ai suoi soprusi e per questo motivo si stava ammalando. Stella era una brava pianista e pittrice, persona mite e molto sensibile, ma piuttosto cagionevole di salute. Tuttavia era caparbia, caratterizzata da uno spiccato senso di giustizia e di correttezza. Passarono gli anni e i suoi genitori diventarono molto anziani. Lei era rimasta a vivere in una città di un'altra regione d'Italia, per cui si incontravano solo due volte all'anno. In tutti quegli anni, due cugine, sorelle gemelle, da quando lei si era trasferita, frequentavano la casa dei suoi genitori e nello stesso tempo, un'amica (avvocato) di famiglia, era entrata pure lei nelle grazie dei due genitori anziani. Questa donna non era sposata ed era rimasta orfana da ragazza, per cui trovava appoggio e conforto in questa coppia, che si mostrava molto disponibile, anche perchè la madre di Stella, essendo egocentrica e narcisista, era felice se qualcuno la faceva sentire importante. Per tanti anni comunque anche Stella, non pensando mai male di nessuno, essendo pura di cuore, considerava questa persona come un'amica sincera e le si era affezionata. Stella la stimava tantissimo riponendo in lei fiducia, dato che appariva una persona brillante e disponibile. Ma cosa si nascondeva dietro il suo comportamento? Tutte le volte che Stella si trasferiva per un breve periodo dai suoi genitori ormai molto anziani, iniziava a notare qualche stranezza nel loro comportamento e soprattutto notava un'ambiguità in queste sue cugine che si atteggiavano a padrone di casa, mettendo in minoranza Stella. Persino questa amica di famiglia era contaminata dalla stessa invadenza delle sue cugine, al punto da diventare anche lei sospetta. Queste donne, apparentemente senza motivo, iniziavano a mostrare aggressività e ingerenza nei confronti di Stella, fino a mostrarsi offensive. Lo facevano spudoratamente. Per quanto sua madre avesse un carattere accentratore e dispotico e avesse mal tollerato chiunque si fosse frapposto alla sua figura dominante, tollerava l'invadenza di questi parenti e di questa persona estranea, che la aizzavano contro la figlia, la quale aveva iniziato a convivere con la madre per aiutarla, ma da parte di quest’ultima ogni premura era giudicata come fastidiosa ingerenza. Nel frattempo Stella si accorge che sua madre faceva prelievi strani e ripetuti in Banca, senza alcuna motivazione e tutte le volte che lei cercava di correggerla, con le dovute maniere, sua madre mostrava di essere recidiva, non solo, ma considerava sua figlia persino una nemica da combattere, anche perché sia le cugine arpie, che la presunta amica di famiglia, si erano così tanto impegnate da manipolarla per bene, facendole credere che Stella fosse una poco di buono, ovvero una persona di cui non fidarsi. Questa madre egoista e mistificatrice, ma allo stesso tempo tenuta in pugno da tre persone più mistificatrici di lei, era una persona iperattiva al limite dell'esagitazione, ancora con tanta energia da sprigionare, nonostante l'età e agli occhi di chi non la conoscesse bene, riusciva ad apparire brillante, perché suggestionava gli altri con la sua abilità dialettica. Sembrava che ci fosse stato un malefico incantesimo, dato che sua madre ormai aveva dichiarato guerra aperta a sua figlia e lo manifestava attraverso le continue ingiurie. Purtroppo però, Stella si era ormai trasferita a casa dei suoi genitori, lasciando i suoi figli, ormai maturi, nella città dove loro risiedaveano, per il semplice fatto di sentirsi in dovere di risolvere i problemi che loro non avrebbero potuto mai affrontare da soli, avendo già superato i novant'anni, non avevano più la forza e la capacità, anche perchè mostravano un inzio di demenza senile. Tra l'altro erano sostenuti da persone per niente rassicuranti, essendo i loro cattivi consiglieri. In verità erano attorniati da avvoltoi, che da molto tempo accarezzavano un progetto disonesto, quello di appropriarsi dei beni della coppia di anziani. In realtà le due cugine e l'amica di famiglia credevano che la figlia delle potenziali vittime fosse una persona così ingenua da non accorgersi di nulla. Queste iene sotto mentite spoglie avevano sottovalutato l'intelligenza di Stella, scambiando la sua bontà per inettitudine. Per via di questa ostilità che subiva da parte della madre, Stella era oggetto di continue umiliazioni, mentre suo padre ormai era come se non ci fosse, per via dell'avanzato grado di demenza senile e l'anziana donna odiava ormai palesemente sua figlia, considerandola come una rivale. Lei cercava di sfoggiare un‘ ostentata energia giovanile ormai fuori tempo e Stella non solo doveva difendersi dagli attacchi di sua madre,  ma doveva lottare per tutelare i propri genitori e nello stesso tempo tutelare il patrimonio della sua famiglia, dovendosi difendere anche dalla cattiveria e dall'avidità di queste donne. Stella, intanto, dopo aver consultato un legale, le consigliò di avviare immediatamente il ricorso per farsi nominare amministratore di sostegno. Un giorno sua madre, maestra di simulazione, oltrepassò ogni limite: si recò al Comando dei Carabinieri, denunciando la propria figlia per maltrattamento, accompagnata dalla sua amica avvocato, complice della messa in scena. Il Maresciallo, intanto notò l' età molto avanzata e dopo vedendo che le accuse riportate non potevano avere alcun fondamento, non prese assolutamente sul serio quella deposizione. Ovviamente dal canto suo, l'amica compiacente che l'assisteva, avrà fatto una magra figura. Intanto la madre di Stella, spesso continuava a recarsi in Banca, accompagnata dalle due nipoti, si recava allo sportello per prelevare importanti somme, che elargiva alle nipoti e all'amica in forma di regalo. Il suo conto in Banca era ormai quasi prosciugato. Ogni tanto Stella vedeva che a casa dei suoi genitori mancavano oggetti pregiati. Intanto suo padre muore e sua madre diventa sempre più arcigna e malvagia nei confronti dell‘ unica figlia che, nonostante le vessazioni da lei subite, desidera solo il suo bene e si preoccupa per la sua assistenza. L'anziana donna continuava a calunniare la povera figlia, ormai esausta. La ricopriva di ingiurie. Ormai era del tutto fuori di senno, tanto che Stella la fece sottoporre ad una visita psichiatrica per poter avviare la pratica legale per la sua tutela. Mangiavano in stanze separate e Stella soffriva tanto anche per questo. Nel frattempo Stella si occupava di tutte le pratiche burocratiche che la affaticavano ulteriormente. Stella in certi momenti aveva l'impressione di trovarsi a vivere in un incubo. Quando arrivò il momento dell'incarico assegnatole dal Giudice, fu un vero terremoto! Le due cugine e la sedicente amica le si scagliarono contro, sembravano tutte impazzite, perché da un momento all'altro si accorsero che il loro progetto insano improvvisamente stava fallendo. A quel punto tutte le loro illazioni lanciate contro Stella, non avrebbero più fatto breccia, dato che il loro vero obiettivo era arrivare ai soldi e da quel momento in poi la gestione economica e il controllo sarebbero andati in mano a Stella. Da quel momento fu bloccata quell'emorragia di soldi e cercò di tamponare tutti i problemi che sua madre aveva creato. Un giorno Stella, senza alcun motivo, fu aggredita fisicamente davanti a sua madre, dalla prepotente amica, che la spinse facendola cadere per terra. Picchiò la testa e finì in Pronto Soccorso. Fortunatamente fu dimessa la stessa notte, ma la responsabile dell'accaduto avrebbe meritato davvero una bella denuncia. Stella però, era talmente stressata che non pensò minimamente di sporgere denuncia contro di lei. A distanza di un anno, lo stato di salute di sua madre si aggravò, fino a non poter più camminare, le mancavano le forze, così Stella decise di collocarla in una Struttura adeguata, dove la curavano benissimo e lei si trovò a suo agio. Finalmente si placarono i bollenti spiriti di sua madre, si ambientò bene in casa di Riposo e non inveì più contro sua figlia, anche perché ormai era molto debole per sprecare tanta energia. Purtroppo lei non era diventata ancora consapevole della natura di quelle tre donne di cui si era sempre fidata, né tanto meno capiva ancora quanta sofferenza avesse procurato a sua figlia, non solo a causa della manipolazione di cui era stata vittima, ma a causa della sua voglia di primeggiare, quasi a competere con sua figlia, essendo un'accentratrice presuntuosa. Finalmente Stella riacquistò un po' di serenità. Le due importune cugine e l'invadente amica di famiglia, che avevano creato discordie in quella famiglia, sparirono dalla scena.

SECONDA PARTE

    Passò qualche anno e si verificarono delle situazioni incresciose, che servirono se non altro a far  aprire gli occhi alla madre anziana, la quale per lunghi anni e fino a quel momento, era stata vittima del plagio delle due gemelle (figlie di sua sorella). Un giorno queste ultime si presentarono da lei presso la Casa di Riposo, per parlare di affari, con l‘intento di fare pressione affinché sua figlia, nonché amministratore di sostegno, potesse prendere una decisione in merito alla successione immobiliare, che  avrebbe avvantaggiato loro stesse, essendo cointestatarie di alcuni appartamenti, che Stella avrebbe messo in vendita.  Evidentemente le gemelle non avevano capito che adesso la zia andava d’accordo con la figlia, la quale, pur  essendo una persona onesta e mite, era più astuta di loro. L’unica differenza era che  queste due sorelle usavano l‘astuzia per ingannare il prossimo, mentre l‘intelligenza di Stella, sarebbe stata utile per difendersi dagli attacchi e dalla malvagità delle sue cugine. Ebbene, la zia immediatamente capì che qualcosa non quadrava e allora si oppose a quella richiesta impropria. Le gemelle, non vedendosi accontentate, si infuriarono e si congedarono. Da quel giorno le due nipoti non si fecero più vive. Era stato davvero provvidenziale, perché la zia era come se si fosse svegliata da un incubo, in quanto ormai aveva  la consapevolezza di essere stata ingannata per un’intera vita, proprio dalle persone di cui si era fidata ciecamente, riuscendo adesso a vederle per come realmente erano, ossia persone false e avide. In realtà solo per opportunismo erano riuscite ad entrare nelle sue grazie e tutta quelle premure che avevano spacciato per affetto, erano soltanto una posa, dato che ciò che le animava era sempre stato puro interesse. Un giorno, la donna anziana, delusa e amareggiata, decise di raccontare tutto a sua figlia e finalmente Stella provò un grande senso di sollievo, perchè grazie a quella  delusione, sua madre strappò il velo dell’illusione. Le raccontò inoltre che tempo addietro, queste due usurpatrici, insieme all’amica avvocato, si erano presentate a casa sua, quando Stella era fuori sede, per farle fare un testamento olografo a loro beneficio, dove per l‘appunto lei dichiarava che  tutti i beni sarebbero stati destinati a loro,  come se la figlia non esistesse. Le disse inoltre dove aveva nascosto il foglio  scritto di pugno da lei stessa, sotto  dettatura. Stella andò a prendere il testamento, che ovviamente sarebbe risultato nullo, dato che sua madre aveva anche  una  diagnosi che attestava la sua  incapacità di intendere e volere, quindi  portò il documento dal suo avvocato, per poter intraprendere la via legale. Non lo stracciò, ma lo usò come arma contro le persone responsabili.  Le due cugine e la sedicente amica di famiglia avevano commesso un grave reato: appropriazione indebita e circonvenzione di incapace nei confronti di una vecchietta affetta da demenza senile. Adesso che la madre non era più alleata con le persone sbagliate, sentendosi tradita, era disposta a collaborare con la figlia che avrebbe sporto denuncia a carico delle due malfidenti cugine. Non si sa come si sia conclusa la vicenda, dato che i tempi della Giustizia sono lunghi. La cosa più importante fu che alla fine  si era ripristinato il rapporto di fiducia tra madre e figlia. Adesso, da predatrici che erano state, si sentivano prede minacciate, perchè prima o poi avrebbero dovuto rispondere alla Giustizia. Finalmente Stella continuò ad occuparsi della madre in modo sereno, senza che lei si opponesse al suo aiuto, come aveva fatto in passato, infatti era arrivato il momento di consegnare le redini a sua figlia, a causa del suo aggravamento di salute. Si rese conto che soltanto sua figlia avrebbe voluto il suo bene.

. Testimonianza di anonimo

VERITA' SCOMODE

Parte prima

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Milly aveva due figlie ormai grandi. La maggiore, Luana, vinse un concorso e si trasferì in un'altra città dove occupò un agiato posto di lavoro. L'altra figlia, Cecilia, si trasferì lontano, essendosi sposata, trovò anche lei una sistemazione e creò una famiglia. Purtroppo, dopo alcuni anni, Luana si ammalò, soffrendo di una malattia psichiatrica, affetta da manie di persecuzione. In effetti, già in passato accusava i primi sintomi di stranezza. Il padre, preoccupato per lei, dopo dieci anni che viveva da sola, a sua insaputa, la fece trasferire per farla vivere in famiglia. In teoria la vicinanza dei genitori sarebbe stata utile per poterla assistere e seguirla nella cura, ma non fu così, dato che Luana, essendo testarda e soprattutto non accettava di essere malata e bisognosa di cure. Luana di tanto in tanto, quando usciva con sua madre, urlava, essendo in preda ai suoi deliri, un giorno si distese per terra in mezzo alla strada, rischiando di essere travolta dalle automobili. Nei suoi momenti critici quindi si doveva necessariamente ricorrere al TSO. Tuttavia, la madre, malgrado lo stato di salute della figlia fosse davvero preoccupante, era contenta che lei fosse tornata a vivere vicino a lei e nonostante conoscesse la motivazione, si illudeva che fosse stata una sua scelta, mentre invece era tornata a malincuore. Milly ogni tanto faceva notare all'altra figlia che Luana era più buona di lei e più affettuosa, quindi la definiva la figlia prediletta. Lo diceva con disinvoltura. Tra l'altro, Milly e Luana avevano lo stesso carattere e gli stessi gusti. Avevano entrambe un rapporto strano col denaro, avevano un buon reddito, ma sprecavano le proprie risorse in modo poco sensato. Tra l'altro Luana era ludopatica, lo era diventata di più da quando non lavorava e non sapeva come riempire il tempo, ma sua madre era compiacente e la assecondava sempre. Desiderava il suo bene, ma in realtà la danneggiava. In poche parole, madre e figlia erano in perfetta simbiosi e prive di buon senso, addirittura le metteva a disposizione i propri soldi per soddisfare i suoi capricci. Cecilia invece essendo una persona di indole responsabile, entrava spesso in conflitto con le familiari, ma subito si accorgeva che con loro era tempo sprecato. La cosa grave non era tanto questa dispersione di soldi, ma la scarsissima attenzione che prestavano alla cura della salute di Luana. La madre, con questo suo atteggiamento oltremodo permissivo nei confronti della figlia malata, era come se volesse restituirle quella felicità che il destino le aveva negato e da qui ne derivava anche un regime di vita sfrenato in cui mamma e figlia si immergevano per dimenticare i loro veri problemi che non erano in grado di affrontare. Sua madre non sopportava alcuna correzione o critica costruttiva da parte di chicchessia. Faceva credere di essere vittima dell'ingerenza di Cecilia, senza accorgersi di essere invece succube di ogni capriccio della figlia malata, ma quello per lei ciò non contava affatto, dal momento che verso questa figlia nutriva un sentimento che rasentava la venerazione e le perdonava tutto. Milly temeva che Cecilia avrebbe voluto modificare il suo stile di vita, mentre lei si voleva sentire libera. Per lei, Cecilia era diventata la figlia indisponente e dittatoriale, mentre non si rendeva conto che era Luana la vera despota! Inoltre secondo lei, i medici non erano stati capaci di guarire la figlia malata e in questo modo giustificava la scelta irresponsabile della figlia da rifiutare le cure. Lei, in qualsiasi contesto, approvava, giustificava e appoggiava ogni scelta della figlia, buona o deleteria che fosse. La loro assoluta sintonia faceva sì che il loro legame costituisse una simbiosi. Alla fine, visto che madre e figlia erano sempre recidive, anche per amor di pace, Cecilia preferì non intromettersi più nei loro problemi, sapendo che con loro sarebbe stata una battaglia persa, pur continuando a prendersi cura di entrambe. Intanto venne a mancare il padre e la situazione precipitò notevolmente, perché ormai era Luana che figurava come capo famiglia, anche se nella realtà si trattava delle decisioni della figlia malata che la madre faceva risultare come proprie e con questa modalità sono andate avanti per una vita. Luana era la mente (malata) e la madre, il braccio. Le menti contorte di Milly e Luana si manifestavano attraverso quello che facevano. Ad esempio, se si trattava di spendere dei soldi per la ristrutturazione della propria abitazione, Milly cercava sempre di evitare, perché secondo lei erano spese inutili. Molte volte era Cecilia che doveva sopperire alle spese da affrontare, perché non sopportava che la casa di sua madre dovesse andare a deperire. Milly, per non spendere soldi, trascurava persino la sua stessa salute, infatti per negligenza, o forse perché le sembrava una spesa superflua, in passato aveva evitato persino di sottoporsi alle cure mediche del dentista, per cui alla fine si ritrovò del tutto priva di denti e successivamente non pensò nemmeno di farsi una dentiera, perché a suo avviso, costava troppo. Milly si sobbarcava a tutte le necessità della figlia, anche a quelle a cui non avrebbe dovuto provvedere, per via dell'età e della salute malferma. Luana trascorreva quasi tutto il tempo a letto, tranne quando usciva per fare acquisti compulsivi, costringendo la madre già anziana ad andare in giro per i centri commerciali e alla fine la obbligava a portare le borse pesanti, malgrado lei barcollasse e non si reggesse bene in piedi. Finalmente Luana aveva accettato le cure mediche, ma purtroppo ormai era troppo tardi, in quanto la sua psiche non reagiva più all'effetto dei farmaci. Tutte le volte che veniva ricoverata in Ospedale, il miglioramento era solo momentaneo. Intanto Luana diventava ancora più aggressiva e ingestibile, non solo per il peggioramento della sua malattia, che la rendeva sempre più insofferente e nervosa. La madre, che riproponendo le stesse istanze della figlia malata, in certi momenti sembrava quasi avesse contratto la stessa patologia della figlia. Cecilia decise di trasferirsi nella sua città d'origine, per poter avvicinarsi alle sue familiari e curarle più agevolmente. Il peggioramento del quadro clinico di Luana era ormai palese. Si trattava di un decadimento verificatosi non all'improvviso, ma di un lungo percorso, durante il quale il fatalismo aveva preso il sopravvento. Quando Luana aveva ripreso a vivere con sua madre, per quest'ultima il problema della malattia era quasi marginale. Lei era solo felice di riavere la figlia con sé, di accudirla e servirla. In uno dei suoi primi ricoveri in Ospedale, forse fu proprio il primo, lo specialista a raccomandare l'importanza delle cure assidue, dato che la discontinuità avrebbe causato danni irreversibili alla sua psiche. Probabilmente già da allora per Luana si sarebbe richiesto il ricovero in una struttura apposita, dove la curassero regolarmente e da dove inizialmente magari si sarebbe potuta recare per alcuni giorni al mese nella sua famiglia per poi rientrare nella struttura. Questa sistemazione poteva essere anche un percorso temporaneo, per acquisire l'abitudine alla terapia e poi col tempo sarebbe potuta tornare a vivere in famiglia, sempre in cura e con uno stato psichico accettabile. Purtroppo ciò non è mai accaduto e Milly, debole di carattere per conto suo, oltre ad appoggiare come già detto le sue scelte, alimentava in sua figlia la sfiducia nei confronti dell'aiuto che può dare la medicina. Era solita dire: "Tanto i medici non la guariscono". Ogni volta che lo stato di salute raggiungeva momenti critici, Milly collaborava con la malata a non fare entrare i medici che si mobilitavano per farle il TSO. I trattamenti obbligati ne ha avuti una sfilza, malgrado le fossero assegnate le cure mensili al CPS, dove lei non si sarebbe mai recata. Ogni iniziativa da parte di Cecilia era bocciata in partenza, dato che sua madre, pur esprimendosi con la sua bocca, riportava pari pari i desideri di Luana. Già da allora Cecilia si accorgeva come quella situazione, per tanti aspetti drammatica, perché fuori controllo, era accettata da sua madre come normale. Per lei non contava tanto che questa figlia precipitasse sempre di più nel gorgo della sua malattia. A lei bastava godere di questa presenza, come di un feticcio di cui ti appaga solo la compagnia e il fatto elementare di accudirla e servirla giorno dopo giorno, ma preoccupandosi solo del momento presente, senza curarsi del progressivo peggioramento dovuto alla sua necessità più importante: quella di ricevere cure assidue. Il quadro clinico di Luana era peggiorato ulteriormente, malgrado tutto, era sempre lei a comandare in quella casa, mentre sua madre dal canto suo, o approvava e sosteneva, oppure subiva. Per un certo periodo Luana si era convinta che sua sorella fosse una persona importuna e pericolosa e allora aveva deciso di non farla entrare in casa e sua madre anche in quel caso avrebbe dovuto acconsentire. Il paradosso era che nello stesso tempo Milly si faceva vittima, dicendo ai parenti, per scrollarsi le proprie responsabilità, che Cecilia la trascurasse. Dopo quel periodo in cui Cecilia non mise più piede in casa di sua madre, se non altro, continuò a provvedere comunque a tutte le loro esigenze, avvalendosi della collaborazione dei propri figli e della badante. Quando finalmente Luana permise alla sorella di entrare in casa, non le permise però di farla entrare nella sua stanza, lo stesso divieto fino a poco tempo fa valeva per la domestica, che faceva entrare, ma solo per la pulizia essenziale. Questa lavoratrice ha rinvenuto ultimamente delle boccette di EN nascoste, prive di contagocce (ciò fa pensare che lo assuma in quantità incontrollata) Ovviamente è stato informato anche il CPS. Tale farmaco tra l'altro le è stato vietato dal suo psichiatra, perché incompatibile con la sua terapia. Probabilmente lei aveva accantonato delle confezioni e si può spiegare perché vorrebbe avere del denaro liquido suo, ma non può essere accontentata. La situazione è drammatica, persino Milly, che è stata sempre contraria in tal senso, ormai è stanca e sarebbe propensa a far ricoverare Luana in una struttura. Dalla posizione di Cecilia, che è stata nominata amministratore di sostegno della sorella e della madre, però, senza l'approvazione e la delibera del Giudice Tutelare, non può spostare neanche una virgola. Le strutture ci sono nei paraggi e il suo consulente ha già fatto presente ogni particolare, ma purtroppo tutto va a rilento. Adesso Milly ha superato i 90 anni, malgrado abbia bisogno di una domestica a tempo prolungato, è costretta a rifiutarla perché Luana si infastidisce della presenza di persone estranee. Luana ormai è diventata uno zombi, pur mantenendo la sua aggressività. Sembra una tigre indomabile e persino la domestica a volte ha paura del suo sguardo inquietante. Nonostante ciò le infermiere del CPS la vanno a curare a domicilio, ma purtroppo l'inefficacia deriva soltanto da un deterioramento organico della psiche che non risponde più alle cure. Milly è vittima della sua stessa presunzione e superbia, vittima della figlia malata, di cui è succube e schiava e nello stesso tempo, è sua carnefice, senza saperlo, perché non curandola, ha contribuito all'aggravamento della sua malattia. Il sogno di Cecilia è quello di collocare sia la sorella che la madre in due strutture adeguate. Nel frattempo il Giudice tutelare, tramite il CPS e il legale di Cecilia è stato messo al corrente dell'aggravamento dello stato di salute della persona da tutelare, ma tutto tace, come se il Giudice fosse un fantasma.

VERITA' SCOMODE

Parte seconda

Il rapporto tra madre e figlia era fondato sulla mancanza di rispetto. Il dispotismo da parte di Luana nei confronti della madre c'era sempre stato sin dall'epoca in cui la figlia era tornata a vivere in famiglia. Entrambe erano in perfetta simbiosi, dato che Luana aveva l'indole della despota, mentre la madre era una succube e nello stesso tempo aveva un carattere ambiguo. In realtà era come se avessero bisogno l'una dell'altra. Purtroppo però, da parte della madre, il troppo permissivismo e l'amore morboso verso la propria figlia malata e prepotente, aveva rovinato la figlia stessa, aggravando il suo stato di salute e nello stesso tempo aveva arrecato sofferenza a se stessa, perché nonostante fosse diventata molto anziana, si era ritrovata ad essere la sua schiava e prigioniera. Tutto era avvenuto in modo graduale. In effetti, i parenti che vivevano vicino a Milly e Luana, anni addietro avevano allarmato l'altra figlia, Cecilia, che viveva lontano, affinché provvedesse ad avviare ricorso per l'interdizione di entrambe, ma lei credeva che questi fossero esagerati e così non ascoltò il loro consiglio. Quando però dopo tanti anni lei si trovò a vivere vicino a sua madre e sua sorella per assisterle, si rese conto che era il momento per avviare il ricorso e amministrarle. I parenti che vivevano lontano invece non immaginavano assolutamente dello strano rapporto che esisteva tra madre e figlia, né tanto meno dei danni che provocavano a loro stesse. In passato Milly era abituata a regalare tantissimi soldi a Luana, sia per i suoi capricci, sia perché  era ludopatica  e i soldi non le bastavano mai. Comprò anche un appartamento intestato a lei, rinunciando persino all'usufrutto. In seguito, entrambe erano finite nelle mani di delinquenti che le avevano raggirate e truffate, ma purtroppo non traevano insegnamento dalle esperienze negative, anche perché non erano in grado di distinguere il bene dal male, né tantomeno i disonesti dalle brave persone. Nell'ultimo periodo Luana sembrava posseduta dal demonio, per come trattava sua madre. Non voleva nessuna badante, perché pretendeva di essere servita sempre e soltanto da lei, obbligandola persino a portarle il cibo al letto, nonostante l'anziana donna facesse fatica a camminare, deambulando col girello. Non le permetteva nemmeno di farla uscire per una passeggiata con sua sorella e suo marito, neanche per le sue necessità. Lei inoltre pretendeva dalla sorella di farsi caricare tre cellulari, di cui il terzo apparteneva alla madre, ma lo usava sempre lei, dato che glielo nascondeva, col pretesto di non sopportare la sua voce. In verità era perché temeva che sua madre raccontasse tutto ai parenti. Luana, nonostante la sua malattia e prepotenza, era molto furba. Se qualche volta la domestica interveniva per prendere le difese dell'anziana donna, lei andava in escandescenza e lo stesso succedeva con sua sorella. Nessuno poteva intromettersi o farle delle osservazioni. C'era però chi malignava, insinuando o sospettando che sua sorella Cecilia la privasse delle cose essenziali, pensando che fosse avida e cattiva. Lei semplicemente aveva deciso di non darle più la cifra mensile che spettava a sua sorella, perchè non le consegnava gli scontrini e perchè ne faceva un cattivo uso. La situazione stava gettando nello sconforto più totale Cecilia, che vedeva la madre sequestrata dalla figlia malata, ormai inconsapevole del proprio stato delirante. I parenti più malvagi, approfittando della fragilità mentale e della buona fede delle sue congiunte, si permettevano di soffiare sul fuoco, aizzando queste due donne contro di lei, che era preposta alla loro garanzia e tutela. Quando andavano a fare delle visite, sceglievano appositamente dei momenti in cui Cecilia era assente. Agivano anche telefonicamente insinuando in loro la sfiducia nei suoi confronti, promettendo improbabili trasferimenti, istigandole ad aver concesse ingenti somme di denaro da parte della sorella, che gestiva le sue familiari e tra l'altro era subordinata al Giudice tutelare. Ultimamente, in seguito ad una lamentela di Luana, per via del secondo cellulare che non veniva caricato, sua cugina le aveva consigliato di rivolgersi persino ai Carabinieri. Evidentemente questi parenti cattivi non avevano la minima considerazione del dramma vissuto da quella famiglia, perché quelle rare volte che incontravano le due persone fragili, Milly non osava mai lamentarsi della figlia malata e quindi non raccontava come veniva trattata dalla stessa, per paura della sua reazione. Inoltre questi individui si fidavano ciecamente di tutte le bugie che raccontava la parente psicopatica. In particolare all'anziana madre non solo veniva impedito di avere un minimo di vita sociale, negandole anche l'accesso in casa di qualsiasi persona, ad eccezione questi parenti malevoli, ma il fatto ancor più grave era che lei non poteva ricevere le cure più elementari per la propria igiene personale. A titolo esemplificativo, alla madre veniva impedito di poter tagliare i capelli, ricorrere al podologo e addirittura, affacciarsi sul balcone ed utilizzare il telefono per avere contatti con la parentela. Ormai Luana conduceva la maggior parte del tempo nel proprio letto facendosi servire il pranzo dalla madre esausta. I parenti invadenti e nocivi, nonché privi di umanità, miravano a confondere la mente delle due persone fragili e rendere più complicata l’opera che la familiare preposta compiva nei loro confronti.

LA PAZZIA COME NORMA DI VITA

Parte terza

Luana affermava di convivere col suo neuroncino Giovannino. Dialogava ormai da tempo col suo immaginario neuroncino. Per lei era più di un amico, un fidanzato, un consigliere, un'entità che sconfiggeva la solitudine. Lui era il responsabile delle sue azioni. A volte le suggeriva di mangiare tanto e quindi Luana aveva deciso di portarsi tutto il cibo in camera sua, lasciando sua madre spesso a bocca asciutta. Milly non doveva lamentarsi, poichè avrebbe dovuto capire che adesso c'era una persona in più da sfamare: Giovannino. Luana creava ogni giorno un problema e sua sorella, nonché amministratore di sostegno, ormai abituata alla sua pazzia, doveva necessariamente cercare di tamponare in qualche modo i suoi problemi, ovviamente entro i propri limiti. Luana telefonava a sua sorella dicendo di comprarle un materasso nuovo, il più costoso che ci fosse in commercio, dato che il suo ormai era da buttare, a causa della sua incontinenza. Sua sorella era disposta a comprarglielo, ma a condizione che questa volta lo proteggesse con una traversa. Provvisoriamente Luana usò un materasso a una piazza che aveva di riserva, ma quando lei si mostrò contraria all'utilizzo della traversa, sia su questo provvisorio, sia sull'altro da comprare, la sorella fece un passo indietro. Allora con atteggiamento vittimistico, Luana iniziò ad allarmare i parenti e le infermiere del CPS che andavano a visitarla a domicilio, cercando di mettere ancora una volta la sorella in cattiva luce, dicendo che Cecilia non avrebbe voluto comprare il nuovo materasso ad una piazza e mezzo. Anche in quest'occasione, i parenti sensati, conoscendo il problema, non le diedero retta, mentre gli altri che avevano voglia di speculare sulle incomprensioni senza conoscere i fatti, davano ragione, a prescindere, alla malata, che si dichiarava vittima, per scaricare critiche e maldicenze addosso alla sorella. Luana , essendo stata sempre abituata, anche sin da giovane e quando non si era ancora ammalata, a non ricevere mai un "no" e a vivere all'insegna della pazzia, credendo che tutto le fosse dovuto. Evidentemente, adesso che era affetta dalla sua patologia, la sua pazzia era diventata norma di vita. Infine Cecilia le comprò il materasso nuovo e sua sorella finalmente accettò l’idea di proteggerlo con una traversa. Il suo aggravamento di salute andava di pari passo con la prepotenza e infatti non aveva pietà per la madre anziana, che maltrattava moralmente, considerandola alla stregua di una schiava. infatti Luana si sentiva autorizzata ad inveire contro di lei, contro la domestica e contro la sorella, poiché nessuno poteva scambiare quattro chiacchere con sua madre per oltre cinque minuti. Col pretesto della sua insofferenza ai suoni e alle voci, se infatti sua sorella si fosse trattenuta a parlare con sua madre più del tempo previsto, Luana urlava come una forsennata, implorandole di uscire di casa. Un giorno Luana si alzò dal suo letto precipitandosi verso la sorella per aggredirla fisicamente, perché lei non aveva obbedito alla sua volontà. Per fortuna Cecilia la anticipò e uscì dall'uscio a gambe levate, evitando il peggio, ma questa volta ebbe veramente paura. La domestica, dinanzi a quella scena e alla sua imprevedibilità, si terrorizzò. La situazione era diventata davvero insostenibile. La madre, che inconsapevolmente, sin dal passato, aveva contribuito a farsi trattare senza un minimo di riguardo, per come l'aveva abituata da una vita, permettendole tutto, anche di andare contro se stessa, rifiutando le cure, ma per i parenti tutto era normale e dicevano che lei in fondo faceva del suo meglio. Di conseguenza Milly assistette impotente all' aggravamento dello stato di salute della figlia stessa. Purtroppo però adesso la madre anziana, essendo fisicamente molto fragile, anche uno spintone avrebbe potuto mettere a rischio la sua vita. Finché la burocrazia non avesse compiuto il suo decorso, nessuno avrebbe potuto cambiare quella situazione. Soltanto l'interdizione avrebbe permesso il ricovero in una struttura adeguata e la madre avrebbe potuto trovare un po' di sollievo riprendendo la sua vita normale. Luana, per via della sua malattia, viveva in una sorta d'inferno e nello stesso tempo condizionava la vita di chi le stava vicino. Negli anni passati Cecilia aveva esortato sua madre in diverse occasioni ad essere più determinata nel gestire la malattia della sorella, ma lei si giustificava dicendo che lo faceva per lasciarla libera di decidere, non volendo ammettere che questa scelta derivava solo dalla propria mancanza di carattere. Milly non si limitò a non ascoltare i suggerimenti sensati dell'altra figlia, ma iniziò ad accusarla di ingerenza e tra i parenti ci furono quelli che le credettero. Milly, non avendo mai avuto la capacità di farsi un'autocritica, a suo avviso, non sbagliava mai. I danni che la madre, in modo inconsapevole, aveva contribuito a provocare, erano ormai irreversibili. Tutto derivava da un suo limite mentale, dato che si accontentava soltanto di avere la figlia vicina, tralasciando quello che sarebbe stato il suo problema più importante, quello di curare la sua malattia. Sia la madre che la figlia malata adesso stavano raccogliendo i loro frutti. La dissolutezza e l'irresponsabilità avevano condizionato le loro vite e adesso si vedevano i risultati.

CONSIDERAZIONI

Una persona molto anziana che ormai ha perso molte delle sue facoltà, dovrebbe essere aiutata o affiancata da un figlio, se ne ha, che dovrebbe tutelarla per il resto della sua vita. Purtroppo però non tutti gli anziani che perdono le loro facoltà mentali, riconoscono questo decadimento e tanto meno accettano di essere aiutati, specie se hanno un carattere orgoglioso e caparbio. Succede che questi vecchietti si addossino responsabilità che non sono in grado di sostenere, grazie anche all’appoggio di taluni parenti che li assecondano, facendoli illudere di essere sempre in gamba. Ma alla fine non sono i parenti a pagare le conseguenze, ma i poveri vecchietti, che vanno incontro a truffe, raggiri e cose del genere. I figli molte volte possono subentrare in soccorso dei genitori anziani soltanto dopo che si sono cacciati nei guai.

SOLDI A TUTTI I COSTI

Parte quarta

Milly, per via dell'età avanzata, iniziava a dare evidenti segni di squilibrio mentale e dato che era tutelata dalla figlia Cecilia, non sopportava di essere gestita economicamente, perché non usciva più di casa. Dato il suo carattere esageratamente orgoglioso, ogni atto di gentilezza ricevuto per Milly diventava un atto di umiliazione e chi le fosse venuto incontro per aiutarla, lei l'avrebbe giudicato male, temendo di essere considerata incapace. Sicuramente Milly aveva una mente perversa, come quei parenti che facevano il tifo per lei, nel senso che la aizzavano contro la figlia sana e premurosa, illudendola che fossero legittime le sue richieste illecite. Ormai non riceveva più visite da nessuno, tranne dalla figlia che si prendeva cura di lei; non riceveva nemmeno telefonate, per cui era convinta che gli altri senza l'autonomia economica non fosse più degna di considerazione. Le persone con cui Milly parlava telefonicamente, erano i parenti sobillatori, che di tanto in tanto strumentalizzavano le due fragili donne per metterle contro la loro familiare. Così come era solito fare la figlia psicopatica, anche Milly inventava scuse campate chiedendo dei soldi a Cecilia. Lei da giovane aveva rivestito un ruolo di responsabilità, perché dirigeva un'azienda, almeno così risultava. In realtà delegava sempre i suoi collaboratori per assolvere alle mansioni che avrebbe dovuto svolgere lei. Ma lei si era sempre vantata della sua abilità dirigenziale, un po' come quei bambini che con l'aiuto delle rotelle, vanno in bicicletta, convinti di un'abilità che non hanno. Un giorno disse a sua figlia: "Mi devi dare 1000 euro, perché li devo regalare ai bambini poveri". Lei, con tanta delicatezza, per non contrariarla le rispose: "Certo! E' giusto aiutare i bisognosi, ma dimmi, quando verranno a casa tua questi bambini? Chi sono?" La madre non sapeva rispondere e allora Cecilia. continuava: "Se vuoi fare un versamento postale per i bambini poveri, dammi tutti i dati e il numero del conto corrente dell'Associazione ONLUS, che ci penso io. Tanto tu tu non esci! Sei contenta?" A queste condizioni, lei si arrendeva e cambiava discorso. Trascorsi un po' di giorni, la madre se ne uscì con un'altra trovata: "Mi devi dare i soldi per il mio funerale! Questa volta mi devi accontentare!" La figlia, fingendo che quella fosse una richiesta legittima, rispose: "Certo che te li do, ma prima fatti fare un preventivo dall'impresa di pompe funebri! Allora in questo caso vorresti pagare l'intero importo in anticipo? E ti conviene? Lo sai che chi ha pagato il pesce in anticipo, ha mangiato quello avariato? Se mettiamo tu avessi ordinato una cassa di mogano massello, quelli ti potrebbero rifilare una scatola di compensato con l'impiallacciatura in finto mogano! Questo solo per la bara! E i fiori? Se per caso ti mettessero quelli in plastica, tu come faresti dopo ad accorgertene? Insomma, pagare in anticipo non conviene mai! E se tu pensi di poterli pagare dopo e farlo tu personalmente, dovresti chiedere una grazia speciale al Padre Eterno, per concederti di rinvenire, giusto per quel poco che ti serve a saldare il conto! Allora, dimmi, mamma, cosa hai deciso?" Sua madre, di fronte a queste condizioni così irrealizzabili, si sentì sconfitta e con la sua mania di non darsi mai per vinta, si rimangiò la proposta ed esclamò: "Ma io non ho detto niente!" In effetti la mamma anziana, nella sua vita, aveva sempre avuto l'illusione di sentirsi realizzata in virtù dell'autonomia economica e nello stesso tempo amava regalare soldi a chicchessia e non a chi ne avesse avuto veramente bisogno, dato che le sue relazioni non erano fondate sui veri sentimenti, essendo una persona piuttosto fredda, che non credeva all'amore disinteressato. Questo suo modo di affrontare la vita e di concepire i legami affettivi attraverso il denaro purtroppo rispecchia lo stile di vita di molte persone, che incapaci di provare veri sentimenti, al loro posto usano i soldi.

IL PRETESTO DELLA BENEFICENZA

Parte quinta

Milly aveva un chiodo fisso, pretendere di avere soldi in mano per farne quello che voleva, malgrado il suo stato fisico non le permettesse di uscire. Nonostante tutto non si rassegnava all’idea di essere amministrata e il suo deficit cognitivo le faceva credere di poter svolgere tutto quello che aveva sempre fatto in passato. Tutte le volte che vedeva sua figlia, si lamentava atteggiandosi a vittima, dicendole che voleva mille euro, di cui 500 euro le avrebbe destinate ad un‘ Associazione Umanitaria per i bambini poveri e 500 per averli a disposizione. Un giorno sua figlia, essendo stanca delle sue lamentele, ebbe la felice idea di accontentarla, anche se solo in parte, malgrado immaginasse che probabilmente quel desiderio fosse solo un pretesto. Avendo contatti con alcuni missionari che conosceva personalmente e di cui si fidava ciecamente, Cecilia decise di effettuare un vaglia postale a favore delle Opere Umanitarie. La differenza era che questa volta Cecilia aveva fatto una donazione a nome di sua madre, utilizzando però i propri soldi. Il motivo era semplice: Cecilia, essendo amministratore di sostegno, avrebbe dovuto rendere conto al Giudice tutelare, dato che sua madre era sotto la sua gestione e dubitando che quella cifra fosse piuttosto esosa, preferì rimetterci di tasca propria. Quando si presentò da sua madre, Cecilia le mostrò la ricevuta rilasciata dalla posta a nome suo, con la stessa cifra che sua madre avrebbe voluto donare. Milly rimase spiazzata, perché forse non si aspettava che sua figlia prendesse alla lettera la sua richiesta. Cecilia aveva capito che l‘unico modo di potersi relazionare con sua madre per amor di pace, sarebbe stato quello di darle l’illusione che fosse sempre lei a comandare, come se fosse perfettamente all’altezza.

QUANDO UN SI’ PUO’ ESSERE FATALE

Parte sesta

  Milly, essendo una persona molto superficiale e irresponsabile nel  rapporto con la figlia malata, sin da giovane, adesso che era diventata molto anziana, aveva amplificato queste sue caratteristiche negative. Sua figlia Luana continuava a tenerla come in ostaggio, trattandola peggio di una schiava e lei da un canto era stanca e avvilita, mentre dall’altro, continuava ad assillare l’altra figlia, colei che si prendeva cura di entrambe,  per accontentare le illecite richieste della figlia malata.  In pratica Milly aveva trovato  il suo capro espiatorio nell’altra figlia e non capiva che lei stessa era ostaggio della figlia malata, che a modo suo pensava di difendere. Di conseguenza non smetteva di chiedere una cospicua quantità di denaro liquido a Cecilia, con la scusa che doveva fare dei regali e che a suo avviso non avrebbe dovuto dare spiegazioni, del resto  per via della memoria compromessa, dimenticava che anche lei fosse tutelata, quindi la figlia che amministrava entrambe, sarebbe stata  tenuta a dichiarare ogni spesa, perché a sua volta, avrebbe dovuto dare conto al Giudice tutelare. Ma tutte le volte che le parlava del Giudice tutelare, sua madre si infuriava e imprecava, manifestando   lo stesso atteggiamento che avrebbe avuto un fuorilegge nei confronti  del carabiniere che lo deve sorvegliare.  La sua mancanza di carattere era  stata da sempre  la rovina di sua figlia, avendola assecondata tutta una vita, anche  nelle sue scelte sbagliate, soprattutto lasciandola libera nella sua ostinazione a rifiutare le cure, diventando complice del suo danno. La figlia malata, che per una vita aveva sempre rifiutato ogni tipo di cura e di intervento medico, adesso che la sua salute  era molto compromessa, aveva sviluppato una sorta di dipendenza da certi farmaci, che però sarebbero risultati incompatibili con la cura che doveva assumere regolarmente. Questa impresa ardua che avrebbe dovuto condurre la figlia per la tutela di entrambe,  era come una battaglia, perché madre anziana e figlia malata, attraverso la loro complicità, riuscivano ad ingannare chiunque, creando falsi problemi. La suggestione che riuscivano a trasmettere era simile a quella di un prestigiatore che maschera i propri trucchi, distraendo il pubblico, spostando l’attenzione, per poi conseguire il suo risultato. Per evitare che la madre andasse in escandescenza, perdendo l’autocontrollo, Cecilia  decise di non parlare  più delle disposizioni del Giudice tutelare e allora pensò  di metterla con le spalle al muro, una volta per tutte, andando al centro del problema, ovvero smascherando questa finzione, in cui essa cercava di  far credere che i soldi sarebbero serviti per fare regali, mentre invece si capiva benissimo chi fosse il destinatario di questo “regalo”, cioè il committente, ovvero la figlia malata.  Un giorno, la madre, pressata da quest’ultima, continuando ad assillare l’altra figlia affinché  le concedesse quella somma richiesta e notando in lei una certa resistenza, minacciò che si sarebbe buttata dal balcone. In questo rapporto simbiotico, la madre è come se avesse fatto un patto di fedeltà alla figlia, un’alleanza a spregio di ogni regola e convenzione, dove il suo ruolo è quello di accontentare e difendere ogni richiesta,  più o meno lecita a qualsiasi costo, a qualsiasi condizione, ma soprattutto senza giudicare, né tanto soppesava le eventuali conseguenze di ogni libertà concessa.  Un giorno, quando finalmente Cecilia riuscì a fare uscire sua madre per portarla dalla parrucchiera, sfruttò l’occasione per poter parlarle liberamente, senza la presenza della sorella. Le disse: “ Mamma, tu stai insistendo perché vuoi mille euro per fare i regali e io non avrei niente in contrario, però a condizione che sia io a controllare la vera destinazione dei soldi. Per capirci, io ho avuto ordini dal CPS di non fare arrivare assolutamente soldi a mia sorella, perché sappiamo che lei si va a procurare il farmaco che le è stato vietato e rischia di stare molto male, come già è successo. Non ti rendi conto che a furia di dire sempre sì a tua figlia, l’hai rovinata? E magari vorresti  continuare a farlo per non sopportare le sue insistenti richieste! Adesso che sono io la responsabile, non posso permettere che questo accada, perché ho il compito di sorvegliare! Nello stato in cui si trova adesso tua figlia, accontentarla, quindi permetterle di procurarsi i farmaci che vuole, potrebbe significare ucciderla, quindi tu vorresti essere responsabile della sua morte?”  La convivenza tra madre e figlia, per le conseguenze che creava, aveva avuto un esito deleterio dal momento che la madre, un po’ per superficialità, un po’ per mancanza di carattere, non era mai stata in grado di giudicare se ogni richiesta o desiderio della figlia fosse lecito o ammissibile, dal momento che lei si limitava a dire sempre sì, anche quando le scelte della figlia si fossero potute ritorcere negativamente su sé stessa. Di questa sua debolezza si faceva quasi un vanto, dicendo che lei faceva tutto il possibile per accontentare e rendere felice sua figlia. Per entrambe l’importante era soddisfare le esigenze dell’attimo presente, senza doversi preoccupare del dopo, ovvero delle conseguenze che quella scelta avrebbe potuto determinare nell’attimo successivo. Madre e figlia, anche nel loro percorso di vita precedente avevano preferito sempre l’istintività alla razionalità.  Nel frattempo le infermiere del CPS che prestavano cure a domicilio, tendevano a vanificare il lavoro della sorella, poiché impedivano che venissero presi i provvedimenti necessari in funzione dell’ aggravamento del quadro clinico della paziente, minimizzando i problemi man mano che si presentassero. Non si capiva il motivo di tale ostruzionismo, ma l’ipotesi più plausibile poteva essere collegato all’indennizzo percepito per ogni intervento domiciliare, a cui non avrebbero voluto rinunciare. Cecilia, avendo notato che le infermiere del CPS sfoggiavano maggior autorevolezza della specialista, che in teoria avrebbe dovuto dirigerle, presero come spunto da talune incomprensioni, dovute a capricci gratuiti dell’assistita e non a responsabilità della sorella che l’amministrava, hanno dubitato che quest’ultima fosse adatta a rivestire il ruolo di amministratore di sostegno, per cui a loro avviso avrebbe potuto cedere l’incarico ad un’altra persona.  In quel momento si era capito benissimo che per loro sarebbe stato molto più facile e più comodo confrontarsi con un amministratore estraneo alla famiglia dell’assistita, il quale sicuramente avrebbe lasciato correre molto di più, concedendo loro  maggiore spazio di azione. Quando la situazione cominciò a precipitare, diventando rischiosa per la sicurezza dell'anziana madre che conviveva  con la figlia malata, dopo aver informato anche il Giudice tutelare,  la figlia decise di presentare un 'istanza presso i Carabinieri, nel caso si fosse verificato qualche incidente, avrebbe così dimostrato di aver fatto il possibile per  allertare tutte le autorità.

Una persona psicopatica amplifica il suo carattere, per cui se è di indole buona manifesta il suo carattere mite, mentre se è di indole cattiva, la cattiveria sarà rafforzata dalla malattia stessa. E’ come se una persona ubriaca che si trova in stato di brezza, può diventare violenta, ma siccome non tutti diventano violenti, significa che dipende dall’indole della persona ubriaca. Allo stesso modo ci sono psicopatici buoni e altri cattivi. Nel caso di Luana, il suo comportamento deleterio non si può attribuire alla malattia ma al suo carattere. La malattia semmai amplifica la sua indole cattiva. Purtroppo nella mentalità comune si crede erroneamente che una persona psicopatica grave si comporti in modo disumano perché dipende dalla malattia che l’affligge, ma non è così. Queste persone ignoranti non considerano che è la natura della persona malata mentale che rende una persona spietata e pericolosa.

SOTTERFUGGI E PRETESTI

Parte settima

Tutte le volte che la malata mentale veniva dimessa e tornava a casa dopo un periodo di ricovero ospedaliero, era un grave problema, perché se da un canto sembrava che fosse più in forma fisica e mentalmente più lucida, contemporaneamente si risvegliava la sua natura prepotente e dominante ed era capace di togliere la pace a chi doveva prendersi cura di lei. Era arrivata al punto che si comportava come una tossicodipendente in astinenza, che aveva bisogno di soldi per l’eroina. Ebbene, lei nonostante fosse a conoscenza del fatto che non avrebbe potuto assumere il farmaco proibito dal CPS, perché incompatibile con la sua terapia, si ostinava a volerlo a tutti i costi e allora inventava mille scuse per chiedere soldi a sua sorella, con l’intenzione di prendere un taxi e recarsi da da un medico privato, per chiedere una prescrizione a suo piacimento. Dato però che ormai sua sorella aveva capito quale fosse il suo proposito, non si lasciava ingannare, restando irremovibile. Di conseguenza l’ amministrata continuava a farsi vittima, raccontando di venire trascurata dalla sorella, come questa non le permettesse di fare colazione al bar, facendo apparire le sue richieste legittime ed il comportamento della sorella spietato. Ormai però quasi tutti erano già messi al corrente della drammatica situazione. Finalmente la sorella, amministratore di sostegno, ebbe la felice idea di risolvere l’apparente problema del bar parlando col gestore, affinché desse l’opportunità alla sorella gestita di consumare senza pagare e successivamente l’amministratore di sostegno avrebbe saldato i debiti.

SEQUESTRO SIMULATO

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Circa trent’ anni fa, in Sicilia, un ragazzo, figlio di una famiglia benestante, pensò di architettare un piano a dir poco diabolico, col proposito di arrivare ad estorcere a suo padre una grossa somma di denaro. Con la complicità di alcuni amici, mise in atto la scena di un rapimento, in cui ovviamente la vittima doveva essere lui. Tutto doveva funzionare alla perfezione, suo padre doveva assistere alla scena del rapimento, affinchè non dovesse credere che al momento della richiesta del riscatto, non si potesse trattare di uno scherzo. I suoi complici si sono presentati ovviamente mascherati e sotto chi occhi sbigottiti dei familiari, l‘ hanno costretto a salire nella loro auto, per poi partire a grande velocità. Tutti rimasero gelati dalla scena, senza sapere reagire, solo il padre, con l’istinto che solo un padre può avere, malgrado l’età, cercò di rincorrere quell’auto che si allontanava. Forse avrebbe voluto prendere il numero di targa, ma purtroppo la forte emozione e quella folle corsa, furono per lui fatali, infatti poco dopo si accasciò senza dare più segni di vita.

LEI

Pur di coprire le magagne della figlia prediletta ludopatica, Lei aveva parlato male dell‘altra figlia, dato che non sopportava di essere ripresa. Non è facile correggere i figli quando sono testardi e risoluti, ma i genitori hanno sempre il dovere di provare a correggerli quando sbagliano, anche quando sono grandi e soprattutto dire qual è la cosa giusta, anche se poi saranno i figli stessi a decidere sulle proprie scelte, mentre questa madre, pur di non entrare in contrasto, la assecondava, la incentivava e nello stesso tempo era orgogliosa di ciò che concedeva alla figlia, ma anche dei propri stessi sbagli. L’errore più grave era di non essersi mai preoccupata di far curare la proria figlia affetta da una malattia rara, che poi si è cronocizzata, peggiorando il suo stato di salute. Nello stesso tempo, fino alla sua vecchiaia Lei si autoelleggeva definendosi persona perfetta, che non aveva mai sbagliato e credendo di essere stata una persona saggia e oculata. Se si dovese trovare una definizione a quale tipologia questa donna appartiene, è una persona caratterizzata da tante fisime. Costituiscono una specie di paravento che camuffa la sua insicurezza nella relazione con gli altri. Allo stesso tempo tali fisime hanno una funzione di depistaggio, perchè le servono a deviare l’attenzione degli altri, mentre lei sfugge alla realtà. Tanti dei suoi atteggiamenti si ricollegano e prendono orgine dalla sua insicurezza, dalla paura di non essere identificata come tale. Per via di questo senso di incapacità, mette in atto una forma di difesa, cercando di ostentare un’assoluta padronanza, che però non riesce a nascondere completamente , dato che manifesta una sua continua paura, ovvero quella di essere considerata poco all’altezza, esternando continuamente puntualizzazioni del tipo: „ Non è che sono stupida!“ „ Ma mi prendi per cretina?“ Di fronte a Lei non si possono mai trattare argomenti generici riguardanti gli esseri umani, dato che immediatamente o considera che sia lei chiamata in causa, o che l’interlocutore stia facendo un confronto con lei. E‘ dotata da una memoria del lontano passato molto viva, in special modo di testi poetici o di canzoni. Per quanto riguarda invece taluni eventi del passato riguardanti la propria vita, omette ogni tipo di giudizio critico e rivolto verso tutto ciò che vede e che giudica puntualmente, attraverso il metro dell’estetica, che rappresenta per lei un metro di misura costante, così importante da far sparire quasi del tutto, o comunque da fare andare in secondo piano l’importanza dell’etica. Quando doveva sottoporsi ad una visita medica, si preoccupava se lo specialista la criticasse per il suo abbigliamento. La sua concentrazione su problematiche marginali distolgono la sua attenzione da vari problemi reali e così la realtà che lei vive è come se passasse in secondo piano rispetto a quello che autonomamente formula nella sua mente, che solo minimamente viene influenzata da quell’apertura che concede alla realtà. Non ha quasi completamente collegamenti col mondo reale, sia lei che la figlia prediletta, non rendendosi conto e non sapendosi adeguare ai contesti in cui entrambe momento per momento si trovano. Il suo carattere debole, quindi incapace di destreggiarsi efficacemente nella realtà che la interessa, trova una facile forma di difesa nella mistificazione e manipolazione e quindi nella tendenza a manipolare gli altri. Però essendo allo stesso tempo poco avveduta, perchè di indole ingenua, Lei rimane continuamente vittima della mistificazione altrui. Lei, come molte persone al Mondo, ha una concezione distopica nella percezione di sè stessa, come tutti i narcisisti e gli egocentrici. Siccome non riesce ad imporsi con la forza del carattere, tenta di condizionare le persone per indurle a scegliere quello che vuole lei, quindi le manipola ricorrendo alla mistificazione. Questa strana madre, nella sua vita, proprio a causa del suo carettere e presunzione di perfezione, senza rendersi conto, ha provocato molti danni. Quando si parla vicino a lei, senza che sia coinvolta nella discussione, dato che il suo udito è ormai compromesso, si allarma e si indispone, sospettando che si stia complottando contro di lei. Si innervosisce quando qualcuno la tratta con quelle premure che si rivolgono ad una persona anziana e anche quando qualcuno le offre il suo aiuto, anche un semplice gesto di cortesia. Presso le persone che la conoscono per come appare, in società suscita tanta tenerezza e simpatia, mentre nel privato diventa un’altra persona. Pretende di essere sempre al di sopra della situazione. Critica tutto e tutti, si mette sempre al centro della discussione, anche quando non è chiamata in causa. Pretende di essere sempre lei autrice di tutte le scelte o decisioni. Questa mania di dominare, nonostante sia sempre stata sottomessa nella sua vita, si manifesta adesso come un bisogno di dimostrare la sua perfetta forma mentale, non riuscendo ad accettare e a riconoscere il suo decadimento psichico, dovuto all’età avanzata, quindi ha la presunzione di dover decidere e deliberare ogni minima scelta da farsi, ma visto che le facoltà mentali sono ormai deteriorate, continua a voler affermare un’abilità che non ha più, contrastando ogni intervento di aiuto esterno.

Testimonianza di anonimo

„HAI RAGGIUNTO IL TUO SCOPO!"

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Questa storia che sto per raccontare ne richiama tante altre. Si può dedurre quindi come le dinamiche si ripropongano per via della meschina indole umana, che tende ad attribuire agli altri i propri difetti, anche quando questi ultimi ne fossero privi. Una donna sperava che una sua parente molto anziana conservasse la facoltà di amministrare se stessa, poichè dato che era molto generosa nell'elargire regali, rimanendo senza controllo, lei ne avrebbe potuto beneficiare. Dopo diverse visite da vari specialisti, per il riconoscimento dell'invalidità e per l'attribuzione dell'assegnazione dell'accompagnamento, il responso unanime da parte di medici specialisti le attribuiva: deficit cognitivo. Questa parente, però, malgrado la diagnosi fosse confermata e accertata, sosteneva che si fosse trattato di un complotto della figlia, la quale avrebbe corrotto e condizionato i vari specialisti, affinchè producessero una diagnosi su richiesta. Un giorno ebbe persino il coraggio di dire alla figlia dell'interessata: "Hai raggiunto il tuo scopo!" Nello stesso tempo allarmò la donna anziana con le testuali parole: "Tua figlia adesso ti farà interdire, così si potrà impossessare dei tuoi soldi! Quanto è cattiva! Non fidarti di lei!" Si trattava di una confidenza della madre stessa rivolta a sua figlia, dato che le raccontava tutto. Analizzando lo strano comportamento di questa parente, il solo fatto di poter concepire un simile pensiero, si poteva immaginare che lei, avendo forse ambizioni dello stesso genere, proiettava nella persona sospettata le proprie caratteristiche negative. Tra l'altro la parente che si prendeva cura della propria madre, era una persona corretta, non aveva problemi economici e qualora avesse avuto bisogno di soldi, li avrebbe chiesti direttamente a sua madre, senza bisogno di dover mettere in atto tale diabolica strategia. La frase "L'occasione fa l'uomo ladro" la trovo imprecisa, perchè dovrebbe essere: "L'occasione fa scoprire, mettendo alla prova, se l'uomo è un ladro". Se così non fosse, infatti, tutti gli esseri umani avrebbero l'indole del ladro, invece esistono anche le persone oneste. Di conseguenza, quest'ultime, dinanzi all'occasione di rubare, non si compromettono.

Testimonianza di anonimo

PER CHI MALIGNA NON BASTANO I FATTI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Una donna non smetteva mai di speculare e malignare sulle difficoltà o sui problemi altrui e per quanto non fosse mai presente ai fatti, criticava ugualmente. Siccome non aveva grandi qualità o interessi, si divertiva a seminare zizzania. Probabilmente, screditando gli altri, era un modo di illudersi di essere migliore di loro. Una sua parente, affetta da demenza senile, era fermamente convinta di non farsi assistere dalla badante, perché si sentiva infastidita dalla presenza di persone estranee. Si sarebbe accontentata dell' aiuto di una domestica solo per un paio di ore, giusto per cucinare e lavare i piatti. Purtroppo però lei aveva davvero necessità di essere assistita, dato che ormai indossava il pannolone, faceva fatica a camminare e dimenticava quello che aveva detto o fatto alcuni minuti prima. L'unica sua figlia si occupava di tutte le sue necessità, ma avendo la famiglia a cui badare e un lavoro, non poteva prendersi cura a tempo pieno della madre. Di conseguenza le propose di destinarle una badante per assisterla, ma lei si rifiutò, perché malgrado l'evidenza dimostrasse il contrario, sosteneva di essere sempre in gamba e all'altezza. La figlia era avvilita e soffriva, perché si sentiva incompresa e impotente dinanzi a quella situazione. Nello stesso tempo, sua madre si lamentava per via della solitudine e inoltre in quella casa regnava il disordine e un senso di abbandono. Sin da giovane l'anziana donna non era mai stata granché portata per le pulizie di casa e con l'età avanzata, vivere in quelle condizioni per lei era del tutto normale. Un giorno, eccezionalmente, dato che abitava lontano, venne a farle vista questa strana parente e restò sconcertata dal suo stato di abbandono. La prima cosa che fece fu addossare la colpa alla domestica, come se lei non svolgesse bene il proprio lavoro, ma quando sua figlia le spiegò che la domestica era pagata solo per cucinare e per lavare i piatti, la parente tentò di dare la colpa alla figlia stessa, credendo che lei volesse fare economia, senza curare a dovere la madre. Questa parente aveva già sparso in giro la voce che sua figlia facesse risparmiare i soldi a sua madre per potersene accaparrare lei in futuro. La figlia, piuttosto esasperata, tentò inutilmente di spiegare che la decisione di non volere la badante non fosse sua, ma della madre, che contro ogni evidenza, voleva dimostrare di essere in grado di badare a se stessa, ma neanche questo chiarimento fu sufficiente a farla ricredere. Passò un po' di tempo, la figlia, dopo tanta insistenza, decise di far ricoverare sua madre, sempre più sofferente, in una Casa di Riposo, per avere garantite tutte le cure e l'assistenza, la cui retta mensile avrebbe assorbito l'intero reddito dell'assistita. Lei, grazie al Cielo, si abituò a vivere in Casa di Riposo e sua figlia era contenta e sollevata da un gran peso. In teoria sarebbe stato chiaro e palese che per questa sistemazione della madre, la figlia non aveva badato a spese. Invece le critiche di quella parente arrivarono lo stesso, per quanto la figlia visitasse regolarmente la madre, si mise a dire che l'aveva collocata in quella Struttura per abbandonarla lì e sbarazzarsi del problema.

Testimonianza di anonimo

LA CRISI DELL’ABBANDONO E LA FIGLIA PREDILETTA

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Una donna aveva due figlie. La minore era affettuosa, volonterosa e partecipe, mentre l‘altra era pigra, apatica, poco comunicativa e concentrata soltanto su tutto ciò che interessava a lei. Per questo motivo la madre si trovava più a suo agio con la figlia più piccola, anche perchè questa l’aiutava nelle faccende domestiche. Diverse volte si lamentava della figlia maggiore, mentre si sentiva gratificata dall’altra. Passa il tempo e la figlia maggiore si trasferisce lontano da casa, per lavoro e anche perchè ama l’indipendenza. La seconda figlia si sposa e va a vivere in un’altra città. Ad un certo punto, per i genitori è come se la casa si fosse svuotata ed entrambi iniziano a soffrire la solitudine, così cercano di rimediare adottando tanti animali: cani e gatti. La figlia maggiore purtroppo un giorno va incontro ad un grave incidente, dal quale contrae l’invalidità fisica. Non può più andare a lavorare e necessita di un’assistenza domiciliare. I genitori sono addolorati e capiscono che non può cavarsela da sola e deve essere aiutata, quindi la fanno tornare nella vecchia casa di origine. La madre sperava vivamente che l’altra figlia tornasse a vivere vicino a lei, ma per vari motivi il suo desiderio non potè essere accontentato e in lei rimase un senso di delusione, dato che considerava il ritorno un’implicita promessa, si sentì come tradita. Quel sentimento che prima provava nei confronti della figlia sposata, andò man mano a scemare, concentrandosi sulla figlia sfortunata che era tornata a vivere in famiglia in seguito ai suoi problemi di salute sopraggiunti, ma che per la madre sembrava quasi che non esistessero, o non fossero stati determinanti, dato che lei era solo contenta di avere questa figlia vicino. Dopo alcuni anni muore suo marito e lei si lega ancora di più a questa figlia a cui la vita aveva tolto tante possibilità e forse per questo lei si sforza di concederle tutto, pur di accontentarla e renderla felice. Pur se la figlia rispetto alla madre ha un carattere volitivo e dominante, entrambe formano una simbiosi e qualsiasi desiderio e ambizione scaturisca dalla mente della figlia, è già condiviso da entrambe. Questa madre possessiva in ambito affettivo, forse senza rendersi conto, ormai manteneva un rapporto sbilanciato con le due figlie, arrivando a considerare la più lontana quasi come un’estranea, mentre per quella che viveva con sè e che dal suo punto di vista la gratificava con la semplice presenza, a lei dava tutto, in quanto a risorse e affetto, un affetto che si traduceva sempre in totale sottomissione e remissività. In questo strano rapporto tra la madre e la figlia invalida, col tempo, era come se si fosse creato un sigillo, una barriera invalicabile all’interno del quale tutto sembrava ripartire da un lontano passato, quando una giovane mamma accudiva la sua bambina ed entrambe erano sempre insieme. A breve distanza da questo idillio c’era anche l’altra figlia, la bambina disubbidiente, che non avendo accontentato la madre, doveva pagare il prezzo della sua scelta, nel seguire la propria vita, consapevole del fatto che guadagnare un po‘ di attenzione e di considerazione da parte della madre, adesso sarebbe risultato molto più difficile di quanto lo fosse per la sorella diventata prediletta.

Testimonianza di anonimo

BURLA A FIN DI BENE

Parte prima

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Un giorno decisi di fare uno scherzo a mia madre, o meglio, le raccontai una bugia a fin di bene, per liberarla da un fardello, come una ferita al cuore che le pesava da anni. Uno specialista a cui si era sottoposta a visita, l'aveva colpita nel suo orgoglio, nel momento in cui le diagnosticò il deficit cognitivo, che a suo avviso non le apparteneva assolutamente. Da premettere che per una donna che si avvicina ai novant'anni, è anche abbastanza normale essere affetta da deficit cognitivo. Da quel momento mia madre però iniziò a nutrire odio e rancore verso quel medico che l'aveva visitata. Spesso le veniva in mente quell'antipatico psichiatra e quella visita, per lei impropria, che secondo lei, lui da ignorante, aveva dichiarato il falso. Tra l'altro in quel periodo, dietro il suggerimento del suo medico di base, mia madre si sottopose a diverse visite, dato che gli esiti clinici sarebbero stati necessari per inoltrare la pratica per l'invalidità. Alla fine però, dopo tanta energia, tempo e soldi sprecati, mia madre rifiutò di presentarsi alla visita collegiale, perché a sua detta non aveva bisogno del certificato che avrebbe attestato la sua invalidità. Per lei infatti l'invalidità rappresentava una vera e propria umiliazione, una sconfitta, una vergogna. Anni addietro i diversi specialisti che visitarono mia madre, confermarono la stessa diagnosi, ma stranamente, lei si soffermò solo sull' esito clinico rilasciato dallo psichiatra, ignorando gli altri rilasciati da altri medici che avevano confermato la stessa diagnosi. Da quel giorno mia madre iniziò a fantasticare in modo negativo. Innanzitutto mi rinfacciò che io mi ero messa d'accordo con lo psichiatra, dando per scontato che lui fosse un mio amico e quindi in virtù dell'amicizia, io e lui ci saremmo messi d'accordo per dichiarare tale diagnosi, a suo avviso fuori luogo e vergognosa. Non si capisce inoltre quale sarebbe stata la finalità di tale presunto complotto. Lei non smetteva di ingiuriarlo, quando ne parlava con me, come se lo specialista fosse una persona cattiva, che le avesse mancato di rispetto, perché considerandolo un cretino, avrebbe sbagliato la diagnosi. In realtà mia madre non capiva nemmeno il significato di deficit cognitivo. Credeva che il medico l'avesse scambiata per una persona stupida e ignorante. Vani furono i miei tentativi per cercare di rassicurare mia madre, affinché capisse che non c'era nulla di strano se fosse stata riconosciuta affetta da deficit cognitivo. Evidentemente ne aveva frainteso il significato. Lei avrebbe avuto persino voglia di incontrare il medico per dirgliene quattro. Tutte le volte che pensava a lui, si metteva a gridare, si agitava e con atteggiamento vittimistico, lo raccontava in giro, per essere sostenuta moralmente da chi la stesse ascoltando. Purtroppo c'erano le persone che assecondandola, alimentavano il suo risentimento. Mia madre aveva una considerazione troppo alta di sé, non avendo una percezione obiettiva delle proprie qualità e dei propri limiti. In quel contesto era stata colpita nel suo smisurato orgoglio e per lei era come aver ricevuto una pugnalata. Un giorno ebbi l'ispirazione di raccontarle una bugia a fin di bene, affinché mia madre una volta per tutte si potesse liberare da quel sentimento di odio che nutriva in cuor suo, che non le dava pace. Le dissi quindi che incontrai per caso lo psichiatra in questione, che ricordandosi di me e di lei, mi fermò e si mise a parlare di mia madre, ricordandosi di quella sua visita medica che risaliva a diversi anni addietro, quindi si scusò tantissimo per aver rilasciato quella diagnosi poco pertinente a carico della sua paziente, nonché mia madre, a proposito della quale in seguito lui ebbe modo di ricredersi. Di conseguenza mi diceva di riportarle le più sincere scuse per aver commesso un madornale errore di valutazione. Siccome mia madre ha la stessa ingenuità di una bambina e sin da giovane ha vissuto sempre sulle nuvole, in un mondo tutto suo, non esitò a credere a quella fantastica storia, frutto di pura immaginazione. Notai in lei come un grande sollievo. Finalmente l'odio che serbava nei confronti di quello specialista, svanì ed era serena. In quel momento lo aveva già perdonato e non parlò mai più di quel medico. Mi rendo conto che mia madre è vittima di se stessa, perché purtroppo la sua mente contorta le fa avere una percezione alterata della realtà e nello stesso tempo è vittima di individui che approfittando della sua smisurata ingenuità, riescono a raggirarla, per cui molte volte non si fida delle persone per bene, mentre ripone totale fiducia negli individui più sbagliati, perché con finti modi, sono capaci di adularla e farla sentire importante. Spesso tante persone, avendo l'indole della preda, sono destinate a cadere nelle trappole dei predatori. Sono sempre andata d'accordo con mia madre, ma con l'età della maturità, mi sono resa conto di cercare di non doverla contraddire mai, o di metterla di fronte alla realtà e alle proprie responsabilità, perché lei, essendo una persona irresponsabile, tutte le volte che le facevo notare i suoi madornali errori, non certo per criticarla, ma a fin di bene, lei sarebbe andata in crisi e persino in escandescenza, un po' perché aveva paura di perdere il suo ruolo di ammaestratrice e un po'  perché essendo orgogliosa, esigeva di essere lasciata libera nel suo mondo, fatto di illusioni, potendo continuare a perseverare nei propri errori.

Testimonianza di anonimo

UN' ALTRA BURLA A FIN DI BENE

Parte seconda

Un giorno decisi di fare un altro scherzo a mia madre, molto simile a quello precedente. La finalità era sempre la stessa. Lei odiava un'altra persona, senza nemmeno conoscerla, ma solo per il ruolo che questa rivestiva. Tante volte mia madre imprecava contro di lui con tanta rabbia, fino ad augurargli la morte. Spesso diceva: "Si deve vergognare per quello che sta facendo!" Vani erano i miei tentativi per rassicurarla, dato che la sua mente aveva costruito ciò che nella realtà non esisteva. Le dissi che un uomo di sessant'anni, vedovo, si era innamorato di lei, attraverso alcuni video che avevo pubblicato in rete e perché era rimasto affascinato da un suo libro e dalle sue opere pittoriche, in occasione di una sua mostra di pittura. Lei rimase stupita, anche perché non è normale innamorarsi attraverso un' opera letteraria o dei quadri, tanto più che lui poteva essere suo figlio! Nello stesso tempo mostrava un senso di compiacimento. Dopo un po' le dissi: " Vuoi sapere chi è questa persona?" "Sì" "Quello che tu hai sempre odiato, maledetto e detestato. Il tuo Giudice tutelare!" Mia madre rimase sorpresa, in quanto non aveva mai accettato di farsi amministrare, dato che lei si sentiva sempre giovane mentalmente ed efficiente. A suo avviso era una cosa davvero umiliante e vergognosa. Il giudice era designato alla gestione del mio incarico tutelare. Di conseguenza non poteva mai aspettarsi che proprio lui fosse il suo corteggiatore! Nonostante il suo stupore, lei essendo ingenua come una bambina, prese alla lettera le mie parole, non immaginando assolutamente che si trattasse di uno scherzo. Le dissi: "Sei contenta che sei ancora desiderata e che il tuo pretendente è il tuo Giudice tutelare?" Rispose: "Sì, ma mi sento a disagio. Come faccio a riceverlo? Non mi interessano gli uomini e poi potrei essere sua nonna! Voglio solo compagnie femminili" Dopo un po' si mise a ridere considerando la grande differenza di età. Lei per un attimo era come combattuta da due sensazioni opposte: il compiacimento di sentirsi desiderata e corteggiata e lo stupore nel considerare che questa "fiamma" rispetto a lei sarebbe potuta essere suo figlio. Continuai: " Ti fa piacere se lo invitiamo a cena una sera? Io compro le pizze e poi se son rose, fioriranno". Dopo un po' riprese: "Mi sento a disagio, perché ho il seno piccolo!" Scoppiai a ridere. Infine le dissi: "Lui è una bravissima persona, buona d'animo. Ancora lo odi? Almeno l'hai perdonato?" Mia madre mi rispose: "Si , certo che l'ho perdonato!" A lei bastava sapere soltanto che lui avesse un'ottima considerazione nei suoi riguardi, quindi nonostante fosse il suo Giudice tutelare, ormai mia madre aveva superato quel pensiero contorto di essere surclassata e trattata da chicchessia. Anche questa volta mia madre era rimasta vittima del suo smodato narcisismo, che distorceva la sua percezione della realtà, ma il risvolto positivo era che attraverso questo simpatico scherzo, si era liberata da un pensiero negativo che spesso l'assillava.

Testimonianza di anonimo

I SOLDI DEL MONOPOLI

Parte terza

Un giorno, mentre mia sorella era ricoverata in Ospedale, ebbi l’idea di fare un altro scherzo a mia madre, la cui finalità era di darle l’illusione di essere ancora padrona dei suoi soldi, dato che ormai lei pur avendo perso buona parte delle sue facoltà mentali, rimpiangeva il tempo in cui poteva avere e spendere i propri soldi. In verità mia madre ha sempre vissuto con la convinzione di essere stata una brava amministratrice e predisposta al comando, mentre era brava soltanto a permettere agli altri di depauperare i propri risparmi, essendo sprovveduta come una bambina e fidandosi sempre delle persone più sbagliate. Aveva avuto soltanto una grande convinzione. Ormai che era molto anziana, aveva dovuto cedere le redini del comando, ma non certo per sua scelta, così decisi di renderla felice facendole credere di regalarle 500 euro. Prima dovetti inventare che il sistema monetario era stato rimodernato, per cui le nuove banconote risultavano di misura molto più piccola rispetto alle precedenti; così le consegnai un fax simile, perfettamente simile, ma molto più piccolo dell’originale. Lei non esitò a crederci. Da un lato mia madre era stupita per la dimensione microscopica e dall’altro lato, era gioiosa. Tuttavia mi disse: „ Cosa devo fare con questi soldi se non li posso spendere?! Tanto mi compri tutto tu! Ho paura di perderli!“ Risposi: „ Non importa, stai tranquilla, adesso li conserviamo insieme. Non ti ricordi che mi chiedevi sempre soldi? Adesso sei stata accontentata!“ Tuttavia si premurò a cercare un posto sicuro dove conservarli e continuò: „ Ricordati che li sto mettendo qui, in questo cofanetto, dentro il portaspilli“. A quel punto le raccomandai di mantenere il segreto, altrimenti mia sorella se ne sarebbe impossessata, dato che si è sempre sentita padrona dei soldi di mia madre. Tutti i giorni mia madre mi diceva: „Ti ricordi dove ho conservato i soldi che mi hai dato?“ Allora, dopo che le indicavo il posto, andava ad accertarsi, aprendo il cofanetto per vedere se la banconota fosse ancora lì ed era tranquilla. Quando però mia sorella fu dimessa dall’ospedale, mia madre si accorse che la banconota era spartita. Un giorno in cui mia sorella era assente per una visita medica, mia madre era molto preoccupata, perché mi disse che non trovava più la banconota. Ovviamente la rassicurai, ma immaginavo che la responsabile fosse mia sorella, dato che nessuno frequentava quella casa, tranne la domestica di cui mi fidavo ciecamente. Per fortuna i soldi erano finti, ma mia madre non lo sapeva. Mia sorella aveva capito che si trattava di uno scherzo? C’erano due possibilità: o aveva gettato quella finta banconota, riconoscendola falsa, o l’aveva nascosta. Avrei dovuto solo verificare. Chiesi a mia madre se lei avesse fatto vedere la banconota a mia sorella e inizialmente mi aveva detto di no, ma subito dopo mi aveva detto di sì. Si vede che qualcosa non tornava. Quando chiesi a mia sorella se avesse preso lei i 500 euro della mamma, iniziò a gridare, negando. Ovviamente ebbi un forte sospetto che anche lei credesse che i soldi fossero veri, non mi sembrava vero come ci fosse cascata anche mia sorella! Se così non fosse stato, mi avrebbe detto che la banconota fosse finta e quindi l’ avrebbe gettata. Era palese che anche mia sorella fosse sprovveduta come mia madre e inoltre aveva dimostrato che la sua natura non si smentiva. La sera raccontai tutto alla domestica e arrivammo alla conclusione che mia sorella si fosse impossessata della banconota (finta) ma inevitabilmente si sarebbe cacciata nei guai. Probabilmente ci sarebbe stato anche il rischio di prendere un taxi e allontanarsi e quindi indirettamente mi avrebbe messo in difficoltà, dato che l’eventuale taxista, sentendosi preso in giro, mi avrebbe telefonato per reclamare l’importo del servizio. In un primo tempo la domestica, nonché amica mia, mi disse che era disposta a cercare quella finta banconota, per poi farla sparire, ma dopo aver riflettuto, le dissi che sarebbe stato molto sconveniente, perché mia sorella, una volta che si fosse accorta della sparizione, l’avrebbe accusata di furto. Scoppiammo dalle risate per la situazione che si sarebbe venuta a creare. Insomma, non avevo altra scelta se non quella di dire la verità ad entrambe. Quando le misi al corrente, mia madre provò un senso di sollievo, mentre mia sorella ci rimase molto male. Le chiesi: „ Ma tu non ti era accorta che la banconota era finta?“ Candidamente mi rispose: „ No, non l’avevo capito!“ Ovviamente , per amor di pace, feci finta di niente, ma il cerchio si chiudeva. Mia sorella, credendo di essere furba, si era impossessata di nascosto della ridicola banconota, spacciata per vera. Mia madre si era sempre vantata di avere una figlia capace di amministrare i suoi risparmi alla perfezione, mentre in verità anche mia sorella era stata sempre sprovveduta come una bambina e scorretta nello stesso tempo. Anche da parte sua c’era soltanto una grande presunzione. Entrambe avevano vissuto nell’illusione. Per quanto abbia giocato il fattore età, abboccando a questo scherzo, mia madre ha confermato ancora una volta quel suo limite di fidarsi sempre delle apparenze. Con la presunzione di essere sempre all’altezza, mia madre in passato ha rifiutato l’aiuto di chi le voleva bene, per cadere nelle grinfie di chi si sarebbe approfittato di lei.

Testimonianza di anonimo

IL KARMA DEGLI IPOCRITI

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Annalisa era una ragazza nata e cresciuta in città . Aveva uno spirito libero, fuori dagli schemi mentali, che caratterizzano spesso quelle persone che vivono in provincia. Lei era considerata dalle zie che vivevano in paese, la pecora nera della famiglia, solo perchè non era classista come loro e presentava un carattere e una forma mentis che non si adeguava al conformismo tipico dell’ambiente in cui vivevano loro. Lei era un‘idealista. Credeva ai sentimenti autentici, aveva anche dei buoni prinicipi, mentre per loro sarebbe stato normale ad esempio, contrarre matrimoni di interesse, discriminare la gente in funzione del ceto sociale e dei titoli posseduti. Erano l’immagine della grettezza e dell‘ipocrisia, ma malgrado ciò, coi loro falsi valori, pretendevano di ammaestrare e dare lezione a chiunque, ma siccome Annalisa non dava ascolto ai loro consigli , era giudicata come una persona sbagliata. Una volta un ragazzo, il figlio del farmacista del paese, mostrò qualche interesse verso Annalisa, che essendosene accorta, ingenuamente lo confidò a queste zie, tanto più che a lei il tipo non interessava neanche un po‘, per cui ne parlò solo a titolo di cronaca. Ma queste zie, non appena si accorsero che Annalisa non avrebbe colto l’occasione al volo, la tempestarono di critiche e di improperi, perchè a loro avviso, quella per lei sarebbe stata un’occasione d’oro da non farsi sfuggire. Per loro quello sarebbe stato un buon partito e non ci sarebbe stato bisogno di pensare ai sentimenti... Queste zie bacchettone non perdevano neanche una Messa domenicale e probabilmente credevano che per la salvezza del buon cristiano, bastasse solo quello, giudicando male chiunque non si fosse comportato come loro , condannavano chi avesse avuto idee , punti di vista e filosofie diversi da quelli ritenuti da loro „normali“. Divenute anziane, queste zie, un po‘ alla volta, passarono a miglior vita, ma purtroppo tanti dei loro insegnamenti furono tramandati nella discendenza, come una specie di karma da scontare nell’inconsapevolezza.

Testimonianza di anonimo

L‘INVADENZA

Ci sono delle persone dotate di una forza di una resistenza fisica superiore alla media, che nella sfera comportamentale tendono a porsi in maniera dominante. Vogliono avere sempre la parola, tendono ad imporre agli altri le prorie idee, sono logorroiche e nella conversazione danno poco spazio agli altri. Si atteggiano a maestri, come se fossero i depositari di verità assolute. Sono mentalmente rigidi e hanno bisogno di essere sempre assecondate. Se le persone tendono ad evitarle, loro si sentono vittime e incomprese, dato che l’autocritica non rientra nella loro abitudine, quindi se il rapporto con le altre persone dopo un po‘ si logora, la colpa è sempre degli altri. Questa categoria di persone manifesa una grossolanità che sfocia nell’insensibilità verso gli altri.

TESTIMONIANZA DI FEDERICO

La nostra amica, Maria, viveva da sola, non si è mai sposata. Soffriva di malattia autoimmune da quando era ragazza. Era insegnante per bambini disabili. Era laureata in Storia e Filosofia. Dopo ha conseguito la laurea in Psicologia, anche con abilitazione, ma non ha mai voluto esercitare questa professione. Aveva un fratello, medico ginecologo, che non la considerava, ma lei era molto legata al fratello. Lui e sua moglie spesso la disprezzavano. Maria era molto legata a me e a mia moglie. Durante gli ultimi suoi mesi, c'era il Covid. Aveva fatto il siero, si è aggravata, ha dovuto ricoverarsi presso una specie di Clinica Ospizio. Nessuno poteva far niente per aiutarla. Aveva moltissima stima e fiducia in me. Io non ho potuto aiutarla perché facevo terapia, subito dopo l'ultimo intervento. Aiutarla nel senso di poterle stare vicino. Ha lasciato il corpo nell'Ospizio dove pagava un sacco di soldi. Aveva anche un'altra amica molto affidabile, insegnante anche lei. Praticamente aveva me, perché confidava tutto, anche a mia moglie e quest'altra sua collega in pensione. Sua cognata e suo fratello aspettavano la sua fine come sciacalli, per quel poco di eridità. L'appartamento, il garage e il conto in Banca. In un momento strettamente confidenziale, tempo prima, aveva detto: "Sai, Federico, ho intenzione di lasciare qualcosa di eredità a tua moglie, che mi è stata come sorella, e qualcosa anche all'altra famiglia". Maria è deceduta, ma di ciò non abbiamo mai avuto riscontri, neanche l'altra amica. Mia moglie non ha mai voluto indagare, neanche io e neanche l'altra amica. Mia moglie diceva: "A me non interessano i soldi". Effettivamente neanche a me. Malgrado tutto, mia moglie, nei primi anni che Maria ha lasciato il corpo, andava a portare i fiori dove c'era la sua nicchia di cenere. Il fratello aveva fatto dei trucchi per risparmiare i costi di sepoltura delle ceneri, visto che era socio della specie di confraternita. Mia moglie è andata nel Comune di appartenenza per fare esposto del perché non si trovava la sepoltura delle ceneri. Dopo qualche settimana che era già stata a fare reclamo in quel Comune, come per magia, è venuto fuori il posto. Allora mia moglie si è tranquillizzata. Maria, quando aveva bisogno di aiuto, o confidarsi con qualcuno, mi chiamava e mi diceva spesso che ero il suo terapeuta. Aggiungendo che facevo molto di più del suo terapeuta, di cui lei si trovava molto bene, visto che era uno tra i migliori della zona. Mi diceva spesso: "Federico, mi sono passati i dolori, dopo aver parlato con te". Maria era anche il nostro confessionale, quando io e mia moglie eravamo in crisi. Confessionale individuale, nel senso che io parlavo e mi sfogavo con lei e da parte sua, anche mia moglie. Pur essendo una grande madre di famiglia, non ho mai potuto avere la dolcezza che avrei voluto. Lei, da parte sua, è cresciuta con una madre con problemi psichici ed un padre molto responsabile, che faceva da padre e da madre per tutti i figli. Questa cosa credo che abbia influito molto sul suo carattere "freddo". Mio suocero, da giovane, per tenere a bada sua moglie, nella sua ignoranza, spesso la malmenava. Era però un uomo tutto casa e famiglia. Era altruista, aiutava tutti. Mia moglie, con tutte le imperfezioni che tutti possiamo avere, è pur sempre una grande madre di famiglia. Sua madre, per certi versi, dava tutto. Naturalmente, l'unica cosa che mi è mancata (e adesso mi sono rassegnato da diversi anni) è stata la dolcezza di una donna. Mia moglie ha ereditato la durezza del padre. Per il resto, mi ha assistito sempre nei momenti di bisogno, senza risparmiarsi la sua salute. Questa mancanza di dolcezza... mi spingeva a cercare altrove... cosa di cui ho sperimentato e anche sofferto. Poi ho capito con ritardo che era un errore da parte mia, ma soprattutto mancanza di esperienza di vita. Alla fine ... ho capito, ma ormai ...l'avevo ferita. Anche se viviamo insieme, dentro di sè c'è purtroppo questa ferita che la fa soffrire, naturalmente anche a me, per il fatto che mi sento in senso di colpa. Credo che a grandi linee... ho confidato a te ciò che solo Maria sapeva.

Federico

AVIDITA' E DISONESTA'

Dopo la morte di mio marito e di mio figlio, i miei cari cognati mi si sono rivoltati contro, perchè si volevano impossessare della metà della mia eredità, dato che non essendoci più mio figlio, avrebbero avuto diritto alla sua parte. Per fortuna mio marito aveva fatto testamento dove mi nominava erede universale. Quando loro hanno visto il testamento, sono rimasti stupiti e delusi. Si sentirono sconfitti perchè non potevano più avanzare pretese. Tuttavia non si arresero e allora mi sono rivolta ad un avvocato, perchè sapendo che sono rimasta sola, pensavano di imbrogliarmi. Per colpa loro non ho potuto vendere la mia parte. Non si sa come andrà a finire e se ci sarà un procedimento legale.

Tonina

IL DISPREZZO SPACCIATO PER DISTACCO

(PRIMA PARTE)

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Chicca ha vissuto in una famiglia benestante, dove i soldi erano considerati carta straccia, in quanto venivano sperperati, soprattutto a causa della ludopatia. Suo padre era di indole buona, affettuoso, generoso con gli amici e si faceva in quattro per loro, ma nello stesso tempo era piuttosto assente in famiglia. Amava i suoi genitori e sua sorella, ma col tempo la stima che nutriva per loro andò a scemare. Continuava a rispettarli e a pregare per loro, soprattutto affinché si convertissero, ma la natura non si può cambiare, infatti le sue esortazioni non ebbero alcun risultato. Sapeva che non poteva contare su di loro. Sia i suoi genitori, che sua sorella, erano persone rispettabilissime in società, anche se dall’esterno, gli amici, i conoscenti e i parenti non li conoscevano nella vita privata. Si sentiva troppo diversa dai suoi familiari, nonostante assomigliasse a suo padre, fortunatamente solo per gli aspetti positivi del carattere. Se suo padre non avesse avuto questa debolezza, con il loro tenore di vita, nell’arco della loro esistenza avrebbero potuto realizzare un patrimonio, invece si permisero soltanto una villa. Quando Chicca si sposò dovette comprare una casa accendendo un mutuo. Loro infatti le diedero solo le briciole in proporzione al loro reddito. Per amor di pace, lei non si lamentava mai. Aveva avuto lo stesso trattamento che avrebbero avuto i figli di genitori dalle condizioni economiche modeste e devo aggiungere inoltre che non ha avuto nemmeno lo stesso trattamento di sua sorella. In verità i suoi genitori sono stati ingenerosi nei suoi confronti, nonostante fosse la figlia prediletta di suo padre, mentre sua madre era espansiva con sua sorella, anche perché avendo un‘ indole prepotente, veniva sempre accontentata, mentre lei, avendo un carattere mite ed essendo molto orgogliosa, non osava chiedere nemmeno una lira. I soldi che sua madre regalava a sua sorella, nonostante lei avesse un lavoro redditizio, servivano per soddisfare i suoi malsani capricci, dato che si volatilizzavano attraverso gli investimenti rischiosi, essendo anche lei ludopatica. Sua madre è stata ingiusta, tanto che successivamente per l’altra figlia comprò un appartamento, cosa che non fece mai con Chicca. Usava due metri e due misure e sempre per amor di pace Chicca taceva. Tuttavia, Chicca era contenta per sua sorella, dato che almeno in questi casi i soldi erano stati utilizzati in modo sensato. Torniamo indietro nel tempo. Essendo molto sensibile, Chicca iniziò a soffrire già sin da bambina, specialmente quando doveva assistere ai litigi tra i suoi genitori, se l’argomento in discussione erano i soldi; ciò accadeva perché suo padre aveva il vizio del gioco d’azzardo. Andava d’accordo con lui, ma aveva capito che non avrebbe mai dovuto toccare quel tasto dolente. Dopo cena suo padre incontrava i suoi compagni di gioco e rincasava a tarda notte, se non durante le prime ore del mattino. Ricorda quando sotto le coperte, piangeva tacitamente, perché ero preoccupata per lui che non era ancora rientrato. Chicca era già cresciuta ed essendo orgogliosa, avvertiva l’esigenza di rendersi autonoma economicamente, molto presto. La sua determinazione l’ aiutò a realizzare tutti i suoi desideri. Nonostante sia stata sempre una persona distaccata dal denaro, ha sempre dato il giusto valore ai soldi, dato che c’è gente che se li suda col proprio lavoro, anche perché si rendeva conto che nel Mondo esiste tanta gente che vive in povertà, o che muore di fame. Per questo motivo provava un po‘ di rabbia, sapendo che nella sua famiglia i soldi venivano sperperati attraverso il gioco d’azzardo. All’età di diciannove anni, grazie al suo lavoro di pittrice - ritrattista, già guadagnava molto bene e ne era fiera; nello stesso tempo studiava. Successivamente sua sorella trovò un buon lavoro, ma purtroppo ereditò la tara familiare, infatti anche lei era ludopatica e oltre aver sperperato tantissimi soldi, aveva buttato al vento decine e decine di milioni di vecchie lire e successivamente decine di migliaia di euro in borsa. Come se non bastasse, lei aveva la mania degli acquisti compulsivi. Usava i soldi di sua madre e lei glielo consentiva. Chicca si tenevo tutto dentro, anche perché sua sorella in società era considerata una persona dolce e tranquilla, ma in famiglia e nelle sue relazioni sentimentali era possessiva, egoista e prepotente. Basti pensare che quando da ragazze litigavano, lei era violenta e le metteva le mani addosso. Se veniva mollata dal fidanzato di turno, lo perseguitava e gli alzava le mani, perché non sopportava di essere lasciata. Ricorda una volta quando i suoi genitori erano molto dispiaciuti perché alcuni parenti non avevano riconosciuto a loro la somma di denaro che spettava a titolo di eredità. Fecero di tutto per coinvolgere Chicca in quella faccenda e siccome non volevano esporsi, la pregarono di inviare a questi parenti una lettera, dove lei avrebbe dovuto reclamare al posto loro quella somma di denaro. Li accontentò, ma se ne pentii dopo un po‘ di tempo, perché risultò ai loro occhi una persona avida e invadente, come se quei soldi li avessi voluti per sé. Tutte le volte che Chicca tentava di far capire a sua madre che il denaro doveva essere utilizzato per le cose importanti, lei le rispondeva puntualmente con la solita frase: „ A me i soldi non interessano, anzi mi fanno schifo!“ Quanta falsità in quelle parole! In un certo senso la sua affermazione corrispondeva a verità, dato che non se ne faceva niente dei soldi, poiché non badava neanche alle sue esigenze primarie, ma a lei i soldi sarebbero serviti per farli sciupare alla figlia ludopatica e questa usanza si era accentuata dopo la morte di suo padre. Quando suo padre era ancora in vita, sua madre era succube del marito e non correva buon sangue tra suo padre e sua sorella, anche perché lui riusciva in qualche modo a domarla, ma quando passò a miglior vita, sua sorella si istituì a capo famiglia e sua madre divenne sua succube, quindi sua sorella fu in grado non solo di sperperare ulteriormente parte dei propri risparmi, ma anche quelli di sua madre. La cosa peggiore fu che quest‘ultima doveva fare tutto ciò che decideva sua figlia, dovendo obbedire al suo volere. Sua sorella si approfittava del suo carattere arrendevole, trattandola con meno riguardo di come si potrebbe trattare un cane. Persino quando sua madre era molto anziana, accompagnava sua figlia al casinò, in Svizzera e ne andava fiera, perché come avrebbe fatto una persona snob, diceva a Chicca, candidamente: “Che bello, finalmente riesco a distrarmi un po’ al casinò, perché mentre tua sorella gioca, io passo il tempo a leggere qualche libro e poi incontro persone molto eleganti”. E se per caso avesse osato farle qualche critica, lei si sarebbe offesa e avrebbe risposto: “Ma perché, tu e tuo marito non li spendete i soldi quando viaggiate? Ognuno spende i soldi come meglio crede!” Chiaramente sua madre non aveva mai fatto distinzione tra il gioco esercitato in modo controllato, dalla dipendenza dal gioco e purtroppo sua figlia era ludopatica, quindi senza far caso, era come se giudicasse allo stesso modo, chi beve il vino a tavola durante i pasti e chi è alcolizzato. Chicca ricorda quando una volta presentò sua madre ad una sua cara amica, più anziana di lei, ma molto lucida e da saggia persona, le disse che a suo avviso, lei non avrebbe dovuto accompagnare sua figlia al casinò, perché era immorale! Sua madre si risentì e da quel momento prese in antipatia l’ amica di sua figlia. Essendo lei l’unica persona della sua famiglia con un po‘ di acume, Chicca non era apprezzata da sua madre e da sua sorella, anzi era vista come una persona invadente e scomoda, solo perché si era permessa di fare delle critiche costruttive a fin di bene. Entrambe detestavano la sua natura parsimoniosa e per non apparire agli occhi della gente per quello che erano, ovvero dissolute e irresponsabili, diffusero la voce che Chicca fosse attaccata ai soldi e che avrebbe voluto comandare sulle loro scelte. Soltanto gli stupidi diedero loro credibilità. In conclusione, la sua famiglia di origine l’ ha fatto soffrire tanto a causa della superficialità, irresponsabilità e del disprezzo verso il denaro, spacciato per distacco.

LIMITATA E PRESUNTUOSA

Parte seconda

Purtroppo sua madre, senza esserne consapevole, ha creato discordie all’interno della parentela, pur essendo vittima dei suoi limiti mentali e in seguito anche vittima delle persone che l’hanno raggirata, nel corso della sua esistenza. In passato le aveva messo i parenti contro, dovendo imbastire, da perfetta manipolatrice, la storia che Chicca volesse impossessarmi dei suoi soldi. Di conseguenza lei ero considerata da diversi parenti, che tra l’altro vivevano lontano e non si erano mai fatti vivi, non solo una persona estranea (come se non fosse la figlia) ma come qualcuno che volesse impossessarsi dei risparmi di sua madre, come se lei fosse una persona disonesta e disumana! In pratica tali parenti hanno dubitato della integrità morale di Chicca. E‘ come se lei un bel giorno andasse a casa dei suoi cugini per indagare come trattano i loro genitori anziani e magari cerca di insinuare che loro si siano impossessati dei soldi dei poveri genitori, chiedendo persino i movimenti del loro conto corrente. Vorrebbe vedere Chicca come avrebbero reagito questi individui! Pensava: „Chi si è mai intromesso nei fatti altrui?“

UNA MADRE PRESUNTUOSA

Parte terza

Sua madre è stata un'eccellente pittrice. Con rammarico ultimamente Chicca ha dovuto fare sparire i colori ad olio di sua madre, gli stessi che alcuni anni fa le aveva regalato per Natale. Purtroppo ha perso il controllo delle sue azioni, infatti ultimamente, quando dipingeva, non solo faceva cadere il colore per terra, ma sporcava tutto: mobili, porte, la cucina, toccando persino il cibo con le mani imbrattate di colore, pulendosi sugli abiti e toccandosi il viso. Essendo inconsapevole dei pasticci che combina, minimizzando ogni suo gesto inconsulto, Chicca ha dovuto necessariamente arrivare a questa decisione, nascondere i colori, dato che è impossibile discutere con lei, perché non si può assolutamente contraddirla. Si offende e diventa aggressiva. Gli ultimi suoi quadri che ha realizzato risalgono a un anno fa, ma adesso non riesce nemmeno ad impastare i colori. E’ come se avesse rimosso tutte le nozioni che per una vita ha acquisito. Dato che ogni giorno l’ assilla perché vuole che Chicca le compri i colori, per amor di pace, dovrà inventare che non vendono più colori a olio. Pensava di regalarle le matite colorate, ma sua madre non è affetto disposta a cambiare tecnica. E' ostinata. Non è facile relazionarsi con lei, essendo molto testarda. Negli ultimi mesi sua madre ha avuto un peggioramento al livello cognitivo impressionante. Pochi giorni fa ha spento i termosifoni, le ha telefonato lamentandosi che sentiva freddo e che i caloriferi erano guasti, ma non si ricordava di averli spenti lei stessa. Che tristezza quando la testa non funziona più! Purtroppo la madre di Chicca, anche da giovane, non ha mai colto in modo serio un problema che le viene posto, ma tende sempre a sminuirlo e a renderlo inconsistente. Nello stesso tempo si è sempre cacciata nei guai, soprattutto da quando è rimasta vedova, perchè non è mai stata una persona matura e responsabile delle sue azioni, nonostante lei abbia avuto il talento della pittura e della scrittura. Ovviamente non esiste alcuna correlazione tra il senso pratico mancante e le proprie abilità intellettive. Logicamente, chi non la conosceva a fondo, non riusciva a vedere i suoi grossi limiti e tutt’ora risulta anche molto simpatica e brillante. Da bambina, fino a quando era ragazza, Chicca non riusciva a vedere le sue grosse lacune, anzi l’aveva persino idealizzata, perchè vedeva soltanto i suoi pregi. Solo dopo che si sposò e soprattutto dopo che suo padre passò a miglior vita, attraverso le azioni e i danni che lei combinava, si rese conto che sua madre non era mai cresciuta, per il semplice fatto che era scollegata dalla realtà. Lei era brava soltanto a dipingere, a scrivere poesie e a pubblicare qualche libro. Era quello il suo mondo. Torniamo ad oggi. Il 23 Dicembre 2024 si presenta a casa di sua madre un uomo che si spaccia per una specie di diacono che distribuisce l’eucarestia alle persone anziane che non possono uscire di casa e così dopo aver recitato qualche preghiera, sua madre e sua sorella hanno ricevuto da lui l’eucarestia. Da premettere che costui sarà stato sicuramente un truffaldino, dato che non era un incaricato dalla parrocchia e sicuramente non avrà nemmeno i requisiti per somministrare sacramenti. Sua madre, essendo sempre sprovveduta come una bambina, a maggior ragione lo è adesso che ha compiuto i novantun‘ anni, quindi senza esitare, ha accolto questa persona in casa. Lei si è sempre fidata delle persone per male e mai delle persone per bene. Ebbene, prima che lui uscisse dalla sua casa, sua madre espresse il desiderio di dargli un’offerta e la cifra che avrebbe voluto destinargli sarebbe stata di 500 euro, ma subito dopo, facendo mente locale, si ricordò che non disponeva di denaro liquido in casa, essendo da Chicca gestita. Disse a quell‘individuo che per avere i soldi si sarebbe dovuto rivolgere a sua figlia Chicca. La domestica disse a Chicca che aveva incontrato quest‘ uomo sospetto un anno prima a e con precisione si ricordava che era appena uscito dall‘abitazione di sua madre, per cui era molto probabile che lei all’epoca disponendo di soldi in casa, gli avesse regalato una cifra importante. La domestica, con cui Chicca è in confidenza, la mette sempre al corrente di tutti i problemi che incontra con sua madre (e con sua sorella). La madre di Chicca in passato non ha mai fatto beneficenza ai poveri, tranne pochi spiccioli, ma quando si sono presentate le persone più improbabili, ha regalato a sconosciuti grosse somme di denaro, magari soltanto per fare bella figura o perché quelle persone avevano gratificato il suo narcisismo. Per lei, sperperare soldi in modo insensato, è una cosa normale, anzi sacrosanta, proprio perché non ha mai dato valore ai soldi. La domestica le ha raccontato che l’altro giorno ha dovuto litigare con sua madre perché avendo sporcato il bagno, essendo ormai incontinente, si era permessa di lavare il bagno e il pavimento, ma lei non voleva perché non sopportava che lei si dedicasse alle pulizie, ma avrebbe preferito che in quel momento scambiasse quattro chiacchiere con lei. Non solo, nonostante la sua instabilità nel deambulare, la madre di Chicca si era messa a camminare sul pavimento bagnato e ovviamente la domestica, preoccupata che scivolasse, si allarmò, così le disse per il suo bene, con tono deciso, di stare ferma e di andarsi a sedere. Successe un putiferio, perché l’anziana donna, avendo avuto sempre il complesso di essere comandata dagli altri, reagì malamente per eccessiva difesa e allora le disse: „ Come ti permetti di comandarmi?! Io faccio quello che voglio! Mi prendi per cretina? Lo sai che io sono molto colta e intelligente?“ Alla fine, la discussione è finita in litigio. Nell’ultimo periodo, tutti i giorni l’anziana donna crea un nuovo problema alla domestica. La madre di Chicca è sulle difensive nei confronti di chi la vuole aiutare, temendo che attraverso l’aiuto possano essere svalutate o messe in dubbio le sue capacità. E‘ presuntuosa, credendo si essere sempre giovane, mentre fa fatica ad accendere persino i fornelli o a fare una telefonata. Tra l’altro, ormai dimentica quello che ha detto o fatto il minuto precedente. Tutti i giorni che Chicca va a trovare sua madre, deve farlo in assenza della domestica, perché se si permette di scambiare quattro chiacchiere con lei, sua madre va in escandescenza, credendo che parlino male di lei. C‘è anche da dire che sua madre ha bisogno di sentirsi sempre al centro e coinvolta nella discussione, quindi si infastidisce se due persone in sua presenza, scambiano solo qualche parola tra di loro. Quando si parla con la madre di Chicca, avendo problemi di udito, fa fatica ad afferrare le parole, ma se qualcuno per aiutarla, alza leggermente il tono della voce per farsi sentire, lei va subito su tutte le furie. Per quanto riguarda la spesa alimentare, crea ulteriori problemi , perché va in crisi quando vede troppo roba da mangiare e non solo, dato che non ricordandosi di essere stata lei stessa a fare la lista, si arrabbia, temendo che qualcuno abbia preso iniziative senza il suo consenso. Ovviamente lei consuma tutto quello che richiede e che Chicca le compra, quindi teoricamente dovrebbe essere contenta, ma in realtà non lo dimostra mai. Chicca le aveva proposto di accettare l’aiuto di una badante che fosse a disposizione dalla mattina alla sera e possibilmente anche di notte, ma lei non ha accettato perché crede di essere autosufficiente e non accetta persone per tanto tempo. L’ideale sarebbe di collocarla in una Casa di Riposo, anche perché avrebbe maggior assistenza, ma per lei sarebbe una grande umiliazione. Di conseguenza Chicca non potrebbe forzarla, anche perché sua madre, se non viene assecondata, diventa aggressiva. Non solo, inoltre non potrebbe far nulla senza il suo consenso, dato che legalmente risulta capace di intendere e volere. Solo se avesse l’interdizione, sarebbe tutto più facile. C‘è da dire però che anche se Chicca volesse avviare la pratica per l’interdizione, i tempi della burocrazia sarebbero lunghi. Il paradosso è che lo Stato tende a complicare queste procedure, che a volte si renderebbero veramente indispensabili, ma diventano difficili da attuare, perché la Legge vuole che vengano rispettate le libertà individuali. Durante la pandemia, invece lo Stato non ha tenuto conto per niente di questa libertà di scelta dei cittadini, revocando a ognuno la libertà di poter disporre del proprio corpo, considerandolo sacrificabile al benessere della comunità.

CONCLUSIONE

La madre di Chicca, nel tempo, non ha avuto segni di ravvedimento, proprio per la sua inconsapevolezza, oltre che per la presunzione di non sbagliare mai. Grazie al Cielo però negli ultimi tempi si è resa conto della lealtà di Chicca, della sua indole e soprattutto che lei è l’unica persona su cui può contare. Adesso sua madre ha superato i novant’anni ed è affetta da demenza senile, per cui rimuove ciò che ha detto o ha fatto un minuto prima. A maggior ragione ha rimosso tutti i madornali errori commessi nell’arco della sua vita; forse è un bene per lei, in modo da non avere rimorsi di coscienza. Lo stesso vale per sua sorella, che non è mai stata capace di farsi un’autocritica, avendo la sua stessa natura. Entrambe si sono ritrovate senza amici. Nonostante tutto, Chicca continua ad amarle e ad occuparsi di loro, provando tenerezza e compassione. Ha cercato sempre di dare un senso alla sofferenza e alla fine ha capito che bisogna offrirla a Dio. Se Lui lo permette, significa che dovremmo affidarci alla Sua volontà.

Testimonianza di anonimo. AUGURI IPOCRITI

Cara Olga, ti invio il mio contributo alle testimonianze che hai raccolto (se sono ancora in tempo) per il tuo nuovo libro: INFAMILIARI. L‘ episodio è fresco di oggi, giorno di Natale 2024. Un parente che in seguito ai problemi che ha creato alla mia famiglia, per non affrontarmi, sfugge ed evita ogni incontro, già da alcuni anni. Da testimonianze dirette e dal fenomeno appena descritto, ho potuto capire che sparge in giro un sacco di cattiverie e illazioni nei miei riguardi. Lo stesso fenomeno accade inspiegabilmente con altri parenti comuni con cui ero stata sempre in buoni rapporti. Anche loro si sono chiusi e isolati da me, come se avessero obbedito a un comando, o influenzati da un condizionamento, in base al quale dovrei risultare una persona manipolatrice e pericolosa. Ebbene, stamattina questo elemento ha avuto la spudoratezza diabolica di inviarmi un messaggino augurale, dove vorrebbe apparire affettuoso e amorevole. (Pensa un po‘ dove possa arrivare l’ipocrisia!)

Testimonianza di anonimo

LA PECORA NERA DELLA FAMIGLIA

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Attraverso questo racconto si può notare come la storia si ripeta in tante famiglie, cosiddette perbene, dove emerge l’avidità, movente che spinge tanti individui a relazionarsi con i propri cari in modo davvero vergognoso. La protagonista di questa storia è la sorella della persona che mi ha voluto rilasciare tale testimonianza. Lei vive a Cuba, vicino a sua madre, ormai molto anziana. Un giorno decide di recarsi con la madre in Banca, il cuo scopo è di trasferire nel proprio conto corrente tutti i suoi risparmi di un’intera vita, ignorando tutti gli altri figli. La madre, ingenuamente, si stava preparando per uscire, in modo da poter accontentare la figlia, ma inconsapevole che avrebbe fatto qualcosa di scorretto. Il caso volle che non fece in tempo ad uscire di casa che ebbe un infarto e così fu trasportata in Ospedale. Quando in seguito i suoi fratelli furono a conoscenza delle intenzioni della sorella, nonostante il suo piano fallì, la emarginarono. Successivamente, dopo la dipartita della madre, i suoi soldi furono suddivisi in parti uguali tra tutti gli eredi. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, infatti, la „pecora nera“ della famiglia, dopo alcuni anni, architettò un altro piano, per cercare di appropriarsi di un po‘ di denaro in modo illecito. Disse a tutti i suoi fratelli che avrebbe dovuto affrontare una grossa spesa indispensabile e loro avrebbero dovuto contribuire, dato che lei avrebbe provveduto a far riesumare il corpo della madre, spostando la bara in un altro loculo, secondo le disposizioni del Comune di appartenenza. La sorella che viveva in Italia però preferì andare a verificare personalmente, così si recò a Cuba e con sorpresa, scoprì l’inganno, infatti venne a conoscenza che la spesa da affrontare per spostare la salma della madre era stata sovvenzionata dal Comune stesso, per cui i figli non avrebbero dovuto sborsare nemmeno un soldo. Anche questa volta la „pecora nera“ della famiglia aveva raccontato una bugia, per cercare di impossessarsi dei soldi illecitamente, facendo una pessima figura e fu un motivo in più per essere screditata e allontanata definitivamente dalla sua famiglia di origine. In verità questa donna si credeva furba, mentre aveva dimostrato, che oltre ad essere avida e disonesta, era mentalmente limitata.

Testimonianza di anonimo

UN PADRE DELUSO

Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale.

Un ricco ristoratore aveva dato in gestione l‘attività a suo figlio, ma essendo una persona irresponsabile, fece fallire il ristorante. La cosa peggiore fu che si prese gioco di lui attraverso strategie ingannevoli, affinchè potesse scroccargli sempre più soldi, col pretesto di fare finti investimenti. Il padre, generoso e fiducioso, lo aveva sempre accontentato e dal punto di vista economico gli aveva dato tutto ciò che desiderava, finchè un giorno si accorse di essere stato ingannato proprio dalla persona che più amava. Ormai deluso e sofferente, gli sembrava di vivere in un incubo, anche perchè come se non bastasse, oltre alle ingiurie che doveva ricevere da suo figlio, un giorno, gli mise pure le mani addosso, solo perchè lui si era permesso di metterlo davanti alle proprie responsabilità. Era ormai molto anziano e dato che non aveva più un soldo da parte, a causa della scelleratezza del proprio figlio, era afflitto e si sentiva profondamente deluso.Tuttavia, la sofferenza maggiore era la consapevolezza di avere un figlio così ostile e spietato. Da premettere che tale figlio era stato manipolato da sua madre, ossia la sua ex moglie, che per vendicarsi, non accettando il divorzio, nonostante fosse stata lei la responsabile, decise di strumentalizzare il figlio, per metterglielo contro e per toglierli la serenità, diventando il nemico mortale di suo padre.

Testimonianza di anonimo.

ANGELINA ROGORA

(testimonianza dell’autrice)

  La mia amica  Angelina Rogora, figlia spirituale di Padre Pio, passata a miglior  vita nel 2016, all’età di quasi 101 anni e  di cui ho parlato nel mio libro: IL MIRACOLO CONTINUA – Anime straordinarie, eventi e guarigioni soprannaturali, possedeva dei doni eccezionali. Uno dei quali era la capacità di fare la „radiografia“ alle persone attraverso la foto, che non guardava ma che esaminava  a contatto con le sue mani. Riusciva a percepire il carattere di un individuo e non solo se lo incontrava di persona ,  era in grado di capire se questa fosse falsa o sincera, sana o malata. Addirittura vedeva i suoi pregi e i suoi difetti. Lei era ancora giovane, credente ma non fervente. Aveva una zia suora, la quale un giorno andò a trovare Padre Pio e quando lei stava per congedarsi, il frate le diede un oggetto, una coroncina del Rosario, fatta con semi di carrubo e le disse: „Questa portala ad Angelina“. La suora, stupita, dato che non gli aveva detto di avere una nipote con quel nome, gli chiese: „ Ma Angelina chi?“ Lui rispose: „Angelina tua nipote!“ Da quel momento è come se si fosse creato un filo conduttore tra Angelina e il Santo, che poi condizionò il resto della sua vita. La sua casa si trasformò in un centro di preghiera, dove lei accoglieva tutti, tra cui medici e sacerdoti. Durante i lunghi anni che  frequentai Angelina, fui testimone di fenomeni inspiegabili. Tante   persone si rivolgevano a lei e la sua casa era sempre piena di gente,  riceveva anche malati, con la speranza di ottenere una grazia tramite le sue preghiere, per  intercessione di Padre Pio, a cui lei era devota. Diverse persone  guarivano o miglioravano il loro stato di salute. Angelina poggiava le sue mani, che emanavano un grande calore, nelle parti malate delle persone  e contemporaneamente pregava. Tutto questo lo faceva gratuitamente, dicendo che tutti coloro che ti promettono la guarigione,  facendosi  pagare, sono degli impostori, tranne ovviamente i pranoterapeuti che esercitano la loro professione per  poter vivere, ma lei non aveva nulla a che fare con la pranoterapia e non prometteva niente a nessuno. E quando si verificava una guarigione inspiegabile, o una grazia, diceva che non era per merito suo, ma di Dio, dato che  lei si definiva semplicemente uno strumento. Sono stata testimone di tante guarigioni inspiegabili e conversioni. Angelina era una persona straordinaria proprio per la sua umiltà, per il semplice fatto che non accettava né regali, né libere offerte e si offendeva se qualcuno avesse cercato di farlo.  Nel corso degli anni l‘ho fatta conoscere a  tanti amici  e conoscenti, alcuni anche  sofferenti che avevano bisogno di preghiere o di un  conforto e di tanto in tanto anch’io le sottoponevo foto di persone (lontane) che mi chiedevano il favore di farle vedere ad Angelina e addirittura anche foto di conoscenti o amici, per mettere alla prova quella sua facoltà di individuare il tipo di personalità.  Diverse volte Angelina mi mise in guardia da gente che io stimavo ed evidentemente non conoscevo a fondo, infatti dopo un po' si sono rivelate per quello che erano veramente, questo fenomeno si riproponeva tante volte e non posso credere che fosse solo una casualità, lei aveva una facoltà piuttosto rara, quella di saper leggere l’anima delle persone.  Avevo stabilito un grado di confidenza tale, al punto che un giorno volli metterla di fronte ad una prova più difficile. Le sottoposi da esaminare la foto di mia nonna, ormai passata a miglior vita da diversi anni, ma non le dissi che non era più in vita.  Angelina, per la prima volta, disse che non avvertiva niente e lei stessa mi chiese: „Questa persona non sarà per caso morta?“  Infatti dovetti dirle che si trattava di mia nonna  che non c‘ era più. Capii quanto fosse autentica questa sua capacità percettiva.  Alcuni giorni dopo che  Angelina passò a miglior vita,  le chiesi di darmi un segno:  durante un viaggio in macchina con la mia famiglia, pregavo e mi rivolsi a lei mentalmente con queste parole: „ Angelina, ti prego, dammi un segno della tua presenza!“ Pochi secondi dopo si staccò dal collo la mia catenina con la medaglina della Madonna, senza toccarla e mi cadde sulle mie gambe, ma la cosa strana fu che il gancetto non si era nemmeno aperto. Non si è mai spiegato come fosse caduta senza sganciarsi.

  https://www.youtube.com/watch?v=K_9hZwHdIpA&t=387s

INTERVISTA AD ANGELINA ROGORE (parte prima)

  https://www.youtube.com/watch?v=psUkCks57dA&t=88s

INTERVISTA AD ANGELINA ROGORE  (parte seconda)

DAL MIO LIBRO: QUANDO I NANI SI CREDONO GIGANTI

LA SANTA CON LE CORNA

Un giorno Carla, in occasione di una sua mostra personale, incontrò una donna sui quarant’anni. Fu colpita dalla sua affabilità, parlantina e che padroneggiava un linguaggio della lingua italiana, tanto che l'anziana artista ne fu affascinata. Tra l'altro Carla aveva un punto debole: si lasciava suggestionare facilmente dalla bellezza estetica delle persone (essendo ella stessa un'esteta per eccellenza) e dalla cultura. Filomena fu ingaggiata da una conoscenza di Carla per dedicare ai suoi quadri una presentazione e ci riuscì molto bene. La donna, critica d'arte, in realtà era un avvocato, ma si dedicava alle presentazioni di qualche esposizione artistica, probabilmente anche per mettersi in mostra. Era una perfetta oratrice. Ebbene, Filomena, dopo aver elogiato in pubblico l'artista, cercò di approfondire la conoscenza con la stessa e quando Carla le parlò delle opere missionarie di cui si occupava, in quanto aveva deciso di donare la metà del ricavato ad un'Associazione Umanitaria, le brillarono gli occhi. In un attimo venne fuori tutto il suo entusiasmo, l'esuberanza che fino a quel momento aveva accantonato, prese il sopravvento. Filomena la riempì di complimenti in modo spropositato e iniziò ad usare questa frase: “Questo è un momento di grazia! Il Signore ci ha fatto incontrare; è da dieci anni che io sostengo una missione del Ciad. In pratica raccolgo dei fondi per donarli ad un amico sacerdote missionario che conosco di persona. Lui è italiano, ma vive da tanto tempo in Ciad. è una persona santa. Se ti fa piacere, io collaborerò con te, ti organizzerò le mostre e i concerti e tu mi aiuterai a raccogliere dei fondi per questo missionario, così sfameremo tanti bambini, ma ne parleremo meglio”. Decise di prendere un appuntamento con Carla a casa sua, perché avrebbe dovuto approfondire l'argomento con l'artista e non solo, farle vedere tutto il materiale in merito all'Associazione e persino visionare un DVD che riguardava il villaggio del Ciad in questione. Carla, senza nemmeno esitare, sicura di aver conosciuto una persona degna di rispetto che suscitava tutto il suo interesse e la sua curiosità, acconsentì all'incontro con Filomena. Arrivò il giorno dell'appuntamento, Filomena rimase un po' sdegnata per lo stato precario dell’abitazione, ma fece finta di niente, anche perché la sua finalità era ben diversa. Tra le due donne ci fu un bel dialogo. La conversazione si fondò soprattutto sulla sua opera missionaria. Filomena, vantò nell’occasione parecchie conoscenze con sacerdoti e con tanta gente, che era capace di raccogliere tanti soldi che ovviamente poi lei avrebbe inviato a questo lodato sacerdote missionario, con cui comunicava tramite skipe. Disse di avere conquistato tutto l'affetto e la massima fiducia del sacerdote, ma sicuramente anche molto ingenuo. Sempre a suo dire, questi era una persona santa ed infatti aveva deciso di vivere tra i poveri e quindi di provvidenza. Nacque pertanto un'amicizia tra le due donne, anche perché Carla si fidò ciecamente. Filomena aveva sempre il Vangelo sulle labbra e faceva trapelare un amore sviscerato verso i più poveri, verso le persone sante, come madre Teresa di Calcutta, oltre che per la pittura. Ripeteva sempre: “Questo è un momento di grazia!”. Dopo alcuni mesi: Sonia, che a differenza della madre era molto più avveduta, fece aprire gli occhi a Carla, riuscendo in qualche modo a farle capire che quella donna non era quella che sembrava e volle metterla alla prova. Un giorno organizzò un incontro dedicato alla musica e a questa presunta Associazione Umanitaria, in quanto il pubblico avrebbe pagato il biglietto per il concerto di Carla e avrebbe visionato il DVD dedicato alle opere missionarie di cui si occupava Filomena, in modo tale da poter raccogliere i fondi da destinare a don Mario, missionario del villaggio del Ciad. Fu una bellissima serata. Le persone rimasero incantate nel vedere le scene di vita che conducevano quelle persone, supportate da don Mario, per cui ognuno donò dei soldi a Filomena, oltre ad aver pagato il biglietto per il concerto, essendosi questa proposta come persona garante. Sta di fatto che Carla non ricevette nemmeno un euro in veste di musicista, ma non è questo il punto. Sarebbe stata pure felice se avesse saputo che gli introiti raccolti da Filomena, fossero arrivati a don Mario e quindi ai poveri africani. Carla, come già detto, si fidava ciecamente di Filomena, apparentemente illuminata e prodiga, ma un mese dopo venne a conoscenza della verità, nel momento in cui la donna stessa, a causa dei suoi atteggiamenti, le insinuò dei dubbi. Carla notò che quando certe persone chiedevano a Filomena il conto corrente di don Mario in modo da poter fare un bonifico, lei rispondeva che non era necessario, asserendo che per poter effettuare un versamento tramite commissione bancaria, ci sarebbe stato un costo di 40 euro, pertanto ella stessa si sarebbe sobbarcata l'impegno di spedire il denaro in un'unica operazione, dopo aver raccolto una cospicua somma e col pretesto quindi di consolidare un risparmio da impiegare sempre in opera benefica. Carla, infine colta da un persistente dubbio e dopo aver consultato sua figlia, seguì il suo consiglio. S’ informò in banca e venne a chiarire la menzogna di cui era già stata vittima, infatti per trasferire dei soldi in Ciad, il costo era appena di un paio di euro. A quel punto le fu tutto chiaro: Filomena intascava gran parte dei soldi che raccoglieva, metteva in contatto la gente con don Mario, al quale però faceva pervenire una minima quota del denaro raccolto, mentre lei ne intascava la parte più cospicua. E come se non bastasse, aveva anche il coraggio di porsi l'aureola in testa, atteggiandosi a benefattrice. In verità Filomena, si era fatta bene i conti: aveva creduto di poter utilizzare Carla a piacimento, sfruttando i suoi talenti di pittrice e di musicista, approfittando ovviamente della generosità e ingenuità, ma grazie alla figlia, la magagna fu scoperta e vennero troncati i ponti. In una particolare occasione, Sonia aveva conosciuto Filomena, dalla quale, “con il pretesto di volergli regalare un quadro della madre” aveva ottenuto il numero telefonico di don Mario. Fu così che era venuta a sapere che questi aveva ricevuto da Filomena in occasione del concerto di sua madre, la ridicola somma di euro duecento, mentre la somma raccolta, in verità ammontava ad euro ottocento. Sonia stessa ne informò la madre e tutti coloro che avevano partecipato alla raccolta. A quel punto, Sonia stessa telefonò a Filomena per dirle in modo esplicito ciò che pensava di lei e di lasciare quindi in pace sua madre. Se qualcuno avesse voluto intascare dei soldi, semmai sarebbe spettato alla musicista, dato che aveva dedicato un intero concerto al pubblico, eppure non trattenne nulla per sé. Le disse inoltre delle informazioni in merito alle spese postali di cui era stata messa a conoscenza, quindi per trasferire il denaro in Ciad non si spendevano 40 euro, ma soltanto un paio di euro. Filomena tentò di arrampicarsi sugli specchi, fece una pessima figura, ma nonostante tutto non si diede per vinta ma rispose in modo alquanto arrogante. Che donna spregevole! Filomena viveva speculando e sfruttando la buona fede delle persone, strumentalizzando l'amore di Dio e il Vangelo. Era come se rubasse il pane ai più bisognosi. Lei, che era un avvocato e aveva una vita agiata, avvertiva l'esigenza di rubare al prossimo e soprattutto ai più poveri! La gente che la conosceva superficialmente, la considerava una perfetta cristiana: si sedeva sempre in prima fila in Chiesa insieme al figlio e al marito e non mancava mai all'adorazione Eucaristica. Si arruffianava suore e sacerdoti, donava immaginette sacre che sfoggiava come una sorta di evangelizzazione, partecipava puntualmente agli incontri parrocchiali e festività religiose, tutto per raggiungere il suo scopo. Cercava con malvagia capacità di sensibilizzare i parrocchiani nei confronti delle opere missionarie solo per raccogliere soldi e riempire le sue tasche. Al suo amico sacerdote missionario, che gli serviva da specchietto per le allodole, spediva soltanto le briciole. Quando parlava, era capace di suggestionare gli ascoltatori, ostentando loquacità, preparazione religiosa, sicurezza e persuasione. Certo, una donna del genere che oserei definire “la santa con le corna”, non sarà certamente l'unica ad ingannare il prossimo, speculando sulla religione, bontà e fede, mettendo in atto ipocrisia e capacità recitativa. Sono anche convinta che simili individui, un giorno dovranno... delle loro malefatte... rendere conto a Dio.

IL VITTISISMO DEGLI AGUZZINI

La cosa più assurda e sconvolgente di queste situazioni che si vengono a creare, è che alla fine di ogni storia, coloro che avevano rivestito il ruolo di aguzzini, coerentemente con la contraddittorietà della propria natura, riescono a recitare la parte delle vittime. L'arte della finzione e della mistificazione viene messa in atto dall'essere umano molto meglio di come non riescano a fare tutti gli altri mammiferi presenti sulla faccia della Terra.

L'AMICO NEL MOMENTO DEL BISOGNO

Ci sono persone che vantano un vasto parco di amici, ma non solo di quelli virtuali dei social, ma persone con cui relazionarsi di presenza. In base al significato più autentico di amicizia, sarebbe umanamente improbabile poter coltivare vere amicizie quando di numero superassero le svariate decine o addirittura il centinaio. Pur di apparire autenticamente legato, il nostro “amicatore seriale” si mostra affettuoso ed emotivamente coinvolto tutte le volte che si relaziona col suo harem di amicizie, ma per l'appunto si tratta solo di un atteggiamento di comodo che serve solo a catturare la stima e la fiducia. Fino a questo punto potrebbe sembrare che non ci sia nulla di male, ma osservando come il rapporto si evolve il seguito, tutto cambia di valore e di significato. Questi coltivatori di amici, dopo aver piantato il loro vivaio, non si dedicano più a coltivarlo. Non si fanno vivi, non comunicano e magari si dedicano ad altre semine, perché di quelli che per conto loro si definiscono amici, più ce n'è e meglio è, per il semplice motivo che secondo il loro costume, prima o poi possono sempre servire! Così il nostro “simulatore seriale” pensa bene di farsi vivo non appena gli si presenta l'occasione di poter avere bisogno di uno dei suoi tanti “appoggi” creati in passato, infatti questo pseudo-amico, o per meglio dire la categoria di amici di questa specie, si vede (si fa vivo) nel momento del (suo) bisogno

NEL MEZZO DEL CAMIN

Nel mezzo del camin di maestra Vita mi ritrovai dinanzi ad una belva oscura che la diritta via avea smarrita. Un gigantesco ragno si aggirava, per la rugosa legna scivolava. Fui combattuta... Il suo destino era ad un filo appeso, ma non certo quello che lui filava: decidevo io sulla sua sorte! Bastava un colpo solo e l'avrei preso! "Pur se insignificante che colpa ha se l’ aspetto suo è repellente e non rassicurante?" Così si presentava al mio pensiero dominante quella creatura tanto orripilante! Già la mia mano era in procinto di colpire il grosso capo del ragno arzillo e affaccendato, che con dedizione e competenza, tesseva la sua famigerata trappola in quel camino scuro per eccellenza. "Senza aver frequentato alcuna scuola, è il più abile tessitore, oltre che esperto scalatore!" Mi distolsi da quel pensiero insulso e stravagante. Mi voltai ancora, osservando la creatura beffarda, sconcertante, intenta a costruire disinvolta la sua insidiosa tela, con una sorta di stupore, questa volta. "Ma che diritto ho io per sopprimere un esserino così indifeso e innocuo? Se fossi io nato ragno? Preoccuparmi degli innocenti insetti che dall'astuto mostro si lascerebbero irretire e non di lui che per procurarsi un pasto, per istinto agisce? Esisterà un Responsabile che avrà ideato creature simili? Ma lui è tranquillo e non mi tocca! Io non lo guardo!" Nel mezzo del camino della maestra Vita ancora il ragno tesse speranzoso. Lasciamo spazio al fato, non pensiamo alla bestiola ardita! L'uomo, del resto, spesso infingardo e ammaliatore, è come il ragno. Nell'insidiosa vita trama con cura e con ingegno per catturare malcapitate prede, per guadagno, sovente senza lasciare segno.

LA SIGNORA SPUTAFUOCO

La signora Sputafuoco è un pericolo, non è un gioco! Se apre bocca fa baccano e un grande danno notte e giorno, tutto l’anno. La signora quando passa fa paura all’uragano. Col suo sguardo minaccioso sputa fuoco da ogni poro e ogni parola la pronuncia con l’intento di una lama di un coltello. Agitata, parla sempre con passione, ma a sproposito, per colpire gli individui con molta cura e dedizione. Questa donna è temuta dalle vipere che ha stordito, Al suo arrivo fa scappare pure i cani, le zanzare e i pellicani! Mica passa inosservata la signora Sputafuoco! Sarà sempre biasimata e davvero poco amata. Rende succube il marito, non lo tocca con un dito, lo stordisce come un tuono. Riesce a farlo pur tremare col suo dire e col suo fare e l’ assilla senza tregua, sempre pronta ad additare. La signora è affaccendata nel lavoro preferito: sa tramare, fa star male, fa soffrire le persone in mille modi, ha la lingua senza freno. La sua mente è già un inferno! La signora se la sognano di notte, hanno gli incubi, s’intende! Bimbi, vecchi, giovani fuggono e persino i paralitici se la svignano come fulmini e saette nel sentire questo nome: Sputafuoco. Vi assicuro, non è un gioco! Comandato a bacchetta dalla donna maledetta, il martire pentito di aver detto: “Sì”, quel giorno, è avvilito, rinsecchito. Il divorzio è solo un sogno assai balzano per il “pollo” ormai irretito. La signora non lo molla! Resta solo una speranza a quest’ uomo ormai fallito: augurare alla consorte di passare a miglior vita, prigioniero della sua cattiva sorte.

LA SOBILLATRICE

La sobillatrice, vile, manipola meschini e venduti individui, stravolge i fatti a suo piacimento per complottare contro la vittima un terroristico attacco morale, infliggendo un lento e continuo tormento. Abominevole, vendicatrice, è sempre pronta a dover mentire, catturando gente, ingenua o infingarda, inducendola persino al tradimento, alle spalle del bersaglio di turno, per creargli poi un astuto tranello. Si crede infallibile con la sua slealtà. Aizza gli amici per arrivare al traguardo, subdolamente, non affrontando il nemico di petto. Il suo obiettivo è soggiogare chi ha autorità per poter demolire l’agognato martire. L’infima donna sprigiona veleno e i più sensibili le stanno lontano. Durezza trapela l’espressione del volto, il suo falso sorriso è davvero inquietante. L’alito emana odore di zolfo. Non ha mai conosciuto umiltà, né lealtà, ma soltanto un finto rispetto, potere, vanità. Parla pacata e con tono deciso vorrebbe ammaliare e, all’improvviso la biforcuta lingua è pronta all’attacco, senza pietà, né dignità. Sarebbe stupendo vivere serenamente, attorniati da tante persone belle, sincere, piuttosto che farsi contaminare da gente invidiosa, viscida, infame. Purtroppo si vive in questo Pianeta, colmo di inganno e senza cuore. Bisogna quindi essere arguti, guardarsi e proteggersi da iene e dai lupi. Alla sobillatrice la sua perfidia ricadrà, come una valanga la travolgerà. Imprigionata nella sua trappola, la predatrice si troverà e finalmente preda sarà. Forse il perdono riceverà, solo se un giorno si pentirà! Ma sempre sola lei resterà. Questa donna, a tempo dovuto, dovrà fare i conti con l’Assoluto. Calunnie e zizzania che ha seminato le porteranno il conto, non ancora pagato.

IL TERRORE DELLA SCUOLA

Il terrore della scuola è un donnone e fa la spola. Sfida tutti gli insegnanti che le capitano davanti. Son passati i vecchi tempi quando ogni genitore non metteva in discussione il giudizio del professore. Or son tutti avvocati, sospettosi e diffidenti, non son più indiziati i figli, ma lo son tutti i docenti! Il suo volto minaccioso non si addice a una signora! Non si sa cosa vuol fare, con frequenza attacca briga. Sempre e ovunque vuol parlare fuori luogo. Impulsiva, mai prudente, la sua lingua biforcuta fa scappare tanta gente e il suo modo impertinente fa indignare chi la sente. Altezzosa e presuntuosa spesso critica ogni cosa. Indispone chi è presente col suo fare prepotente. Chi la incontra la allontana questa donna assai balzana. Tra i ragazzi, trovi i belli, trovi i brutti, sempre quelli. Non son tutti farabutti! Gli studenti l’ hann chiamata: Il terrore della scuola. Non si stanca di far spola la temibile signora.

MOBBING IN AMBIENTE DI LAVORO

Testimonianza dell’autrice

Andrea è un ragazzo come pochi. Spicca per la sua educazione, correttezza e bontà d‘animo. Raggiunge il traguardo dell‘insegnamento e inizia a fare gavetta come docente precario in una scuola media. Come in ogni ambiente di lavoro, Andrea incontra brave persone, con cui instaura rapporti di amicizia, ma anche colleghi che creano problemi non da poco, con tutte le conseguenze che ne derivano. E‘ molto ben voluto dai ragazzi e oltre alle sue qualità umane, spicca per la sua preparazione. Malgrado lui sia gentile e rispettoso con tutti, qualche collega inizia già a prenderlo di mira. Un giorno, a sua insaputa, un insegnante si reca in Aula Docenti e trovando il cassetto di Andrea aperto, tira fuori il suo registro e nota che c‘erano delle dimenticanze nella compilazione. Portò il registro al dirigente scolastico, per mostrargli il difetto. Se questo capo d‘Istituto fosse stato una persona sensata e corretta, intanto avrebbe dovuto rimproverarlo per avere avuto accesso ad un cassetto di altri e per non essersi reso disponibile aiutando il collega a rimediare al problema. Nel tempo, questo docente importuno riuscì a coinvolgere altri colleghi per poter screditare Andrea, preso di mira. Probabilmente alcuni non sopportavano che lui riscuotesse simpatia da parte degli alunni e allora per apparire brillanti e aggiudicarsi dei meriti nei confronti del Dirigente, collaborarono per tramare a danno di Andrea. Lui, avendo un carattere molto docile e remissivo, non se la sentiva di affrontare di petto questa situazione assurda che lo affliggeva, quindi si sentiva avvilito, sfinito psicologicamente, ai limiti della depressione. Cercò di parlare col preside per sfatare quella narrativa che quel gruppo di arpie aveva diffuso per screditarlo, ma il preside (purtroppo come tanti capi di Istituto che stanno dalla parte del più forte) si era già schierato dalla parte sbagliata. L‘anno successivo arrivò una nuova dirigente, anche lei priva di spina dorsale e di umanità, infatti senza aver neanche conosciuto personalmente il soggetto in questione, ma solo sulla base di pregiudizi che il gruppo di potere ormai era stato capace di insinuare nella sua mente, iniziò anche lei a perseguitare il docente bersagliato. Quello sarebbe stato l‘anno di prova per Andrea e alla fine dell‘anno scolastico la Dirigente lo convocò per minacciarlo, dicendogli che lei non gli avrebbe permesso di superare l‘anno di prova e gli consigliava di trasferirsi in altra Sede. Andrea, sentendosi palesemente minacciato, si sentì mancare la terra sotto i piedi, perché non si aspettava che questa dirigente fosse stata contaminata della stessa cattiveria del preside precedente e così, a malincuore, Andrea, terrorizzato, decise di trasferirsi in un‘altra Sede. Ormai faceva fatica a lavorare, dato che avrebbe dovuto spendere tutta la sua energia per potersi difendere dagli attacchi che giornalmente avrebbe dovuto fronteggiare. Quando Andrea si trasferì in un‘altra Scuola, malauguratamente, si ritrovò la stessa dirigente. Sembrava un incubo, perché era una persecuzione infinita! Infatti, come se non bastasse, questa diabolica donna continuò a rendergli la vita impossibile. Andrea aveva lasciato la famiglia in Calabria per potersi trasferire in Lombardia, dove aveva trovato lavoro, ma a quale prezzo? Ormai la scuola per lui era diventata un inferno e già cominciava a meditare sul fatto di lasciare la mansione di docente, per accontentarsi di lavorare in Segreteria o addirittura come collaboratore scolastico. Purtroppo non fece in tempo, perché si ammalò di cancro. Dopo un anno di indicibili sofferenze, lui volò in Cielo, all‘età di 45 anni, nel 2015. Tanti anni fa è stato mio collega in un Istituto Comprensivo, dove si respirava una bella atmosfera di serenità, dato che in questo Plesso c‘era una brava persona come dirigente e anche tra il personale c‘erano persone corrette, che non si facevano la guerra ma collaboravano in pace. Ricordo la gentilezza di Andrea, la sua pazienza con gli alunni, la sua disponibilità con i colleghi e lo spiccato senso di rispetto. Mi prese subito in simpatia. Dopo quell‘anno scolastico io e lui ci perdemmo di vista. Tramite una mia collega, venni a sapere che Andrea iniziò ad avere problemi dopo qualche anno, in altre scuole. Il caso volle che una delle dirigenti che esercitò mobbing a suo carico, era la stessa che io avevo conosciuto successivamente in un‘altra scuola, la medesima che aveva reso impossibile il lavoro ad altri docenti che prendeva di mira. Si trattava di persone competenti e tranquille. La malvagità di questa preside non aveva limiti, infatti aveva una pessima fama ed era sostenuta da gente falsa come lei, priva di empatia. In realtà bastava una o due insegnanti che per consumare le proprie piccole vendette personali, o per pura invidia, strumentalizzavano il dirigente di turno e con la complicità di altri insegnanti, intraprendevano una vera e propria guerra contro qualche collega. Ne fui a conoscenza tramite due insegnanti, nonché mie amiche. Venni a sapere che la suddetta dirigente ebbe delle denunce a carico. Posso affermare che Andrea era davvero una persona squisita. Era in ottimi rapporti con alcune mie care colleghe e la sua dipartita fu una grande perdita. Quando Andrea volò in Cielo, provai dispiacere, come tutte quelle persone che dopo averle conosciute, ci si è affezionati. Il caso volle che successivamente instaurai un profondo rapporto di amicizia con sua madre, pur se a distanza. Purtroppo la storia ci insegna che spesso le persone più buone e inoffensive, sono quelle che subiscono più ingiustizie, o sono perseguitate. Nel caso specifico, mi chiedo solo se questi individui malefici (dirigenti e docenti) che hanno esercitato mobbing nei confronti di Andrea, abbiano qualche ripensamento o qualche rimorso per il loro operato, ma mi sembra difficile, poiché essendo persone insensibili, credo che abbiano poco di umano. Molte volte le malattie arrivano a causa di enormi dispiaceri e ci sono stati purtroppo anche dei casi di suicidio da parte di persone fragili, che non hanno saputo reggere a tali sofferenze morali. Se nelle persone malvage non sarà scaturito un minimo ripensamento, è anche vero che Andrea, ovunque è passato ha lasciato un bel ricordo in tutte le persone sensibili.

A PROPOSITO DI MOBBING

La società si è imbarbarita. Il cosiddetto rispetto non è un valore così automatico e scontato, dato che talune persone tendono a portare rispetto solo a chi incute un certo timore, o ha un potere, mentre spesso sono sempre le persone più inoffensive e innocue a dover subire il bullismo da studenti e il mobbing da lavoratori. Prima di insegnare Arte e Immagine alla Scuola Media, ho lavorato per diversi anni come insegnante di sostegno, per cui spesso mi trovavo a svolgere la mia mansione in classe, in compresenza con il collega di turno. Ho incontrato bravi insegnanti, non solo per le loro competenze, ma ho conosciuto anche alcuni colleghi dal comportamento discutibile. Vorrei riportare un paio di casi a cui personalmente ho assistito, restandone letteralmente sconcertata. Durante l’ora di lettere in una classe terza, la mia collega stava spiegando ai ragazzi un Canto della Divina Commedia. Da premettere che aveva un carattere abbastanza arcigno. Siccome qualcuno non prestava molta attenzione, ad un certo punto, parlando dell’Inferno dantesco, lei disse con tono minaccioso: “Ecco, l’Inferno di Dante è quel posto dove andrete voi!” I ragazzi la guardavano terrorizzata ed io provai un senso di indignazione. Feci finta di niente. Provai una spiacevole sensazione di disagio, essendomi immedesimata negli alunni. Mi chiedo come si può arrivare a tanto? Ho assistito ad altre scene simili, dove alcuni insegnanti, trattano malamente i loro alunni, persino quelli più fragili che sono affiancati dall’insegnante di sostegno, mentre questi dovrebbero essere maggiormente tutelati. Ebbene, per amor di pace e per non mettere i miei colleghi in cattiva luce, non mi sono mai permessa di andare ad accusarli al dirigente. Semmai credo che eventualmente avrei potuto fare una critica in privato, direttamente alla persona interessata, ma ho sempre evitato, perché conoscendo la superbia del collega di turno, si sarebbe potuto offendere, non accettando critiche costruttive. In questi casi, credo sia opportuno che siano gli alunni stessi a riportare le lamentele ai genitori per poi rivolgersi al capo d’Istituto, affinché il docente responsabile sia ripreso direttamente dal dirigente. Invece, paradossalmente, spesso vengono ammoniti insegnanti innocui, che non hanno fatto niente di male. Evidentemente sono i docenti privi di etica e buon senso che hanno la sfrontatezza di accusare il collega preso di mira, senza alcun motivo, solo per una questione di antipatia, o perché mossi dall’invidia. Quasi sempre la figura del Preside è un’ombra, dato che se lui comanda, è solo in teoria, nell’apparenza, perché in realtà esegue ordini dai docenti più prepotenti. Solo in pochi casi ciò non succede, ossia se il Preside ha un carattere determinato e quindi non si lascia manovrare dagli altri. Spesso la “missione” del dirigente di turno e degli insegnanti che comandano, con la complicità di altri colleghi a loro volta manipolati, è quella di rendere la vita difficile al docente preso di mira. A volte succede che a qualche insegnante, o in certi casi, persino a un’amministrativa, le viene conferito un potere, per cui fa le veci del dirigente e nell’ambiente di lavoro riceve una maggiore rispettabilità mai avuta prima. Il motivo è palese: questa persona è stata capace di usare l’arma della seduzione, diventando l’amante del dirigente. Se la società è marcia è perché l’essere umano è stolto e purtroppo chi detiene il potere di solito non è mai all’altezza del ruolo che riveste, ma solo chi è stato capace di accettare compromessi, anche illeciti, non avendo scrupoli e dignità, ha raggiunto il suo ambito traguardo: l’illusorio successo. Magari nella vita privata è una persona frustrata. Di conseguenza, chi comanda, non si impegna per servire la collettività, ma semplicemente per trarne profitto, gratificando il proprio ego e la voglia di supremazia. Le dinamiche sono le medesime e tale fenomeno di ingiustizia si verifica dai piccoli ambienti, fino ad estendersi ai livelli più alti. La nostra società si fonda su dinamiche scorrette, dove predomina le legge del più forte, che si nutre del più debole, la stessa legge della giungla. L’essere umano quindi non vale più dell’animale. E’ solo la sua ignoranza e presunzione che glielo fa credere. Sono pochi gli individui consapevoli ed evoluti spiritualmente.

. LA DIFFAMAZIONE E LA CRONACA

Il mobbing, per poter essere messo in atto, spesso viene alimentato innanzitutto dalla calunnia. La diffamazione è una forma di malvagità vera e propria e credo che chi usa la maldicenza per fare scadere la reputazione di qualcuno, si dovrebbe considerare già un criminale, perché si può danneggiare non solo il corpo fisico, ma anche dal punto di vista morale la persona che è stata calunniata, che in certi casi può subire anche gravi conseguenze. Chi è stato danneggiato ha il diritto e anche il dovere di far conoscere la verità e uno dei modi è sicuramente l'arma della scrittura, mettendo per iscritto ciò che ha vissuto, perché è giusto che ciascuno, attraverso il proprio operato, debba essere riconosciuto per quello che è realmente e non per quello che sembra. La testimonianza, attraverso articoli o libri, in questo caso, diventa cronaca. La diffamazione quindi dovrebbe essere smascherata attraverso la cronaca, che poi serve a smentire la falsa informazione, quella diffusa da parte di chi si è reso responsabile per giustificarsi, ma solo la verità dei fatti può restituire a ognuno ruoli e responsabilità. Non è un caso se la storia venga scritta dai vincitori, ovvero dai più forti (che detengono il potere) e non da chi avrebbe potuto avere ragione. Si tratta di menzogne tramandate spacciate per verità, sta a noi decidere quale fonte di informazione seguire, a chi o a cosa credere. Tuttavia, per farsi un'idea su qualcuno o su un fatto accaduto, si dovrebbero ascoltare sempre diverse campane e soprattutto occorrono prove. Lo stolto molte volte giudica secondo pregiudizi, o secondo la propria passionalità, spesso le persone si accodano al gregge, al pensiero della maggioranza, essendo prive di un pensiero critico, o perché così è più comodo. Di conseguenza tanti preferiscono vivere nell'ombra dell'omertà e dell' ipocrisia. Il mobbing si può attuare non solo nell'ambiente di lavoro, ma anche nei piccoli ambienti sociali, come nella parentela, ovunque, dalla piccola alla grande realtà, fino alle Nazioni intere. Finché non ci sarà rispetto e giustizia, non ci sarà la pace nel Mondo, perché prima occorre un cambiamento radicale da parte dell'essere umano, spesso animato da bassi sentimenti. Se non si ha un cuore puro, non ci sarà rispetto, né tanto meno amore. Chi non rispetta gli altri, non meriterebbe rispetto neanche dagli altri. La superbia e la presunzione impediscono a tanti individui di fare un esame di coscienza e non solo, molte volte si atteggiano a vittime, per mimetizzarsi con le persone che hanno danneggiato. Per questo motivo prevale l' inciviltà, mentre l'etica e l'amore diventano valori sempre più rari.

A PROPOSITO DEGLI IGNAVI

Ognuno dovrebbe fare la sua parte nel proprio piccolo, a costo di doversi scontrare con gli altri. Tanti si professano cristiani, ma nella pratica non lo sono assolutamente. Ne conosco tanti. Gesù infatti detesta e ammonisce gli ignavi. Apprezzo di più gente che si considera atea, piuttosto che tanti religiosi praticanti, che si credono perfetti o in grazia di Dio, ma nella vita preferisce schierarsi dalla parte del più forte e non del più giusto. Gesù dice: " Non chi dice Signore, Signore" sarà salvato, ma chi avrà fatto la mia Volontà". Chi non denuncia il male, diventa complice. Chi non propaga la verità, dando spazio alla menzogna, è un codardo. Chi resta indifferente dinanzi alle ingiustizie e ai soprusi dei più deboli, è un opportunista. Il cristiano autentico è colui che mette in pratica l' insegnamento di Gesù Cristo.

DISPOSTI A TUTTO PER I LORO SCOPI

Ci sono degli individui che per raggiungere i loro scopi sono disposti a tutto. Distruggono la reputazione di qualcuno, seminano zizzania nelle famiglie, nell’ambiente di lavoro e se avessero il potere di farlo, anche nelle Nazioni intere. Sono maestri della menzogna e della manipolazione. Le loro relazioni si basano sull’opportunismo, ma se vengono smascherati, perdono il controllo, diventando molto aggressivi e manifestando la loro malvagità. Nello stesso tempo si atteggiano a vittime, recitando la parte  come perfetti attori. Spesso, attraverso la loro falsità e apparente benevolenza, riescono ad ingannare gli altri, spingendoli a combattere le loro meschine battaglie. Tanti individui cascano nei loro tranelli e senza saperlo, diventano complici delle loro malefatte, diffidando delle persone per bene, mentre ripongono totale fiducia in tali menzogneri. Definirei questi individui: “gli apparenti”. Ci sono due tipi di apparenti: quelli innocui, che vogliono sembrare per quello che non sono.  Quelli perfidi, che riescono a manipolare la realtà, sacrificando gli altri e sono persino capaci di odiare. Arriverà però il giorno in cui tali sepolcri imbiancati saranno del tutto smascherati, perché le loro grosse bugie che hanno provocato sofferenza e divisioni, non essendo supportate da prove, crolleranno e finalmente la verità emergerà.

CHI SONO LE PERSONE NEGATIVE?

Una persona negativa non può esserlo soltanto nell’idea di qualcuno, ma la negatività, se le appartiene, si deve proiettare su tutti gli aspetti della sua vita, individuale, familiare e sociale. Deve essere una persona che si caccia nei guai, che tutti cercano di evitare, in poche parole, una persona negativa deve essere infelice perchè dannosa a se stessa e agli altri. Se una persona viene considerata negativa da una cerchia ristretta di individui, è possibile che il problema risieda proprio in questi ultimi. Spesso le persone considerate negative sono solo quelle che potrebbero metterci di fronte a verità scomode, che non ci piace conoscere e potrebbero cambiare o mettere in crisi la nostra sicurezza. Per questo motivo l’appellativo più appropriato sarebbe: persona scomoda.

CONSIDERAZIONI

Dopo tantissime esperienze con persone nell’arco della mia vita, ho scoperto che molte di quelle, che sono state capaci di presentarsi bene, apparentemente impeccabili e perfette, in tanti casi sono state le stesse che in seguito mi hanno deluso.

RACCONTO ALLEGORICO

Esistevano due Angeli nel Mondo: l'Angelo della materia e l'Angelo dello Spirito. Gli esseri umani si rivolgevano all'uno o all'altro, in base alle loro esigenze. Tutti coloro che ambivano alla ricchezza materiale, andavano dal primo per far esaudire i loro desideri e tutti coloro che ambivano alla ricchezza spiritule, si rivolgevano al secondo. L' Angelo della materia era molto più impegnato dell'Angelo dello Spirito, dato che erano in pochi a chiedere grazie di tipo spirituale. Un giorno un uomo si presentò al cospetto dell'Angelo della materia, per chiedergli di diventare la persona più ricca del Mondo e lui fu esaudito. L'angelo, come per magia, gli donò una miriade di ville lussuose, sparse in tutte la parti del Mondo, sfarzosi palazzi, ovunque, tantissimi soldi che nemmeno si potevano contare, data l'esagerata quantità, gioielli che non sapeva dove nasconderli. La felicità di quest'uomo era indescrivibile. Credeva che attraverso tutta quella ricchezza, gli altri potessero cadere ai suoi piedi, pensando di poter sottomettere le persone a suo piacimento, dato che oltre ad essere avido ed egoista, ambiva alla gloria e al potere, essendo di natura dittatoriale e disumana. Non si rendava conto inoltre che tutta quella ricchezza materiale sarebbe stata per lui soltanto fonte di sofferenza, perchè sarebbe diventato schiavo dei suoi stessi beni. Una donna invece si presentò all'Angelo dello Spirito, per chiedergli tutto ciò che non si toccava e non si vedeva, in quanto desiderava soltanto grazie spirituali. Gli chiese innanzitutto i setti doni dello spirito Santo, la salute, la serenità, la pace nel cuore, il dono della guariglione, affinchè potesse guarire gli altri. Lei infatti, essendo altruista e soprattutto una persona saggia, desiderava il bene di tutti, sapendo che la vera felicità è rendere felici gli altri e lenire tutte le loro sofferenze. Capiva che la pace nel Mondo si sarebbe potuta ottenere solo se non ci fossero state più disuguaglianze, ingiustizie e sopraffazioni. La donna fu esaudita dall'Angelo dello Spirito e se ne andò colma di gioia. L'uomo che era diventato la persona più ricca del Mondo, illuso di aver ottenuto la felicità, da quel giorno iniziò ad avere problemi non da poco. Tutti lo avvicinavano solo per interesse, ma erano persone false come lui e non solo, si rese conto di non vivere più in modo tranquillo, perchè la preoccupazione di dover tutelare tutti quei beni, lo aveva reso schiavo delle sue stesse ricchezze. Dopo qualche anno il povero uomo, illuso di essere felice, si ammalò, ma non avendo mai apprezzato le qualità di quella donna, che oltre alla pace spirituale, aveva ottenuto il dono della guarigione, non ricorse mai al suo aiuto. Del resto lui aveva sempre tenuto lontane le persone umili, giudicandole non per quello che erano, ma per il potere che potevano esercitare e per quello che possedavano. Fu infatti la sua stessa superbia che lo condannò, infatti tutti quegli individui che gli gli giravano intorno, dopo che si ammalò, si allontanarono da lui, lasciandolo da solo. L'uomo, in seguito a indicibili sofferenze, dovute anche alla sua grave malattia, morì e tutto quel patrimonio che aveva custodito fu perduto, anche perchè non aveva eredi. La donna che aveva rivolto le preghiere all' Angelo dello Spirito, invece era appagata dai doni dello Spirito Santo e riuscì a vivere in armonia con le leggi della natura e dell'Universo. Fu avvolta dall'Amore Divino a cui aveva sempre ambito. Lei aveva capito il senso della vita. Era ben voluta da tutti, poichè rispettava e amava gli altri incondizionatamente, vedendoli come figli di Dio. Era attorniata da persone autentiche che nutrivano i suoi stessi valori. Grazie al suo nobile desiderio che era riuscita a coronare per intercessione dell' Angelo dello Spirito, diede inizio ad una Nuova Era. Finalmente nacque un Mondo Nuovo, colmo di gioia e Amore.

ROMANZO

https://www.ibs.it/regina-tanto-buona-da-mangiare-ebook-olga-serina/e/9788869497148?fbclid=IwY2xjawGK9wdleHRuA2FlbQIxMAABHV1i5hYQHakGnWR-Iv4dd8OSWFtqjybj890JjeKOamNCslEpXgxyBj6FGg_aem_F-x4AGlbTQTHovimBLl8tQ

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio di cuore Tonina, Federico e tutti coloro che hanno dato la loro testimonianza per fatti accaduti nell’ambito della parentela, o dell’ambiente lavorativo. Tanti hanno preferito rimanere nell’anonimato. Ringrazio inoltre il Prof. Francesco Bellanti, scrittore, poeta e saggista, il Prof. Andrea Gardu, Angelo Vella, Anna Truda, Filippo Timpanaro, Gaspare Alotto e la professoressa Silva La Rovere per il loro commento.



L’autrice

Olga Serina consegue il diploma del Liceo Artistico (1982) e il quinto anno integrativo (1983) a Palermo. Nel 1983 inizia la sua attività artistica (estiva e saltuaria) come ritrattista e caricaturista estemporanea, debutta alla Fiera Del Mediterraneo di Palermo. Nel 1985 lavora a Taormina, nel periodo estivo. Ritorna a lavorare in tante altre occasioni nella piazza realizzando ritratti ai turisti. Nel 1986 allestisce la sua prima mostra di pittura presso il centro culturale “Il Cielo e La Terra”, a Palermo. Nel 1987 a Palermo consegue la laurea in Accademia Di Belle Arti – Scenografia (1987). Nel 1989 pubblica il suo primo libro “Grande Terrazza”, (Ila Palma – Tea Nova) adottato come libro di narrativa nelle Scuole Medie di Agrigento. La presentazione è stata scritta dal critico d’arte prof. Carbone e dal professore Salvatore Di Marco. Nel 1990 consegue l’abilitazione all’insegnamento di Ed. Artistica a Bergamo. Nel 1993 allestisce una mostra personale di pittura organizzata dal Comune di Palma Di Montechiaro, nella Biblioteca Civica “Giovanni Falcone”. Nel 1994 inaugura una mostra di pittura con tema l’arte sacra, presso la Chiesa di Villa Cortese. Nello stesso anno partecipa ad una mostra collettiva presso il Centro Culturale “Rosetum” di Milano. Nel 1996 organizza una personale presso il Circolo Concordia a Villa Cortese, un’altra a Villa Pomini, a Castellanza. Dal 1990 al 1994 lavora saltuariamente come ritrattista – profilista per alcune agenzie di Spettacolo (insieme al marito, anche lui artista). Ha lavorato a Milano, a Rimini, a Pescara, in occasione del passaggio in serie A della squadra di calcio, ritraendo calciatori e invitati al convegno. Ha eseguito diversi ritratti di personaggi famosi. Oltre a quello di Papa Giovanni Paolo II, uno dei più importanti è stato quello dedicato all’ex Presidente Della Repubblica Sandro Pertini. Avendogliene fatto omaggio, ha ricevuto una lettera di ringraziamento. Nel 1996 viene invitata come ospite a Telemontecarlo nella trasmissione “Strettamente Personale”, presentata da Marco Balestri (insieme al marito Saro Torrisi) per disegnare un ritratto identikit in dieci minuti. Nel 2001 pubblica il volume: Sulle Ali Dell’Arte – Itinerario creativo tra arte e spiritualità.  Hanno scritto di lei: l’Assessore alla Cultura Franco Azimonti, Gaspare Miraglia, lo psicologo Mario Grimoldi. Il ricavato delle copie è stato totalmente devoluto a varie Associazioni Missionarie. L’opera è stata presentata varie volte in diversi luoghi: Villa Cortese, Castellanza, Rescaldina, presso il Palazzo Degli Scolopi a Palma Di Montechiaro e presso l’Orfanotrofio della Confraternita “Boccone del Povero”. Nell’occasione ha collaborato alla presentazione dell’opera don Antonio Serina e la presentazione è stata a cura della dott.ssa Rossana D’Orsi. Olga ha ricevuto riconoscimenti e ringraziamenti per il suo libro da parte dell’Arcivescovo F. Gioia (presso la segreteria della Santa Sede), da Chiara Lubich, dal Cardinale Carlo Maria Martini, da Frate Indovino, dalla segreteria del Santo Padre, Giovanni Paolo II. Nel 2002 viene invitata ad esporre le sue opere pittoriche presso il Palazzo Ducale di Palma Di Montechiaro, località in cui la pittrice riscuote una certa notorietà. Ha realizzato diversi ritratti su commissione di Prelati. Il primo ritratto di un sacerdote è stato realizzato per don Antonio Serina (zio dell’autrice). Un’opera a figura intera dedicata all’Arciprete Portella, un altro dipinto sempre a figura intera (tecnica ad olio) è stato commissionato dallo stesso zio che ne ha fatto dono all’Arcivescovo Carmelo Ferraro. L’opera è stata collocata presso la Curia Arcivescovile di Agrigento. Nel 2003 Olga collabora per alcune riviste cattoliche. Una delle più conosciute è Il Segno Del Soprannaturale”. Nel 2004 viene pubblicato il suo terzo libro (Edizioni Segno) “Dio Nel Cuore” – Intuizioni e manifestazioni divine. Monsignor Carlo Galli, di Legnano, ha dedicato al volume una presentazione. Hanno scritto una prefazione, inoltre, lo scrittore Gaspare Miraglia e la prof. Grazia D’Urso. Il ricavato delle copie è stato devoluto a favore di alcune Associazioni Missionarie. Dal 2004 in poi Olga Serina tiene dei corsi di disegno e pittura a Villa Cortese. Dal 2006 al 2011, ogni anno, Olga espone con i suoi allievi presso la Sala Consiliare dello stesso Comune. Dal 2007 insegna nella Scuola Media. A Dicembre del 2010 pubblica il suo quarto libro: “Il miracolo continua”. L’Arcivescovo Emerito di Calcutta Henry D’Souza e fra Modestino, hanno scritto una dedica all’opera. Lo scrittore Gaspare Miraglia scrive per questo volume una presentazione. Lo stesso fa la fondatrice dell’Associazione Onlus Missione Calcutta, Helene Ehret.    L’opera viene presentata il 30 Gennaio in Sala Consiliare del Comune di Villa Cortese dal dott. Occhipinti e Angelo Sormani. Nell’occasione è invitata la fondatrice di “Missione Calcutta”, che oltre a partecipare alla presentazione dell’opera, promuove la propria iniziativa umanitaria, impegnata principalmente nelle adozioni a distanza. Gran parte del ricavato delle copie è stato devoluto a Missione Calcutta e alla Missione per il Madagascar. L’autrice, nella veste di pittrice, ha diverse pubblicazioni che parlano di lei. Uno dei più importanti libri d’arte in cui si trova una pubblicazione a lei dedicata è “L’Elite – Arte italiana 1995”.

Autrice dei libri:

1 - GRANDE TERRAZZA (Racconti di esperienze di viaggio). 2 - SULLE ALI DELL’ARTE (Considerazioni e riflessioni del rapporto tra arte e spiritualità). 3 - DIO NEL CUORE (Riflessioni sul tema spirituale). 4 - IL MIRACOLO CONTINUA (Riflessioni sui segni del soprannaturale). 5 - LA REALTA’ CHE SUPERA LA FANTASIA (Racconti umoristici, reali e fantastici). 6 - SOS SCUOLA (Ricognizione di testimonianze raccolte tra persone operanti nell’ambito scolastico). 7 - IL MATRIMONIO DEL CACTUS (Racconti umoristici). 8 - USI E ABUSI DEL POTERE (Storie di mobbing nella Scuola) 9 - QUANDO I NANI SI CREDONO GIGANTI (Racconti inventati e storie reali). 10 - PENSIERI IN VOLO (Meditazioni di uno spirito libero). 11 - IL TRAMONTO DELLA RAGIONE (Romanzo) 12 – PAGINE DELLA MIA VITA – I MIEI RITRATTI (autobiografia dell’autrice) 13 – PRATIC ARTE – Impara a disegnare e inventa i colori per le illustrazioni. 14 – GLI APPARENTI (Racconti) 15 – IL COLOSSALE INGANNO (Denuncia sociale) 16 – IL SALTO NEL BUIO (Denuncia sociale) 18 - IL TRANELLO DEL RE (Racconti) 19 – SUSSURRI DELL’ANIMA (Romanzo) 20 – UNA REGINA TANTO BUONA DA MANGIARE (Romanzo) 21 – INFAMILIARI (Storie di vittime e carnefici) 22 – IL COLOSSALE INGANNO DUE 23 – L’INSONDABILE (Fenomeni oltre la logica della scienza )

. Realizzazione di video (pubblicati su youtube) riguardanti opere pittoriche, recite, poesie, racconti e riflessioni, che trasmettono messaggi educativi, illustrati dalla stessa autrice, tra cui: “Dall’ignoranza nasce il business”. “La sovversione del senso dell’arte”. Video: “Arte pura” (650 opere artistiche).

www.olgaserina.it

pagina fb: Olgallery

pagina fb; I ritratti di Olga Serina

pagina fb: Ritratti celebri

pagina fb: Disegni e dipinti di animali

pagina fb: Arte sacra e copie d’autore

pagina fb: Il colore nel paesaggio

pagina fb: Olgabook

pagina fb: Le canzoni di Olga Serina

pagina fb: Recitazione di Olga Serina

email: mail@olgaserina.it

PROGETTO SOLIDARIETA’

Olga Serina dal 2024 collabora con la rivista cattolica online: Informazione cattolica. E’ un Blog che ha ogni anno milioni di visualizzazioni. Viene letto anche in alcune radio. Il fondatore e direttore è il Prof Matteo Orlando.

INDICE

       Presentazione dell'autrice      Commento del Prof. Francesco Bellanti      Commento di Angelo Vella      Commento del Prof. Andrea Gardu      Commento di Filippo Timpanaro      Recensione di Anna Truda      Commento di Gaspare Alotto      Commento di G. L S Commento della Professoressa Silva La Rovere

   PARTE PRIMA

        Verità come difesa 1 .  Laudi fora e trivuli i‘casa 2 .  Le streghe 3 .  Due prede facili 4 .  Trame, gatti e streghe 5 .  Profumi e balocchi 6 .  L'odore dei soldi 7 .  Una vita spesa per l'avidità 8 .  Gli usurpatori 9 .  Il lupo travestito da babbo Natale 10. La vendetta dei perdenti 11. Un’ escort per superare l‘handicap 12 . Ipocrisie a confronto 13 . Se Babbo Natale avesse ricevuto il suo regalo 14 . I lupi della montagna 15 . Sequestro simulato 16 . Infamiliari 17 . Parenti invidiosi 18 . Strane relazioni

  TESTIMONIANZE

  19. Esperienza di volontariato 20 . Sequestro simulato 21 . Considerazioni dell’autrice 22 . Genitori padroni 23 . Narcisa 24. Vittima e carnefice (parte prima) 25 .  „         „                 (parte seconda) 26 .  Verità scomode   (parte prima) 27 . Verità scomode (parte seconda) 28 . La pazzia come norma di vita (parte terza) 29 . Considerazioni 30.  Soldi a tutti costi (parte quarta) 31 . Il pretesto della beneficenza (parte quinta) 32 . Quando un sì può essere fatale (parte sesta) 33 . Sotterfugi e pretesti (parte settima) 34 . Lei 34 . „Hai raggiunto il tuo scopo!“ 32 .  Per chi maligna non bastano i fatti 33 .  La crisi dell’abbandono e la figlia prediletta 34 .  Burla a fin di bene (parte prima) 35 .  Un’altra burla a fin di bene (parte seconda) 36 .  I soldi del monopoli (parte terza) 37 . Il karma degli ipocriti 38 .  L’invadenza 39 .  Testimonianza di Federico 40 .  Avidità e disonestà 41 .  Il disprezzo spacciato per distacco (parte prima) 42 .  Limitata e presuntuosa (parte seconda) 43 .  Una madre presuntuosa (parte terza) 44 .  Conclusione 45 .  Auguri ipocriti 46 .  La pecora nera della famiglia 47 .  Un padre deluso 48 .  Angelina Rogora

           DAL MIO LIBRO: QUANDO I NANI SI CREDONO GIGANTI

   49 .  La santa con le corna  50 .  Il vittimismo degli aguzzini  51 .  L’amico del momento del bisogno  52 .  Nel mezzo del camin  53 .  La signora sputafuoco  54.   La sobillatrice  55.   Il terrore della scuola  56 .  Mobbing in ambiente di lavoro  57 .  A proposito di mobbing  58 .  La diffamazione e la cronaca  59 .   A proposito degli ignavi  60 .   Disposti a tutto per i loro scopi  61 .   Chi sono le persone negative?  62 .   Considerazioni 63 . Racconto allegorico        .   Biografia


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